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Espiazione

Espiazione

Autore Ian McEwan

Casa editrice Einaudi, 2015

Pagine 388

La valutazione del Circolo

Che emozione ci ha lasciato il libro?

In collaborazione con Circolo di lettura sezione soci Coop Arezzo

I Circoli di lettura sono una comunità di lettori che si ritrovano, una volta al mese, per scambiarsi opinioni e sensazioni su un libro la cui lettura, individuale, è stata decisa di comune accordo.

Trama

La vicenda è ambientata nell’estate del 1935 e la protagonista è la tredicenne Briony Tallis, esuberante adolescente smaniosa di affrontare la vita e di mettersi alla prova come scrittrice e drammaturga.

Purtroppo incappa in un imprevisto e si trova ad accusare di un crimine odioso un innocente e da questo errore inizia una vicenda che la segnerà per tutta la vita. Eppure la giornata era iniziata sotto i migliori auspici, con i cugini arrivati dal nord per trascorrere qualche tempo in casa Tallis, e da Londra stava per arrivare l’amatissimo fratello Leon con un amico, industriale della cioccolata.

Soltanto la sorella maggiore Cecilia impensieriva Briony, con quel suo misterioso rapporto che la legava a Robbie Turner, il figlio della loro donna di servizio. Tutti i personaggi entrano in scena fin dall’inizio e ogni gesto assume un carattere definitivo, che ci fa capire come non si può fermare la macchina dell’ingiustizia. Infine la guerra arriverà a spazzare via il vecchio mondo con le sue raffinate ipocrisie

Le nostre riflessioni

Il soggetto si mostra avvincente e drammatico anche se chi si aspetta una trama scorrevole ricca di episodi e avvenimenti rimane deluso. C’è un passaggio che riassume quello che alcuni di noi hanno provato nel leggere questo racconto, precisamente nella lettera di diniego da parte della redazione che spiega perché non hanno accettato il libro di Briony: “In altre parole anziché indugiare tanto a lungo sulle sensazioni dietro i personaggi non sarebbe possibile presentarceli in forma più stringata pur mantenendo certi passaggi intensi su luce pietra e acqua con i quali si trova tanto a suo agio. I suoi lettori sono certo che conservano un inalterato desiderio infantile di sentirsi raccontare una storia

Il romanzo, diviso in tre parti diverse per stile ambientazioni e ritmo, è redatto in maniera elegante, scorrevole, anche se inizialmente sembra un po’ lento per l’abbondanza dei dettagli.

Il linguaggio dell’autore è molto ricercato, persuasivo e contribuisce a farti immergere in un mondo di belle descrizioni di luoghi. L’autore dipinge con le parole e ci coinvolge nei meandri dei pensieri dei personaggi, che qualcuno potrebbe anche chiamare fisime, ruminazioni mentali. Punto di forza la descrizione profonda e accurata della psicologia di ciascun personaggio la cui caratterizzazione viene resa in modo quasi palpabile; notevole anche la rappresentazione degli eventi dai vari punti di vista che ci permettono di osservare le stesse situazioni da ottiche diverse.

Tutta la narrazione induce a riflettere sull’importanza del non detto, l’incapacità di chiedere spiegazioni, l’inganno delle apparenze, la relatività della verità e il peso delle parole che nel caso specifico hanno il potere di devastare la vita dei protagonisti. Molto bella la descrizione della protagonista tredicenne, né bambina né ragazza, con tanta fantasia, messa di fronte alle responsabilità degli adulti e alle possibili manipolazioni.

Magistrale è la trattazione del rapporto tra Cecilia e Robbie avvenuto in biblioteca; anche le riflessioni di Robbie prima lucide e poi deliranti durante la ritirata di Dunkerque e il quadro complessivo della medesima.

Nell’ultima parte ritroviamo Briony a raccontare l’accaduto in un manoscritto e a modificarlo inutilmente più volte per chiedersi infine come può una scrittrice espiare le proprie colpe, quando il suo potere assoluto di decidere dei destini altrui la rende simile a Dio. Questa fase risulta del tutto sorprendente e deludente, in quanto viene considerata limitante e inappropriata la volontà dello scrittore di manipolare la storia, offendendo la verità allo scopo di dare al lettore speranza e soddisfazione con l’illusione di un lieto fine.

Se lo scrittore è giudice unico è forse esonerato dal fornire verità insindacabili? Non sono forse più importanti speranze e soddisfazioni suscitate dal lettore?

In questo caso l’uso della narrazione serve a manipolare la realtà e a cercare una forma di giustizia riparatrice. Il romanzo stesso è un atto di espiazione, il tentativo di dare a Cecilia e Robbie il lieto fine che la realtà ha loro negato.

L’espiazione è un processo complesso, forse impossibile, dove la scrittura agisce sia come tentativo di riparazione che come illusione. “Espiazione” diventa così un meta-romanzo, riflessioni dello scrittore sull’artista nel rapporto con la sua opera.

Lo consigliamo a...

A tutti.