Trama
In una moltitudine di donne, Ginia e Amelia spiccano per le loro personalità: la prima ingenua e riflessiva, modesta ed innocente, con un’idea di vita da favola vorrebbe semplicemente innamorarsi; la seconda invece è poco più grande, sensuale e provocante, con qualche esperienza in più e qualche illusione in meno.
Amelia è diversa da tutte le persone che Ginia ha conosciuto in vita sua e per questo la scuote in tutte le sue certezze. La voglia di scoprire il mondo e di esplorare la vita sentimentale e sessuale porta Ginia a frequentare una coppia di pittori e a cercare di comprendere la loro passione per l’arte. Amelia posa già come modella: è bella, sfrontata, elegante e seducente, mentre Ginia non fa che ammirarla ed invidiarla per la sua audacia. Col passare del tempo Ginia si scopre innamorata di uno dei due pittori, Guido, un tipo distaccato ed ambiguo che rappresenta per lei un amore intenso destinato però a trasformarsi in umiliazione. La semplice solidità morale campagnola all’improvviso si contrappone alla libertà di una borghesia che gioca a fare l’intellettuale bohémien tra infinite sigarette e bicchierini di assenzio.
Il romanzo si chiude con le due che si ricongiungono e che da sole si dirigono al cinema: un’immagine finale potente e simbolo di un’autonomia femminile capace di far sì che le due protagoniste possano lasciarsi alle spalle l’innocenza e la fragilità di quell’estate.
La citazione degna di nota
Quando una cosa è bella, è giusto che finisca.
Le nostre riflessioni
Pavese parla di un flusso di energia incontenibile. Questa esperienza a sedici anni è di tutti, settant’anni fa come oggi: quella ricerca di sé, la presa di coscienza del proprio corpo, l’imparare ad accarezzare le proprie emozioni. Paura ed inadeguatezza sono palpabili e comuni alle ragazze di quell’età, esse frequentano persone più grandi, si proiettano nel futuro e si sognano indipendenti e senza qualcuno che dica loro cosa fare. L’autore scrive «era lei che aveva voluto far la donna e non c’era riuscita» e il senso del romanzo è tutto in questa riga: nel tentativo di Ginia di crescere prima del tempo, di fare qualcosa che non le appartiene ma che sente e vuole per sé: essere grande e appagare quel desiderio di seduzione e femminilità.
Il concetto che in tutta l’opera di Pavese è onnipresente è quello di porre i personaggi davanti alla disillusione, davanti all’amara verità che la vita sembra in festa ma che nasconde qualcosa di torbido e faticoso, sempre. Ciò che il romanzo riesce a fare in poche pagine è descrivere la brama di sentirsi parte di qualcosa di più grande tipica della fine dell’adolescenza e dell’inizio di un’età più adulta, matura. Un’età spasmodica, fatta di divertimenti e di notti da divorare mentre si è giovani e inesperti.
Lo consigliamo a...
a chi cerca il proprio posto nel mondo.
Le parole chiave del libro
Formazione
emozioni
prime volte
sensazioni
adolescenza
energie
amicizia
ingenuità
