Segnali di fumo. Gabriele Ametrano: la libertà

Inizia con questo articolo di Gabriele Ametrano, direttore del Festival La Città dei lettori e presidente dell’Associazione culturale Wimbledon, la nuova rubrica "Segnali di fumo" di Gutenberg, sulle tracce dei libri, da scoprire o da riscoprire. Questo primo numero è dedicato al tema della libertà.

Bibliocoop
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Bibliocoop è una comunità di lettori nata nel 2010 da un progetto di Unicoop Firenze in collaborazione con la Regione Toscana per favorire l'accesso al libro e alla lettura.

Ci sono libri che sembrano lontani tra loro, nel tempo e nello spazio, ma in realtà dialogano e si rispondono a distanza attraverso tracce più o meno nascoste, lanciandoci messaggi che solo un occhio attento sa decifrare. Come se fossero, appunto, segnali di fumo. Con questa nuova rubrica di Gutenberg che inauguriamo oggi, curata da Mira!, Gabriele Ametrano segue queste tracce, segnando per noi un sentiero di libri da scoprire o da riscoprire.

Questo primo numero è dedicato a qualcosa di invisibile e prezioso: la libertà.

Gabriele Ametrano: libertà

La libertà non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione

(Libertà – Giorgio Gaber)

Era seduto su una panchina del parco. Avrà avuto sette, o forse otto anni. Mentre intorno a sé gli altri bambini giocavano a pallone lui era intento a piegare un foglio di carta. Mi fermai a guardare quella scena perché sentii tristezza in quella solitudine. I genitori erano poco lontani, chiacchieravano. Con i capelli un poco arruffati e la maglia a maniche corte era concentrato su quel suo manufatto. Fece tre pieghe, poi un’altra nel senso contrario, ed ancora un’altra nel verso opposto. Tirò su un aeroplano e mentre tutti gli altri erano intenti a calciare la palla lo fece volare sulla loro testa. Si fermò il gioco, si fermarono le voci e forse si fermò anche il tempo. Un volo lungo e dritto fino a planare diversi metri più in là. Sul viso di quel bambino c’era un sorriso.

Vi racconto questa piccola storia accaduta ormai anni fa perché andandomene da quella piazza pensai alla libertà. A quanto può confondere essere liberi negli occhi degli altri. Cosa è la libertà? È essere liberi di fare tutto quello che vogliamo? È poter partecipare come canta Gaber? È combattere il nemico fino a liberarsene? È essere se stessi?

Non ce lo insegna nessuno ad essere liberi, è qualcosa che capiamo da soli, anche se molti autori ci sono venuti in aiuto con i loro libri. Quando negli anni Settanta Richard Bach scrisse Il gabbiano Jonathan Livingston ci regalò una storia di libertà. Divenne un best seller mondiale, una fiaba che passò di lettura in lettura. Per volare Jonathan supera ogni schema, ogni barriera, ogni limite. Il volo è la sua libertà, il suo essere, la sua essenza più profonda. Un volo, quello che ci racconta Bach, che rimane nel cuore e nella nostra volontà di sorprenderci.

Storia di resistenza è invece quella di Pino Cacucci, Oltretorrente. Per chi conosce un poco Parma sa che l’Oltretorrente è un quartiere oggi studentesco e della movida, un tempo popolare e tenace. Negli anni Venti il fascista Italo Balbo e i suoi fedeli volevano soverchiare la città e prendere il comando. Gli abitanti del quartiere resistettero agli attacchi, persero vite e ci furono feriti ma non lasciarono passare l’orda fascista. “Balbo, a t’é pasa l’Atlàntic mo miga la Parma” fu la scritta che apparve i giorni successivi sulla sponda del torrente Parma, che divide il centro della città dal quartiere. Balbo era riuscito col suo aereo ad arrivare oltre oceano ma non fu capace di attraversare con le sue milizie il torrente. Anche la resistenza è libertà? Lo è stato a Parma e in molte zone d’Italia. È stata sicuramente libertà se combattere significava negare la presenza a chi voleva abolire la democrazia.

Furono poeti di libertà il turco Nazim Hikmet e il francese Paul Éluard. Sulla sabbia, sulla neve, nella nostalgia e nel suo essere inafferrabile, la libertà viene cantata e sperata. Nei versi di questi poeti c’è la tensione e la sofferenza di qualcosa di inaccessibile se la vita e la Storia negano l’accesso alla sua presenza. Uno struggimento nelle loro parole che non si distacca da quello amoroso, perché l’amore, lo sappiamo, è anche libertà.

Ci sono tante letture che ci portano a pensare alle forme di libertà, all’importanza che questa ha nella nostra esistenza e nel nostro cammino. Anche Michela Murgia con il suo Stai zitta! ci pone davanti ad uno specchio. Quanto è difficile realmente essere uguali nelle questioni di genere? Quanto la nostra società permette la parità tra uomo e donna e quanto questo ha a che fare con la libertà? Tante le domande che ci dovremmo porre se non solo guardiamo la nostra libertà ma quella altrui. Perché l’idea di libertà non è solo personale ma dell’intera collettività, e trova il suo più alto valore solo se applicata ad ogni essere vivente.

Non vi può essere vera libertà senza giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà.” Mi risuonano nella testa le parole di Sandro Pertini. Ripenso all’aeroplano del bambino nella piazza, al suo sorriso. Credo che la libertà possa esistere solo se realmente riuscirà ad esserlo ognuno di noi.

Buon 25 aprile a tutti voi!

( di Gabriele Ametrano, in collaborazione con Mira!)

Bibliografia

  • Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach (Bur Rizzoli, 2001)
  • Oltretorrente di Pino Cacucci (Feltrinelli, 2003)
  • Libertà di Paul Éluard (Gallucci Editore, 2013)
  • Poesie d’amore di Nazim Hikmet (Mondadori, 2010)
  • Stai zitta di Michela Murgia (Einaudi, 2021)

Gabriele Ametrano

Gabriele Ametrano

Gabriele Ametrano è nato a Roma nel 1978. Dal 2018 è il direttore del Festival La città dei lettori. Dal 2017 è Presidente dell’Associazione Wimbledon APS con cui ha ideato e cura il progetto La città dei lettori. Giornalista, ha collaborato con le pagine culturali del Corriere Fiorentino (dorso fiorentino del Corriere della Sera) e scritto per alcune riviste (Left, Indice dei Libri, VisitArt, Edison Square, MilanoNera). Dal 2016 al 2019 è stato Direttore editoriale della rivista Lungarno. Dal 2008 conduce il programma letterario Pagine in onda nel palinsesto di Rete Toscana Classica.

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