Trama
Il libro di Gino Cecchettin non parla della violenza di genere, se non marginalmente. Parla
della speranza di elaborazione del lutto, un’esperienza già purtroppo nota in questa famiglia
che nel giro di due anni ha visto la morte di una madre prima e di una figlia poi, quest’ultima
in modo violento. Parla di comunicazione fra un padre e i suoi figli, parla del rimpianto per
non aver saputo di piu’ dei rapporti di Giulia con l’ex fidanzato, di non aver parlato di piu’ con
questa figlia buona, generosa, attenta ai sentimenti di tutti. Ma anche fragile e schiva. Parla
della sua crescita di ragazzo e di uomo, in una famiglia patriarcale dove il padre, negli anni
70 e 80, ha impedito sistematicamente alla moglie di lavorare perché geloso del fatto che la
moglie potesse incontrare altri uomini nel luogo di lavoro. E che questo era considerato la
normalità. Parla di una mentalità che è considerata normale e che purtroppo, anche se tanti
passi in avanti sono stati fatti, nutre ancora il substrato culturale di tanti uomini in ambienti
diversi.
E’ un libro che parla della scelta di enorme valore di cercare, anche in questa tragedia, un
risvolto che possa dare speranza nel futuro: l’inizio di un percorso di informazione e
formazione attraverso le visite nelle scuole, a parlare con i ragazzi di che cosa è l’amore, di
che cos’è il rispetto.
E’ un libro che parla d’amore: per la moglie, e per i suoi figli, di cui ricorda la nascita, i piccoli
e preziosi momenti della prima infanzia. E l’amore anche per la vita, sì: Gino Cecchettin ha il
coraggio di tornare a scuola di ballo, un’attività che lo aveva aiutato ad affrontare la perdita
della moglie.
Giulia ha vissuto solo 22 anni. Ma il padre la ringrazia per tutto quello che ha imparato da lei
e per gli anni che hanno passato insieme.
Non nomina mai Filippo, anzi sceglie di ignorarlo. Non è pronto per affrontare questo
argomento, quello che non dice è evidentemente troppo piu’ grande, troppo complesso.
Sceglie solo di parlare di cio’ “che inferno non è”. L’inferno lo conosciamo dai media.
Gli interventi delle partecipanti al circolo sono stati tanti, tutti diversi, tutti molto pacati,
espressi quasi sottovoce, perché la tragedia dei femminicidi (una donna ogni 3 giorni è stata uccisa nel 2025, una donna su tre è stata molestata o violentata o è stata oggetto di stalking
nella sua vita) è una piaga sociale, la cui soluzione è complessa, lunga, forse lontana,
profondamente inserita in una mentalità che ha nel passato una lunghissima storia e che è
tanto dura a morire. Grazie Gino. Questa figura di uomo è una grande speranza.
La citazione degna di nota
Credo che al centro della questione si tratti di mettere l’uomo. Siamo noi uomini i primi a dover cambiare. […] Partiamo col trasmettere nuovi modelli in casa, coi figli.
Educhiamoli a un amore sano, che significa crescere insieme, ma anche accoglienza, dialogo. Dobbiamo lavorare tutti, uomini e donne, genitori e figli, [..] nel mondo del lavoro,
nelle relazioni sentimentali, nella scuola, nella famiglia.[…]
Innanzitutto imparando a vedere la quantità di piccoli soprusi, microviolenze, atteggiamenti
sopraffattori che mettiamo “naturalmente” in atto. […] Certe battutine, certi sorrisetti, certi
complimenti non richiesti, certe messe a tacere improvvise…[…]
L’obiettivo finale è la parità totale, reale, tra le persone, e il metodo è sempre lo stesso:
l’empatia, l’ascolto.
Forse capiremo che un rifiuto non è un attacco personale, ma semplicemente un no che ci
dovrebbe far riflettere su quali errori abbiamo commesso e su cosa possiamo migliorare.[…]
La violenza sulle donne è sempre frutto della fragilità dell’uomo.
Le nostre riflessioni
Grande partecipazione per la discussione di questo libro, in un’aula della sezione soci Coop
gremita di partecipanti. Il circolo di Firenze Sud-Ovest ha dimostrato ancora una volta
grande sensibilità ai temi sociali, in questo caso il tema è la lotta contro i femminicidi e la
violenza contro le donne. Ci preme sottolineare che questa è una caratteristica di questo
gruppo, connotato da impegno e volontà di discutere di temi di rilevanza sociale, di diritti, di
pace, di memoria, ben consapevoli che libri e cultura hanno una grande parte nella
costruzione di una società piu’ giusta e piu’ civile.
La scelta di leggere il libro di Gino Cecchettin è una scelta coraggiosa: vuol dire avere il
coraggio di parlare di un dolore grandissimo, forse il piu’ grande, di affrontare la cattiveria di
chi giudica come ci si deve comportare pubblicamente di fronte al dolore, il coraggio di
esporsi nel cercare di suggerire delle soluzioni o almeno di pensare a cosa fare nel futuro
dell’educazione, della costruzione di una nuova mentalità che metta definitivamente da parte
il patriarcato e costruisca una vera parità fra uomini e donne basata sul rispetto e sulla
libertà.
