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Antibiotici: quando utilizzarli

Anche se ci hanno detto che il picco influenzale è già passato, i malanni di stagione si fanno sentire anche a febbraio. E in tanti si imbottiranno di antibiotici, sebbene nulla possano contro le infezioni virali come influenza e raffreddore.

L’Italia è tra i Paesi europei dove il consumo di antibiotici è più elevato: nel 2023 abbiamo assunto 22,4 dosi medie giornaliere ogni mille abitanti, il 5,4% in più rispetto al 2022. La spesa ha superato quota 985 milioni di euro, cioè quasi 14 euro a testa. Tutta salute? Il contrario. Paradossalmente è proprio l’abuso di antibiotici a rendere questi medicinali meno efficaci contro batteri sempre più forti.

I batteri sono i più antichi e anche i più adattabili fra tutti gli organismi che abitano il pianeta: alcuni possono vivere anche a 100°C, altri sopportano tranquillamente ambienti ostili come le miniere di sale, i siti radioattivi, il fondo degli oceani, i ghiacciai e l’interno delle rocce. Sono capaci di replicarsi velocemente ed evolversi, sviluppando così resistenza ai loro principali nemici, gli antibiotici.

Poco e bene

Per preservarne l’efficacia, gli antibiotici vanno usati poco e bene: «È un fenomeno che si chiama pressione selettiva – spiega Paolo Fortunato D’Ancona, medico e dirigente di ricerca del Dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità -: quando si somministra male un antibiotico, il farmaco uccide gran parte dei batteri ma non debella quelli più resistenti, che così vengono selezionati e si riproducono. Usare dosi a metà, seguire la cura per meno tempo del necessario, assumere l’antibiotico sbagliato, sono tutti errori che favoriscono la crescita dei batteri resistenti».

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, nel 2023 circa un’infezione batterica su 6 in tutto il mondo è stata causata da batteri resistenti agli antibiotici, che comportano degenze più lunghe e malattie anche fatali, soprattutto per i più fragili, come i bambini, gli anziani, chi ha meno difese immunitarie o è ricoverato in ospedale. L’Istituto superiore di sanità conta circa 12mila decessi ogni anno.

Come difenderci?

Il punto di partenza è diminuire il numero delle infezioni e impedire che si propaghino nelle comunità e negli ospedali. Per prevenirle, è utile adottare uno stile di vita sano, sostenendo le difese immunitarie, e mettere in pratica le norme igieniche di sempre. Anche le vaccinazioni sono utili, sottolinea D’Ancona: «Ad esempio quella antinfluenzale limita le malattie virali, contro le quali spesso si finisce per usare inutilmente gli antibiotici. Oppure, esiste il vaccino contro lo pneumococco, che causa la polmonite ed è appunto un batterio antibioticoresistente».

Nel piatto

Gli antibiotici vengono somministrati anche agli animali domestici e negli allevamenti, dove fino ad alcuni decenni fa era lecito usarli persino per ottenere capi più pesanti e robusti. Oggi è vietato e si cerca di ridurli al massimo. Il Ministero della Salute, con il “Piano nazionale per la ricerca dei residui di farmaci negli alimenti”, monitora il sistema di controlli sulla somministrazione illecita di sostanze vietate e la conformità degli alimenti. Nel 2024 sono stati prelevati in Italia quasi 27mila campioni, per un totale di circa 398mila analisi: sono risultati non conformi solo 38 campioni.

Il vero rischio non riguarda i residui di antibiotici nei prodotti che mangiamo, ma lo sviluppo di batteri super resistenti, che dagli allevamenti possano contaminare in vario modo i cibi e l’ambiente. Il Dipartimento di Medicina veterinaria e produzioni animali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II ha isolato ceppi resistenti nella selvaggina, nel pesce, in alimenti trasformati e perfino nell’uomo.

Alleviamo la salute

Per questo si può arginare l’antibiotico-resistenza anche con le nostre scelte alimentari. «Animali che vivono meglio si ammalano meno e hanno meno bisogno di antibiotici – spiega Sandro Luca Galasso, direttore Qualità di Coop Italia –: bisogna usare questi farmaci solo quando è strettamente necessario, in modo mirato».

Con il progetto “Alleviamo la salute”, Coop lo fa dal 2017. «Molti animali – afferma Galasso – oggi sono allevati al 100% senza uso di antibiotici: ad esempio tutti i polli della linea Origine e quelli di rosticceria, il tacchino, ma anche le galline che producono le uova a marchio Coop». I vantaggi di questa scelta ricadono anche sui prodotti trasformati, come la pasta all’uovo, il prosciutto crudo e cotto, il salmone affumicato norvegese Origine, solo per fare alcuni esempi. In altre filiere la riduzione è stata non totale, ma comunque radicale: gli antibiotici sono evitati subito dopo lo svezzamento o negli ultimi quattro, sei o dodici mesi di vita di bovini e suini secondo lo standard CReNBA, il sistema di valutazione degli allevamenti del Centro di referenza nazionale per il benessere animale.

Una guerra microscopica

Mentre si cerca di prevenire lo sviluppo e la diffusione dei batteri antibioticoresistenti, si continuano a cercare strumenti per difenderci. Non si tratta solo di nuovi antibiotici, che rappresentano una soluzione molto relativa: i microbi sviluppano e si trasmettono tra loro la capacità di disinnescare anche i farmaci più rivoluzionari.

«Si stanno studiando molte possibili soluzioni – racconta D’Ancona -: nuovi vaccini, superfici e materiali con proprietà antibatteriche, sistemi per sanificare le stanze basandosi su frequenze luminose e persino, per i casi più gravi, strumenti biologici. Per esempio, i batteriofagi: virus creati in laboratorio, su misura per il paziente, in grado di infettare ed eliminare uno specifico batterio patogeno. O batteri che entrano in competizione con quelli resistenti e li eliminano, salvo poi essere a loro volta eliminati con i normali antibiotici». I nostri microscopici nemici sono avvisati.

In Italia

Quasi la metà della popolazione anziana prende antibiotici almeno una volta l’anno, con punte di oltre il 60% al Sud e un’impennata di prescrizioni in età pediatrica (fonte Aifa).Box

Per prevenire le infezioni

Lavarsi le mani durante la preparazione dei cibi, prima di mangiare o dopo aver usato il bagno, aver toccato animali o essere stati all’aperto.

Igiene in cucina

  • Le spugnette per i piatti vanno pulite a ogni utilizzo, disinfettate o lasciate in acqua bollente per cinque minuti almeno una volta a settimana e cambiate una volta al mese.
  • Usare taglieri dedicati per alimenti crudi o pronti, oppure pulire i taglieri prima di cambiare alimento.
  • Il pollo crudo non va mai lavato, per evitare la diffusione di batteri sulle superfici della cucina, in particolare nel lavello.

Gli antibiotici in numeri

  • 1 infezione su 6 viene da batteri resistenti agli antibiotici
  • Nel 2023 il consumo di antibiotici è +5,4% rispetto all’anno precedente
  • In Italia il costo per gli antibiotici è di 14 euro a persona

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