Una lunga storia
I pomodori arrivano in Spagna dalle Americhe con i viaggi di Cristoforo Colombo alla fine del 1400, insieme ad altre novità: patate, peperoni, mais, cacao, peperoncino piccante, arachide, girasole, tabacco. Coltivato dagli Atzechi in Messico e chiamato tomatl, diventato tomatein spagnolo, il nome attuale deriva da “pomo d’oro”, coniato dal botanico italiano Pietro Andrea Mattiolo a metà del ‘500 per descriverne l’aspetto in corso di maturazione.
I pomodori, come le patate, non ebbero successo immediato, apprezzati solo per l’aspetto ornamentale e ritenuti poco salutari dai medici di allora. In effetti i prodotti della famiglia delle solanacee, come pomodori, patata, peperone, melanzana e tabacco, contengono quote variabili di solanina, un veleno che si è ridotto con la selezione progressiva nei secoli delle varietà moderne.
In Italia il pomodoro arriva probabilmente con le dominazioni spagnole, in Sicilia per prima. Ma ci vorranno quasi due secoli per vederne traccia nei ricettari e solo dall’800 si diffonde come prodotto di consumo fresco e in ricette, con tutte le trasformazioni industriali successive: pomarola, conserve, concentrati, passate, ecc…
Tante varietà, un unico successo
Delle oltre 3000 varietà di pomodori presenti nel mondo, in Italia se ne producono oggi oltre 300, di cui il datterino è tra le più recenti, nata da incroci o, si dice, forse da una pianta spontanea scoperta a fine ‘800 in Campania.
Piccolo ed allungato come un dattero, nelle principali varianti rosso e giallo, si è affermato tra i consumatori prima in Italia e poi nel mondo negli ultimi 20 anni, grazie al sapore delicato, dolce e fruttato, meno acido e con polpa più consistente delle altre varietà. Apprezzato anche per la buccia sottile, il datterino in cucina è particolarmente adatto per insalate, salse veloci a crudo e sughi.
Per la crescita la pianta predilige temperature miti e terreni soleggiati, meglio se vicino al mare, proprio come le zone elettive di produzione di qualità originarie nel Sud Italia, in Campania e Sicilia soprattutto.
Crudi o cotti, fanno sempre bene!
Le caratteristiche nutrizionali del datterino sono quelle comuni della grande famiglia dei pomodori, con qualche specificità: molta acqua, pochissime calorie, zero grassi, indice glicemico molto basso, buona presenza di sali minerali (potassio) e vitamina C, ricchezza in sostanze antiossidanti (Carotenoidi, Polifenoli).
Un mix ideale per chi deve seguire diete dimagranti, ma anche per diabetici, ipertesi e per chi ha il colesterolo alto. Studi di laboratorio su animali e nutrizionali su grandi gruppi di popolazioni di varie zone del mondo, hanno evidenziato che il consumo regolare di pomodori aiutano a vivere più a lungo ed evitare le malattie croniche dell’età, come l’infarto del cuore e l’ictus cerebrale e forse anche alcuni importanti tumori, come quello della prostata.
L’effetto benefico del pomodoro sarebbe in parte legato alla presenza del licopene, un pigmento naturale che conferisce il colore rosso o giallo, concentrato di più nella buccia, con proprietà antiossidanti, antinfiammatorie, di riduzione del colesterolo e di difesa delle arterie. I datterini ne sono più ricchi degli altri tipi e quelli rossi hanno più licopene di quelli gialli. Ce n’è di più in quelli più maturi e in quelli coltivati e maturati in campo rispetto a quelli di serra.
Le alte temperature di cottura abbattono il contenuto in Vitamina C, termolabile, di oltre la metà, ma al tempo stesso aumentano invece quello in licopene, perché lo rendono libero e assimilabile dall’organismo. E’ l’unico caso noto in cui la cottura di un vegetale non è dannosa. Perciò, o crudi o cotti i pomodori vanno sempre bene.
Nell’uomo poi l’assorbimento intestinale del licopene è facilitato dai grassi del cibo, per cui condire il pomodoro crudo con olio extravergine di oliva, tipico della tradizione mediterranea, è nutrizionalmente perfetto.
Non ci sono limitazioni al consumo di pomodori, se non per chi ha allergie specifiche o problemi seri di reflusso. La presenza abbondante e diffusa di pomodori negli orti di casa, nei mercati di zona e nella grande distribuzione è in sostanza una felice garanzia di salute per i consumatori.
(di Francesco Cipriani, epidemiologo nutrizionista – Accademia dei Georgofili)
