Le date e i nomi delle battaglie, le dinastie e i re, le nazioni e capi di stato: che noia la storia studiata così, vero? Per fortuna, un centinaio di anni fa, sono arrivati i due studiosi francesi Marc Bloch e Lucien Febvre a spostare l’attenzione da quel racconto di eventi fatto di vicende politiche e militari all’ampia trama della quale fanno parte tutti gli aspetti della vita quotidiana, dal cibo alle condizioni di lavoro.
“Abitare il Rinascimento. Arredi domestici a Siena dal XV secolo all’epoca della Maniera”, in programma al Palazzo delle Papesse dal 22 maggio al 1° novembre (palazzodellepapesse.it, ingresso ridotto per i soci), fa proprio questo: guarda a Siena come città abitata, e racconta di case, famiglie, matrimoni, educazione, valori civili e privati.
Curata da Marilena Caciorgna e Laura Bonelli, si propone di ricreare l’ambiente domestico per il quale una selezione di significative opere della scuola senese sono state concepite – più di ottanta quelle presentate in mostra, che testimoniano della ricca produzione di arte domestica sviluppatasi a Siena tra il XV e il XVI secolo -, restituendole, per quanto possibile, alla loro originaria funzione.
Tutti oggetti – cassoni, spalliere, lettucci, testate di letto, manufatti tessili e suppellettili – che un tempo erano parte integrante dell’arredo delle residenze nobiliari, e che risultano oggi dispersi e conservati in musei italiani e stranieri, dove non sempre sono immediatamente riconoscibili nella loro originaria funzione: decontestualizzati, appaiono spesso come semplici dipinti esposti sulle pareti delle gallerie.
Invece, erano destinati prevalentemente alla camera da letto, ambiente privilegiato del palazzo, strettamente connesso alla celebrazione del matrimonio e alla prosecuzione della stirpe. Questi arredi ci parlano delle relazioni tra artista e committente, dell’ideatore del programma iconografico che ne ha determinato il soggetto ispirandosi ai testi antichi e alle consuetudini dell’epoca, delle funzioni anche educative, in particolare nei confronti della giovane sposa, richiamandola alle virtù dell’amore coniugale e della fedeltà, che le raffigurazioni di storie di eroi ed eroine svolgevano.

L’ospedale diventato museo
Restando a Siena, il complesso museale Santa Maria della Scala (santamariadellascala.com, ingresso ridotto per i soci) prosegue il lavoro di riordino di sale e spazi (parliamo di un grande organismo di circa 40mila mq) e prepara nuove mostre temporanee: a fine maggio si inaugura “Santa Maria della Scala. Dall’ospedale a un grande museo per Siena”, e a novembre “Santa Caterina da Siena, estasi e ardore”.
Nel frattempo proseguono, le visite guidate riservate ai soci, con il pagamento del solo ingresso ridotto (prenotazioni coopfi.info/eventi) che permettono di approfondirne alcuni aspetti. Questo mese, il 26 (e con due repliche fra giugno e luglio), protagonista è “La Fonte Gaia di Jacopo della Quercia”, capolavoro dell’arte senese portato a termine nel 1419 e importante simbolo civico. Inizialmente collocata in piazza del Campo, nell’‘800 la fonte è sostituita da una copia in marmo di Carrara: al centro della visita guidata proprio le vicende che hanno portato alla realizzazione di questa copia.
Il percorso “Vecchietta al Santa Maria della Scala” (tre appuntamenti fra giugno e agosto) approfondisce la figura di Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta, artista poliedrico fra i più rilevanti ed eclettici del panorama senese del ‘400, passato alla storia come il “pittor de lo Spedale”, dove ha lavorato per oltre cinquant’anni: un’occasione per apprezzare anche il nuovo allestimento espositivo di alcune delle sale più rappresentative del Santa Maria della Scala.
