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Dentro la mostra dedicata a Enrico Berlinguer

Amarcord a Firenze per un uomo che ha lasciato il segno politicamente e umanamente.

«Autenticità. Se dovessi scegliere un termine per definire Enrico Berlinguer direi che era un uomo autentico, dalla personalità chiara e definita. Conoscendolo, capivi che non poteva essere un politico dal doppio volto». Michele Ventura ricorda con un pizzico di commozione il suo rapporto con il mitico segretario del Pci, scomparso nel 1984.

A pochi giorni dall’inaugurazione – il 3 settembre – della mostra fiorentina dedicata al politico sardo, di cui Ventura è presidente del comitato organizzatore, l’emozione è palpabile al Mandela Forum di Firenze, dove l’esposizione propone un taglio diverso da quelle precedenti di Roma o di Sassari. Innanzitutto sarà dedicata alla pace e poi ci sarà uno spazio di 500 metri quadri con un focus su Berlinguer in Toscana, sui suoi celeberrimi comizi, come quello in piazza della Signoria e le numerosissime visite alle feste dell’Unità in giro per la regione. «Come associazione Mandela Forum – spiega Massimo Gramigni, che ne è il presidente – quando abbiamo visitato la mostra a Roma abbiamo subito pensato di portarla a Firenze, e proprio in questo spazio che per noi è una sorta di cattedrale laica dov’è la memoria di Mandela accanto a mostre sulla Shoah, concerti ed eventi culturali».

Oltre alle foto, in mostra anche i manifesti delle grandi manifestazioni del Pci, la storica bandiera del congresso di Livorno, testi autografi di Berlinguer, gigantografie dei suoi comizi, come quelle scattate dallo storico fotoreporter dell’“Unità Toscana” Red Giorgetti, incontri e presentazioni di libri con Bersani, Veltroni, D’Alema, Cuperlo, Occhetto e altri.

Una voce indimenticabile

«Abbiamo scelto di realizzare una mostra che evochi emozioni – spiega Giuseppe Malgeri, direttore dell’associazione Mandela Forum che ha lavorato al progetto con Claudio Bertini, Marco Spinelli, Silvia Marchi e Elena Becattini – e per questo abbiamo deciso di far ascoltare a chi la visiterà la voce di Berlinguer, con spezzoni dei suoi discorsi, e di ricostruire un palco da comizio». La sua voce, ferma e suadente al tempo stesso. Una voce che non si dimentica.

Perché tanta attenzione intorno alla figura politica e umana di Berlinguer a quarant’anni dalla sua morte? «Era convincente – spiega Ventura, che è stato segretario del Pci in Toscana dal ‘79 all’83 e per 5 anni in direzione nazionale con Berlinguer – ed era un grande comunicatore. Ricordo che, invitato da Confindustria a Firenze, parlò davanti a un palacongressi in religioso silenzio. Volevano ospitarlo all’Excelsior, lui scelse di dormire alla scuola della Cgil all’Impruneta».

Quel drammatico giorno, il 7 giugno del 1984, quando Berlinguer si sentì male, Ventura era di turno in direzione a Botteghe Oscure. «Appena si sparse la voce del malore cominciarono le telefonate. Il primo a chiamare fu Arafat e poi un giovane medico della Guinea che faceva parte dell’Oms e non si capacitava di quanto stesse accadendo». Nessuno se ne capacitava. E molti lo rimpiangono ancora.

“Gli amici” come guide

Dopo l’inaugurazione, con il presidente nazionale dell’Associazione Berlinguer Ugo Sposetti, la figlia Bianca Berlinguer, Michele Ventura, il presidente della Regione Eugenio Giani e la sindaca di Firenze Sara Funaro, la mostra sarà visitabile a ingresso gratuito fino al 5 ottobre. «Per il nostro rapporto con Unicoop Firenze e con Legacoop Toscana – chiosa Gramigni -, abbiamo deciso che la domenica pomeriggio e il lunedì i soci Coop potranno godere di una visita guidata speciale accompagnati da persone che Berlinguer lo hanno conosciuto bene, da Michele Ventura a Leonardo Domenici, da Tea Albini a Paolo Fontanelli, Claudio Martini e molti altri».

Per ricevere tutte le informazioni e prenotare una visita guidata vai sul sito: coopfi.info/visite-gratuite-mostra-berlinguer

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