Cinque domande sul topinambur

Tubero dalla polpa bianca e croccante, poco calorico, e a basso indice glicemico, ricco di sali minerali e di vitamine. Si può utilizzare a crudo in insalata oppure cotto.

Cos’è?

È un tubero dall’aspetto nodoso e squamoso e dal colore marrone-violaceo, appartenente alla famiglia delle Asteraceae o Composite. Il nome scientifico è Helianthus tuberosus, ovvero “fiore del sole”, ma è chiamato anche patata del Canada, rapa tedesca, carciofo di Gerusalemme, patacca o trifola.

È detto anche “patata dei diabetici” perché è ricco di inulina che aiuta a controllare la glicemia. Polpa bianca e croccante, ha un gusto ricercato, simile al carciofo, con l’amaro ammorbidito dalla pastosità tipica dei tuberi.

Da dove viene?

Originario del Nord America e del Canada, già nel ‘400 era coltivato in Sud America: prende il nome da una tribù india brasiliana, i tupinambàs, rinominati poi dai francesi topinambaux. Inizialmente era apprezzato come pianta ornamentale, per i suoi fiori gialli simili a quelli del girasole.

Nel XV secolo un esploratore francese ne scoprì l’uso alimentare ed esportò la pianta in Europa, dove ebbe un discreto successo, ma poi fu sostituito dalle patate, più nutrienti e semplici da pulire.

Dove è coltivato?

È una pianta erbacea spontanea che in Italia cresce lungo i corsi d’acqua, nei campi incolti, lungo i sentieri di campagna, praticamente ovunque, in posizioni di pieno sole. Nel nostro Paese la coltivazione è diffusa in Piemonte: ha un ciclo annuale, con fioritura a fine agosto e raccolta in autunno.

Sebbene la pianta sia resistente, il suo frutto è piuttosto delicato e, una volta raccolto, si conserva in frigo non più di una settimana-dieci giorni, meglio se chiuso in una busta di carta.

Perché fa bene?

Ortaggio poco calorico e con pochi grassi, a basso indice glicemico, è quindi indicato per chi soffre di diabete. Adatto per i celiaci, perché privo di glutine, è ricco di sali minerali e di vitamine (A, C ed E) che, insieme a carotenoidi e flavonoidi, combattono i radicali liberi. Contiene anche inulina che, agendo come fibra, facilita il benessere intestinale.

La medicina popolare lo impiega anche per combattere i reumatismi, la fitoterapia come blando lassativo e diuretico.

Come cucinarlo?

Si può consumare crudo nelle insalate miste, oppure cucinato come la patata, bollito o lessato al vapore e condito con olio e sale, saltato in padella, cotto al forno e persino fritto. Può essere aggiunto a vellutate e minestre per dare sapore e addensare, e la sua farina è usata anche per la panificazione.

Si può conservare anche sottaceto, da solo o misto ad altre verdure nelle giardiniere. Popolare in Piemonte, dove è noto come ciapinambò, è consumato con la bagnacauda, intingolo a base di acciughe, aglio, burro e olive.

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