Storia di Neanderthal

Una fotografia preistorica del cambiamento climatico

Un sito archeologico unico, in provincia di Grosseto, che ha dato vita a una mostra diffusa, “170.000 anni fa a Poggetti Vecchi” ospitata (fino al prossimo 12 gennaio 2025) nei locali del Museo Archeologico Nazionale e in quelli del Museo di Antropologia ed Etnologia a Firenze. Questo il senso dell’allestimento figlio delle scoperte e dei ritrovamenti emersi dal sito, che per 170mila anni ha conservato un momento storico peculiare, l’incontro fra un branco di antichi elefanti e un gruppo di uomini di Neanderthal, all’alba di un enorme cambiamento climatico dovuto alla glaciazione.

«La mostra è stata ideata – racconta Silvia Florindi, una delle curatrici dell’allestimento e coordinatrice dell’Istituto Italiano di Storia e Protostoria – per raccontare i ritrovamenti a Poggetti Vecchi, sia i resti di sette elefanti antichi che i bastoni da scavo dei neandertaliani, che ci parlano anche del cambiamento di clima che avrebbe portato a una glaciazione».

Un incontro fortuito

La particolarità di questo ritrovamento deriva in gran parte dall’unicità del sito toscano. «Parliamo di un sito – prosegue Florindi – dove viene attestata una serie di avvenimenti; non si tratta di un contesto abitativo, ma di un luogo che l’uomo ha utilizzato, come testimoniato dagli strumenti ritrovati: una zona che era termale già 170mila anni fa e che così è rimasta». Un sito dove si incontrano due storie, quella dei sette elefanti antichi – animali enormi, molto più grandi degli attuali -, morti per cause naturali dato che il clima si stava inasprendo, e quella del gruppo di neandertaliani che nella tragica morte degli elefanti ha trovato un’enorme quantità di cibo.

«L’acqua termale ha permesso di conservare strumenti di legno di uso comune e bastoni da scavo: legno e materiali deperibili non si conservano negli scavi archeologici, si tratta quindi di una situazione straordinaria, unica in Italia, con solo un altro caso del genere al mondo. Inoltre gli strumenti in legno risultano lavorati col fuoco, ed è la prima volta che viene attestato l’uso del fuoco per lavorare questo materiale in un periodo così antico. Non ci sono resti umani, ma abbiamo capito che il gruppo era misto e che il bastone da scavo era usato principalmente dalle donne, una scoperta che scardina il paradigma della femmina che resta in attesa del compagno cacciatore».

La chiave per il futuro arriva dal passato

Fra le tante storie che emergono dalle pieghe del passato, in questo sito, c’è anche la risposta dell’uomo neandertaliano al cambiamento climatico. «Si tratta di un fenomeno – racconta l’esperta – che ha attraversato tutta la storia antica dell’uomo, con l’ambiente che è sia rischio che risorsa quando l’uomo non è causa del cambiamento, ma lo subisce soltanto. Il sito di Poggetti Vecchi racconta questo perché vediamo come quegli esseri umani hanno vissuto in un ambiente in un momento di passaggio dal clima caldo a freddo, ma – invece di trasferirsi altrove – hanno visto questa oasi termale come opportunità per avere maggiori risorse alimentari».

Questa “nicchia” ecologica, in definitiva, ha favorito il gruppo umano che l’ha saputa “sfruttare” positivamente. «Tale sito – conclude Florindi – può essere emblematico, ma è la preistoria in generale da cui possiamo trarre un insegnamento: se in passato l’unica cosa che l’uomo poteva fare per adattarsi consisteva nell’essere resiliente, duttile ai cambiamenti che subiva ma non causava, oggi ha senso capire come adattare la nostra tecnologia e i nostri stili di vita per essere meno impattanti sull’ambiente e su interi ecosistemi, imparando a vivere di adattamento invece che di distruzione e alterazione».

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