Le Bandiere Verdi che premiano le località montane

Ecco le località montane premiate da Legambiente con la "Bandiera verde", dove godersi il fresco in questa calda estate

Non sono le capitali del “luna park montano”, ma luoghi freschi e dolci d’alta quota, divenuti scrigni di sostenibilità grazie a persone che se ne prendono cura, tutelando relazioni sociali, ecosistemi e nuove forme dell’abitare.

A 19 comunità alpine con tali caratteristiche – che generano valore e non solo sviluppo sfrenato – Legambiente ha assegnato altrettante Bandiere Verdi. Regina verde d’Italia è risultata il Friuli Venezia Giulia, con 5 vessilli, seguita da Trentino-Alto Adige (4), Piemonte (3) e Lombardia (3). Quando il caldo in città si fa intenso, la fuga perfetta è verso luoghi del genere, che si contrappongono a modelli montani intensivi fondati su grandi opere, consumo di suolo e sfruttamento delle risorse.

Legambiente segnala questi ultimi con le Bandiere Nere, 9 nel 2026, con in testa il Trentino-Alto Adige (3), seguito da Friuli Venezia Giulia (2), Piemonte e Veneto (1 bandiera ciascuna). Spulciando fra le località premiate, non si può non rimanere colpiti dalla Val Fontana, laterale della Valtellina, in provincia di Sondrio, Lombardia: fra settembre e ottobre, diventa teatro di uno degli eventi più suggestivi delle Alpi, il bramito dei cervi maschi in amore. Negli ultimi anni, il fenomeno ha richiamato orde di turisti a cui il Comune di Chiuro ha cercato di ovviare con il divieto di accesso alle auto nelle ore notturne (dalle 22 alle 5).

Altra meta da visitare con rispetto e interesse, oltre che per la sua natura selvaggia, per un progetto che ne valorizza le tradizioni in chiave di sostenibilità, è la catena del Lagorai. Siamo nel Trentino orientale: qui dalla volontà di un gruppo di donne è scaturita una filiera corta che vuole ridare dignità alle lane delle greggi del Lagorai, recuperate e trasformate in una linea di prodotti per il benessere del sonno.

Gli itinerari proseguono dal Bellunese, dove si organizzano scambi gratuiti di semi per preservare le varietà locali, al confine con la Slovenia, dove il villaggio di Topolò (UD) è divenuto un laboratorio di “restanza”, cioè il rimanere in montagna con idee e progetti nuovi.

Sempre ai confini con la Slovenia, in Val d’Arzino (PN), la comunità accompagna i turisti a visitare i propri luoghi del cuore, poi raccontati dai narratori locali. Più del 90% dei visitatori ha dichiarato di voler tornare, un giorno, in questa valle.

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