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Quando le gru volano a sud

Quando le gru volano a sud

Autore Lisa Ridzén

Casa editrice Neri Pozza, 2025

Pagine 336

La valutazione del Circolo

Che emozione ci ha lasciato il libro?

In collaborazione con Circolo di lettura sezione soci Coop Arezzo

I Circoli di lettura sono una comunità di lettori che si ritrovano, una volta al mese, per scambiarsi opinioni e sensazioni su un libro la cui lettura, individuale, è stata decisa di comune accordo.

Trama

Bo, il protagonista, ha quasi 90 anni e vive in terra di Svezia, in una solitudine garantita dalle visite degli assistenti domiciliari che si prendono cura di lui e dalle frequenti visite del figlio Hans. Bo è arrabbiato con un corpo che non gli obbedisce più e deve fare i conti con i tempi degli altri e soprattutto con l’impostazione che gli altri decidono di dare alla sua propria vita. La moglie Fredrika è ricoverata in una casa di cura a Östersund, perché oramai è vittima dell’Alzheimer e non riconosce più nessuno.

Nonostante questo Bo rimane legato al ricordo della moglie e dell’affetto che lo lega a lei. Però Bo è anche arrabbiato col figlio che vuole portargli via Sixten, il suo cane, perché è convinto che non sia in grado di prendersene cura. Il vuoto lasciato dalla compagna di una vita e la preoccupazione di perdere l’affetto di Sixten, che ancora lo tiene al mondo, trascinano Bo in un vortice di emozioni, in cui intervalla il passato con il presente e analizza il rapporto con il proprio padre, messo a confronto con il legame con il figlio ormai cinquantasettenne.

Ripercorrendo la sua esistenza, si rende conto di come erano felici quei momenti in cui semplicemente non accadeva nulla, e alla fine della sua vita ammette il suo modo imperfetto di amare gli altri.

Le nostre riflessioni

Si tratta di un gran bel libro che conferma la validità della letteratura scandinava odierna.

E’ un testo che emoziona e coinvolge molto, per il modo delicato e profondo in cui procede la narrazione e per i molti motivi di riflessione indotti. Si tratta infatti di temi che possono trovare risonanza, in vari modi, in ognuno di noi e sui quali è inevitabile interrogarsi. Ad esempio, per esperienza personale, molti si sono sentiti vicini alla figura del figlio, che nella preoccupazione per il padre compie scelte che lo fanno sembrare poco rispettoso, dettate però dal desiderio di preservare l’anziano e non certo per egoismo. Questa è una vicenda che accomuna per lo più tutti i figli, che cercano di agire per il meglio e in cui la razionalità inevitabilmente si scontra con i sentimenti del padre, con la persona che è stata. Questa riflessione scombussola, provoca dolore, e arriva al suo apice nella vicenda esemplare del cane, quando il figlio non riesce a individuare in esso la grande importanza che riveste per il vecchio padre e in cui risulta potente e nuova l’illustrazione del vissuto del protagonista, in merito alla sua perdita totale di potere nei confronti della propria vita.

La lettura di questo libro ha riconnesso alcuni lettori coi versi leopardiani di “Passero solitario”: “…Quando Muti questi occhi all’altrui core, e lor fia voto il mondo…” in quanto sembrano la sintesi della narrazione in questione. Si vive con Bo la rabbia nei confronti dell’impotenza del suo vecchio corpo e della sua labile memoria, la collera perché deve subire imposizioni che non condivide, tra cui il cambio forzato del nuovo letto. Si prova il suo dolore impotente per il distacco dal fedele cane, si comprende l’amore incondizionato per la moglie, la tenerezza del non lasciarla andar via respirando il suo odore nello scialle e interloquendo con lei come se fosse presente. Si arriva a sentire il rancore per il padre, vecchio anaffettivo e duro, il rapporto con il quale lo ha condizionato per tutta la vita e in particolare nella relazione con il figlio. Intenerisce la devota è sincera amicizia con Turi la cui scomparsa, insieme alla perdita del cane, lo spingono a lasciarsi andare perché ormai la sua solitudine è completa ed egli è soltanto un guscio vuoto, non più “capitano della sua nave”. Per fortuna però, come si era riproposto, riesce prima a riconciliarsi col figlio e se ne va avvolto dal profumo del suo caro scialle e con accanto il suo devoto animale; così il freddo dell’anima si scioglie.

Il libro è scritto in prima persona ma ad inizio capitolo ci sono dei brevi appunti lasciati da ogni assistente per il collega successivo e questo permette di scorgere anche il punto di vista degli altri. Il testo si snoda con un ritmo per lo più introspettivo e lineare, spesso intenso e profondo, coinvolge e rende partecipi in maniera totalizzante rispetto alla realtà che descrive. Molto bella è l’eco del personaggio della madre/moglie e in definitiva si rileva come risaltino su tutti le figure femminili. Ulteriori aspetti da annotare ci sono sembrati l’importanza che assume la Comunità locale intorno ai personaggi e alle loro vicende, come anche la considerazione della diffusa e purtroppo generalizzata mancanza di dialogo tra le generazioni, durante il procedere ordinario della vita, di espressione delle proprie emozioni, che vengono spesso relegate alle fasi estreme della vita.

Lo consigliamo a...

A tutti, in particolare ai giovani.