«Quando arrivò l’8 settembre eravamo tutti contenti, pensavamo la guerra fosse finita. Ma non lo era. E a un certo momento mi chiesero di fare la staffetta, perché c’era bisogno di portare notizie da una brigata all’altra». Ma Flora Monti, classe 1931, era allora un’adolescente, e il primo obbligo sentiva di averlo verso la sua famiglia: «Risposi che prima dovevo chiedere ai miei genitori». Flora è una delle voci di Avevo due paure, il documentario diretto da Theo Putzu e Paolo Cagnacci, prodotto e distribuito da Garden Film, che racconta la memoria della Resistenza attraverso le storie dei protagonisti.
Un lavoro realizzato anche grazie al sostegno di Unicoop Firenze, che sarà presentato proprio in occasione della Festa della Liberazione, il 25 aprile alle 19 al Cinema La Compagnia di Firenze, seguito da un dibattito in sala con i registi e alcuni dei protagonisti della pellicola, partigiani e testimoni sopravvissuti che hanno vissuto in prima persona gli anni della lotta di Liberazione.
Sulla Linea gotica
Per non perdersi in un argomento così vasto come la Seconda guerra mondiale e la Liberazione, i registi hanno deciso di circoscrivere lo spazio e il tempo del racconto, rivolgendo l’attenzione sull’area della Linea Gotica – dall’Appennino Ligure a quello Tosco-Emiliano e Tosco-Romagnolo fino alla costa Adriatica – e andando a raccogliere le testimonianze dei soli testimoni diretti degli eventi.
«L’obiettivo era di far emergere il lato umano, quello di persone comuni come potevano essere i nostri nonni, senza alcun filtro giornalistico o storico» dice Putzu. Un’umanità che, da spettatori, possiamo immediatamente riconoscere non solo nei racconti in sé, ma nella profonda emozione che questi ultimi testimoni – sempre meno per ovvie ragioni anagrafiche – provano nel rivivere avvenimenti di ormai 81 anni fa. Eppure tutti hanno molta voglia di raccontare, dice ancora Putzu, e molti portano la loro testimonianza anche nelle scuole.
Un desiderio di condivisione che ha reso difficile anche il lavoro dei due registi, che si sono ritrovati con tanto materiale («a uno di loro avremmo potuto dedicare un intero documentario, perché gli aneddoti che ci ha raccontato erano davvero tanti») e la necessità di giungere a una sintesi in cui i racconti si alternano alle immagini dei luoghi, mai in modo didascalico («abbiamo immaginato il paesaggio come un teatro all’interno del quale le voci si avvicendano») e con un linguaggio visivo più vicino alle nuove generazioni. Sintesi che non intacca la potenza di questi racconti.
La paura e la gioia della Liberazione
C’è la paura di Giulia Galleni Pellegrini, sfollata a Carrara perché «a Pisa bombardavano, ci furono tanti morti. A Carrara si stava un po’ meglio. Però non avevamo i genitori, e io avevo tanta paura, perché in cielo c’erano i bengala, con quei fuochi che illuminavano tutta la città». O la capacità di Gaetano Avogadri di conservare un po’ di leggerezza pur in un momento drammatico: «Quando mi hanno chiesto che nome di battaglia sceglievo, mi è venuto in mente Salgari e ho risposto che volevo essere chiamato Corsaro». E poi la fame, i racconti degli scontri con nazisti e fascisti e, infine, l’arrivo del 25 aprile 1945.
«Avevo due paure – scrisse il partigiano milanese Giuseppe Colzani, parole che il documentario riprende nel suo titolo -. La prima era quella di uccidere, la seconda era quella di morire. Avevo 17 anni. Poi venne la notte del silenzio. In quel buio si scambiarono le vite. Incollati alle barricate, alcuni di noi morivano d’attesa. Incollati alle barricate, alcuni di noi vivevano d’attesa. Poi spuntò l’alba. Ed era il 25 Aprile».
Giorno che i protagonisti del documentario ricordano come un momento «di gioia immensa, da tutte le parti suonavano la fisarmonica, ballavano. Ricominciò la vita borghese»; o ancora di come «la gente si buttava in terra, cantava, si abbracciava. Per noi dopo tanto tempo che si soffriva e s’era rischiata la vita, s’era raggiunto il nostro sogno», perché «dopo aver passato tutto quello che ho passato, non si desidera altro che la libertà, di poter fare quello che non si poteva fare nel periodo della dittatura. Insomma, s’è ricominciato ad essere veramente vivi». Memorie che Avevo due paure conserva e consegna al presente e al futuro.
L’appuntamento è gratuito, su prenotazione, per soci e under 30 (soci e non).
Per Informazioni: coopfi.info/eventi, coopfi.info/under30
