Intervista immaginaria ad Artemisia Gentileschi

Fino al 4 aprile 2027, al Museo degli Innocenti di Firenze, una mostra che racconta il periodo fiorentino di Artemisia Gentileschi, tra il 1613 e il 1620. Per i soci Unicoop Firenze biglietto ridotto e visite guidate gratuite il sabato e la domenica, dal 14 novembre al 6 dicembre

Fu per migliorare la tecnica della prospettiva che Orazio Gentileschi affidò la giovane Artemisia ad Agostino Tassi, pittore e collega, livornese d’origine, ma stabilitosi a Roma. Fiducia mal riposta. Era l’inizio del XVII secolo, ma la vicenda di Artemisia Gentileschi è così moderna da diventare emblematica. Poco più che diciottenne fu violentata da chi doveva aiutarla a diventare una pittrice di valore.

Il processo a Tassi, che Orazio intentò per restituire alla figlia la “patente” di donna maritabile, fu per lei un calvario, tra diffamazione e verità. I documenti del Tribunale dell’Inquisizione di Roma, ricchi di testimonianze e particolari, sono la fonte di quest’intervista immaginaria ad Artemisia, vittima due volte, dello stupratore e delle maldicenze.

Artemisia, cosa successe nel maggio 1611?
Ero in casa a dipingere quando arrivò Agostino Tassi. Disse alla Tuzia, che viveva da noi e di cui mi fidavo, sbagliando, di allontanarsi. Poi Tassi chiuse la porta a chiave e mi buttò sul letto con violenza.

Ma non reagì? Non urlò?
Mi mise un fazzoletto sulla bocca per non farmi gridare, io lo graffiavo sul viso e gli tiravo i capelli, ma era più forte di me e mi penetrò, procurandomi “un gran male”. Quando ebbe finito, si allontanò. Allora presi un coltello e minacciai di ucciderlo perché mi aveva vituperata.

Cosa successe poi?
Lo ferii leggermente e fu allora che Agostino mi disse, per calmarmi, che mi avrebbe sposato, ma così non è stato.

È per questo motivo che in seguito accettò le avances di Tassi?
Cosa dovevo fare? Credetti alla sua promessa, anche perché, non essendo più vergine, nessuno mi avrebbe mai sposato.

Nel corso del processo fu visitata da due ostetriche; perché?
Dovevano dimostrare che Tassi mi aveva deflorata. Fui fatta uscire dall’aula del tribunale e in una stanza vicina le due levatrici, Diambra e Caterina, mi visitarono. In aula confermarono che non ero più vergine.

Tassi disse che lei era consenziente e che già prima di lui aveva conosciuto carnalmente altri uomini…
Voleva continuare a disonorarmi, infangarmi, farmi passare per bugiarda e per una poco di buono. Per salvarsi e non essere punito. Se avessi avuto altri uomini prima di lui, la sua violenza non sarebbe stata considerata un delitto. Ma il bugiardo era lui: era già sposato con una donna che viveva in Toscana.

È vero che durante il processo fu anche torturata?
Mi legarono i polsi e le dita con delle corde che venivano tirate sempre più forte, stringendo fino a rompere le falangi, ma nonostante il grande dolore io ho ripetuto soltanto la verità.

Il processo di Artemisia si concluse con la condanna all’esilio di Agostino Tassi – e probabilmente in un’ammenda pecuniaria -, ma lo scontò solo in parte. In realtà, fu Artemisia a doversi allontanare da Roma: troppe voci e maldicenze si erano diffuse. Per ristabilire il suo onore, fu fatta sposare a Pietro Antonio Stiattesi. Con lui si spostò a Firenze, dove continuò a dipingere con successo e fama alla corte dei Medici, diventando la prima pittrice dell’Accademia delle arti del disegno. Ma, dicono i critici, senza mai dimenticare l’eco di quella violenza che ritorna nelle sue opere (nella foto, Giuditta e fantesca dopo l’uccisione di Oloferne).

Rinascita di una pittrice

Fino al 4 aprile 2027 al Museo degli Innocenti di Firenze una mostra racconta il periodo fiorentino di Artemisia Gentileschi, fra il 1613 e il 1620. Una ventina di capolavori della pittrice dialogano con le opere di Caravaggio e di altri protagonisti del Seicento (fra gli altri, Allori, Furini, Vannini, Ferrucci) per un totale di 50 opere provenienti dall’Italia e dal mondo.
Per i soci di Unicoop Firenze, ingresso ridotto e visite guidate gratuite il sabato e la domenica, dal 14 novembre al 6 dicembre.

Prenotazioni 0552037122, booking@istitutodeglinnocenti.it

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