Trama
Anna corre solo quando piove e correndo ragiona di tutto, pur di non affrontare direttamente ciò da cui davvero fugge. Assieme a lei, lo straripante catalogo di personaggi che animano questa raccolta di racconti include pastori laureati e portieri notturni, corridori scalzi e bambini che recitano in sardo mentre gli alleati bombardano Cagliari, terroristi, bracconieri, finanzieri, pescatori di polpi e persino piante, capaci di mettere in crisi le certezze di uomini spavaldi.
Ci sono potenti voci di donne che prendono la parola per la prima volta: non solo Morgana, ma anche Elena di Troia, Beatrice Cenci che rifiuta l’autorità di un padre abusante e Odabella che sfida quella di Attila, re degli Unni. E ovviamente c’è Michela, che narra di quando pestava l’uva nelle vendemmie della sua infanzia rurale, o di come le sue preghiere abbiano resuscitato una delle falene allevate insieme al fratello, o ancora del perché chiunque nasca su un’isola finisca per avere un’identità in frantumi.
La citazione degna di nota
Di storie ne servono molte, moltissime, per non diventare schiavi di un punto di vista.
Le nostre riflessioni
Anna della pioggia è l’ultimo libro postumo di Michela Murgia, una raccolta di racconti che il circolo ha molto apprezzato. L’autrice ancora una volta si conferma raccoglitrice di storie, penna rivoluzionaria capace come poche altre di narrare il quotidiano.
La struttura del racconto aiuta effettivamente la lettura e l’immedesimazione e permette di affrontare svariati temi. Infatti, questa è una raccolta di storie assai diverse tra loro. Il curatore ha messo insieme una serie di racconti già apparsi in varie riviste, dunque già editi. Il titolo riprende probabilmente quello del più lungo, Anna della pioggia appunto.
Non tutti i racconti, forse, sono riusciti ma è stato comunque bello ritrovare una prosa così caratteristica e viva, un linguaggio che conserva qualcosa di arcaico, un retaggio antico che affiora parola dopo parola. Lo spirito orgoglioso di Murgia risuona forte in queste pagine, risuona la potenza dei miti del popolo sardo – miti e radici che l’autrice ha vissuto sempre con grande amore attraverso la promozione della riscoperta della lingua sarda.
Difficile, però, trovare un filo rosso tra racconti assai differenti, quasi scritti da persone diverse. Lo si può trovare se ci si allontana dalla dimensione del libro, guardando il quadro più ampio di un’autrice che ha segnato così tanto il nostro panorama letterario. Se effettivamente c’è un filo rosso è l’arcobaleno di emozioni che la lettura di queste pagine dà al lettore. È come un bignami della vita di Michela Murgia.
Chi l’ha “conosciuta” dal vivo in questa raccolta ha riassaporato il suo piglio mordace eppure ironico. È indubbia la sua grande capacità letteraria nel saper creare qualcosa di interessante anche dal più piccolo pezzo di quotidianità. Murgia aveva un enorme talento: scegliere esattamente le parole giuste per descrivere anche le cose più semplici.
La lettura ha commosso il circolo. Alcuni racconti hanno un taglio poetico, come Miracolo che parla di due fratelli allevatori di bruchi di farfalle, altri sono più conturbanti come Re di Venere, o di denuncia ambientale come Il calo di pressione. Indipendentemente, però, dalla trama tutti offrono punti di vista sui temi più disparati, dal mito alla religione, dall’infanzia alla denuncia politica. Ognuno di essi potrebbe essere un racconto lungo.
Ci si può immedesimare nell’uno o nell’altro, ma ogni lettore troverà comunque il modo di ritrovarvi almeno un’esperienza vissuta.
Lo consigliamo a...
Chiunque abbia sete delle parole di Michela Murgia.
Le parole chiave del libro
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Michela Murgia
libro postumo
denuncia sociale
