Trama
Irlanda, 2011. Marianne e Connell sono due ragazzi che frequentano lo stesso liceo e crescono in famiglie molto diverse per cultura, stato sociale e situazione affettiva.
Connell ha una madre giovanissima, ma affettuosa e presente, mentre Marianne soffre in una famiglia ricca ma priva di amore e di attenzioni ed è vittima di situazioni di violenza che la rendono una ragazza con cui non è facile relazionarsi.
Al liceo i due ragazzi esprimono un amore apparentemente libero da schemi, in cui sessualità e sentimenti sembrano non coincidere e in cui c’è spazio per sperimentare relazioni diverse.
Il tempo passa, i due giovani vanno all’Università, si allontanano e si ritrovano, iniziano nuove storie per poi ritrovarsi infine in un rapporto che prende in considerazione una stabilità di sentimenti per la quale prima non c’era spazio.
La fine è ancora una volta improntata alla libertà, ma con una consapevolezza diversa, che deriva dalla necessità di fare delle scelte che disegnino il futuro: Connell accetterà una borsa di studio in America. Marianne è con lui, ne capisce le esigenze. Una nuova alba si apre per i ragazzi, più luminosa più vera.
La citazione degna di nota
Qualunque cosa ci sia tra lui [Connell] e Marianne, non ne è mai venuto niente di buono. Ha sempre solo generato confusione e sofferenza per tutti. [Connell] Non puo’ aiutare Marianne, qualunque cosa faccia. In lei c’è qualcosa di spaventoso, un immenso vuoto nel nocciolo del suo essere. […] Le manca quell’istinto primordiale, l’autodifesa o l’autoconservazione, che rende intelligibili gli altri esseri umani. Ti ci accosti aspettandoti una resistenza, e invece tutto ti si sfalda davanti.” (pp.224-225)
Le nostre riflessioni
Romanzo di grande successo, soprattutto nella generazione dei Millennials, di cui interpreta le ansie, la confusione e lo stordimento che genera angoscia, Persone normali è un romanzo sulle relazioni dell’età contemporanea, che sembrano essere improntate a una incapacità di riconoscersi e di riconoscere i sentimenti, all’individualismo e alla tendenza ad essere liberi, senza per questo essere felici. C’è tanta tristezza in questo libro, tanta angoscia nella crescita dei giovani, tanta paura di lasciarsi andare ai sentimenti e tanta ansia di quello che la società, la comunità, i pari pensano l’uno dell’altro.
Oltre alla difficoltà del riconoscimento dei sentimenti d’amore, è anche un romanzo che esplora il tema della reputazione, così importante per questa generazione. Le vicende si svolgono negli anni fra il 2011 e il 2016, l’era dei social è all’inizio, ma la paura che la propria reputazione possa essere diffusa e plasmata dai social è già presente.
Il romanzo non ha riscosso delle opinioni positive, molti dei partecipanti al circolo l’hanno trovato noioso. Tuttavia nella discussione è emersa un’ottima analisi che ha reso la lettura interessante: quello che la generazione dei Millennials sta sperimentando è in ritardo rispetto agli anni dell’adolescenza, che almeno fino a un decennio fa era da considerarsi fra i 15 e i 19 anni. Tutto sembra ritardato, la crescita è vissuta con lentezza, difficoltà, angoscia. Pochi sono i sogni, l’idea luminosa di avere il futuro davanti a sé, nessuna gioia nell’amore, poca attesa dalle amicizie, pochissime le certezze.
La lettura di Persone normali è stata definita “disturbante”, per la freddezza dei rapporti, per il senso di rassegnazione e l’assenza di speranza. I protagonisti hanno fra i 18 e i 23 anni, nel pieno della costruzione della propria vita, eppure non hanno le idee chiare, sono confusi ed impauriti. E la paura li blocca. Da soli va meglio, il confronto con gli altri li paralizza.
Sally Rooney esprime una realtà completamente diversa rispetto alle generazioni precedenti, e interpreta l’angoscia con una scrittura che analizza tutto al microscopio, spesso senza punteggiatura, che nella scrittura contemporanea è spesso simbolo di ansia, e può rendere la faticosa la lettura.
Tuttavia, quello che sconvolge, non è tanto la forma, quanto la sostanza di questo romanzo che indaga nelle retrovie più profonde dell’essere, dove dietro si può anche constatare il nulla.
