Al voto senza rossetto

Dal 21 aprile, nella galleria commerciale del Centro*Siena, la mostra "Al voto senza rossetto", con i manifesti realizzati dagli studenti delle scuole della provincia di Siena. La sezione soci è stata membro della giuria che ha premiato i tre migliori

Dopo l’esposizione al Palazzo della Provincia di Siena, dove i visitatori hanno potuto votare il manifesto preferito, dal 21 aprile la mostra Al voto senza rossetto sarà esposta nella galleria commerciale del Centro*Siena. In mostra i lavori delle scuole della provincia di Siena tra i quali anche una sezione della Casa Circondariale di Ranza, che hanno partecipato al contest promosso dalla Provincia sulla costruzione del manifesto per commemorare il 25 aprile.

Per il 2026, anno in cui il 2 giugno ricorre anche l’Ottantesimo anniversario del referendum Monarchia-Repubblica, e del primo voto delle donne in Italia, il tema su cui i ragazzi sono stati chiamati a lavorare è stato quello che poi ha dato il titolo alla mostra Al voto senza rossetto.

Il tema ha suscitato fantasia e creatività in tutti gli alunni e le alunne, che hanno dimostrato di saper esprimere i valori della democrazia con estremo sentimento.
«È stata davvero difficile la scelta del manifesto vincitore per nostra sezione soci coinvolta per la prima volta come giuria, per noi un grande orgoglio », commentano dalla sezione soci Coop.

Ecco qui i tre lavori vincitori.

Premio sezione soci Coop Siena

Il più menzionato dalla giuria, menzione della critica

Ed, infine, il lavoro vincitore

Un po’ di storia…

Quando si pensa al primo voto delle donne in Italia, si richiama spesso il referendum del 2 giugno 1946 quando i cittadini vennero chiamati a scegliere quale forma dare allo Stato nascente, fra Monarchia e Repubblica, sulle macerie della guerra e del Fascismo ed eleggere l’Assemblea costituente. In realtà, le italiane vennero chiamate alle urne già il 10 marzo, in occasione delle prime elezioni amministrative in 436 comuni. Unico requisito, ľ’aver compiuto 21 anni (nel 1975, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 67 del 10 marzo 1975 della legge 8 marzo 1975.n. 39, il limite sarebbe sceso a 18).

Per incollare il lembo di chiusura, l’elettore (o l’elettrice) doveva umettarlo con la saliva, ovvero passarlo sulle labbra per inumidirlo e farlo aderire bene. Se una traccia di rossetto fosse rimasta sul lembo incollato, la scheda avrebbe presentato un segno di riconoscimento
visibile (un’impronta di una macchia colorata). Secondo le norme elettorali vigenti, qualsiasi marchio o segno identificativo sulla scheda la rendeva nulla, perché violava il principio di segretezza e anonimato del voto: non doveva essere possibile collegare una scheda a un elettore specifico.

Per questo motivo i giornali diedero questo consiglio concreto alle donne. Era quindi una precauzione tecnica per evitare l’invalidazione accidentale del voto, non un divieto estetico o morale. Molte donne seguirono il suggerimento, e l’espressione “senza rossetto” è diventata
simbolica per ricordare quel momento storico: il primo esercizio concreto del diritto di voto femminile in Italia, con grande partecipazione e consapevolezza dell’importanza di non rischiare di vanificare quel gesto cosi atteso.

Al seggio meglio andare senza rossetto alle labbra. Siccome la scheda deve essere incollata
e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo
caso rendere nullo il loro voto
“, fu la raccomandazione apparsa sul Corriere della Sera in occasione del voto.

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