Onomastica dantesca

Prosegue il nostro viaggio nella lingua della Commedia di Dante con gli esperti linguisti dell'Accademia della Crusca. Qui un approfondimento sui quasi seicento nomi propri che arricchiscono la famosa opera dell'Alighieri

Accademia della Crusca
Accademia della Crusca
Un progetto dell'Associazione Amici dell'Accademia della Crusca, sostenuto da Unicoop Firenze, in collaborazione con gli esperti linguisti dell'Accademia fiorentina, per raccontare e far conoscere il patrimonio storico e culturale della Crusca e la sua attività.

Ad arricchire la lingua della Commedia contribuiscono quasi seicento nomi propri, diversissimi per genere e derivazione: moderni, storici, letterari, biblici, mitologici, fantastici, ecc. Ben lungi dal costituire una componente erudita e poeticamente inerte, tale materiale onomastico si fonde mirabilmente nel tessuto della narrazione assumendo valori stilistici e allusivi. Non è peraltro un caso che molti di questi nomi, specie se rari e poco noti, ricorrano in fine del verso, irradiando, soprattutto nell’Inferno, rime difficili e dal timbro aspro, che generano immagini e metafore di grande tensione espressiva. Si leggano versi come questi:

Non fece al corso suo sì grosso velo
di verno la Danoia in Osterlicchi,
né Tanaï là sotto ’l freddo cielo,
com’era quivi; che se Tambernicchi
vi fosse sù caduto, o Pietrapana,
non avria pur da l’orlo fatto cricchi.

(Inf. XXXII 25-30)

Per rappresentare l’estrema durezza della crosta del Cocito (il lago gelato posto nel fondo dell’Inferno), Dante evoca l’immagine dei grandi fiumi del nord Europa come la Danoia in Osterlicchi (cioè il Danubio in Austria) o il Tanai (nome antico del Don) le cui superfici ghiacciate, se anche vi cadessero sopra le più alte cime delle Apuane come Tambernicchi e Pietrapana (cioè la Tambura e la Pania), non farebbero il minimo cricchi (creazione onomatopeica con cui è reso il rumore del ghiaccio che sta per rompersi).

Al polo opposto, si pensi ai nomi propri del Paradiso, la cui intima solidarietà con i valori spirituali è rimarcata dalle componenti timbriche e semantico-espressive, in ossequio al principio Nomina sunt consequentia rerum (I nomi sono conseguenza delle cose) professato da Dante stesso nella Vita nuova. Così nel canto XI del Paradiso, dedicato a San Francesco, la città natale del santo, paragonato ad un sole, è citata accostando il nome reale Assisi, nella forma toscana antica Ascesi (connessa con ascendere), a Oriente:

Però chi d’esso loco fa parole,
non dica Ascesi, ché direbbe corto,
ma Orïente, se proprio dir vuole
.
(Par. XI 52-54)

Né è raro che i nomi propri, come del resto una parte del lessico comune (si pensi a verbi come indovarsi, insemprarsi, intuarsi, ecc.), siano dovuti alla creatività del poeta, la quale si manifesta nelle sue forme più estrose e spregiudicate nella designazione dei luoghi e dei personaggi dell’Inferno.

Sul gallicismo bolgia (propriamente ‘sacca’, ‘borsa’), reinterpretato da Dante nel significato di ‘fossa infernale’, si forma Malebolge, che indica le dieci bolge di cui consta l’ottavo cerchio (e talora anche l’intero cerchio). Con lo stesso procedimento compositivo si forma Malebranche (da branche ‘artigli’), nome collettivo dei diavoli guardiani della quinta bolgia. Quanto ai nomi dei singoli diavoli, è d’obbligo citare il grottesco corteo che nel XXI canto si snoda agli ordini di Malacoda:

«Tra’ti avante, Alichino, e Calcabrina»
cominciò elli a dire, «e tu, Cagnazzo;
e Barbariccia guidi la decina.
Libicocco vegn’oltre e Draghignazzo,
Cirïatto sannuto e Graffiacane
e Farfarello e Rubicante pazzo
».
(Inf. XXI 118-123)

Questi nomi, con pochissime eccezioni (fra cui Alichino, documentato come Hallequin nella demonologia medievale fin dal secolo XI e ritenuto a ragione l’antesignano della maschera di Arlecchino), sono stati inventati da Dante sulla base di termini comuni che, opportunamente modificati, acquistano un significato allusivo alle qualità fisiche o caratteriali delle varie figure demoniache. Fra i più espliciti Malacoda, Barbariccia, Graffiacane, Cagnazzo (da cagnazzo ‘paonazzo’ o, più probabilmente, da cane e quindi da intendere ‘dal muso canino’), Scarmiglione (da scarmigliare), Draghignazzo (per il ghigno da drago), Rubicante (rosso dall’ira, rabbioso). Calcabrina sarà ‘colui che sfiora la brina’ forse con riferimento al procedere veloce; Libicocco è considerato un incrocio fra i nomi dei due venti libeccio e scirocco che allude all’impetuosità; Ciriatto si forma su ciro ‘porco’ in uso nel toscano antico con la desinenza –atto delle discendenze animalesche (lupatto, cerbiatto).

( a cura di Paola Manni, Accademia della Crusca)

BIBLIOGRAFIA

Dante Alighieri, Commedia, con il commento di Anna Maria Chiavacci Leonardi, Bologna, Zanichelli, 2020; Paola Manni, La lingua di Dante, Bologna, il Mulino, 2013.

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