Ogm, Tea e questione brevetti

Quali sono le novità per l'etichettatura? La tracciabilità dei prodotti agricoli è a rischio? perché Slow Food è contrario alla questione dei brevetti?

Il Centro di Referenza Nazionale per la Ricerca di Ogm (Crogm) è il laboratorio nazionale di riferimento per il controllo della presenza di organismi geneticamente modificati in alimenti e mangimi, ed opera all’interno dell’Istituto zooprofilattico sperimentale del Lazio e della Toscana. Quest’attività continuerà anche  per gli alimenti e i man-gimi che contengono componenti sviluppate con le Tecniche di evoluzione assistita, per i quali potrà essere necessario verificare etichettatura e tracciabilità.

Quali sono le novità per l’etichettatura?

Il nuovo Regolamento (Ue) 2026/1388 distingue tra le due categorie di piante ottenute con le Nuove tecniche genomiche (Ngt1 e Ngt2), prevedendo regole diverse per etichettatura e tracciabilità.
Le Ngt1, cioè le piante con modifiche che consistono nella sostituzione, eliminazione o aggiunta di pochi nucleotidi del Dna, sono considerate equivalenti a quelle ottenibili naturalmente o con il miglioramento genetico convenzionale; pertanto gli alimenti destinati al consumatore non dovranno riportare un’etichetta specifica che indichi l’impiego delle Tea.

E per le modifiche genetiche più complesse cosa si prevede?

Per le Ngt2, che prevedono modifiche genetiche più complesse, restano invece in vigore le regole previste per gli Ogm: valutazione del rischio, autorizzazione preventiva, tracciabilità ed etichettatura lungo tutta la filiera.

Si potrà continuare a conoscere la provenienza geografica del frutto o della pianta?

Il nuovo regolamento non modifica le norme europee già esistenti sull’origine dei prodotti: quando la legislazione prevede l’obbligo di indicare il Paese di produzione o di provenienza, questo continuerà ad applicarsi anche ai prodotti ottenuti con le Tea. Ad esempio, un pomodoro coltivato in Italia continuerà a essere indicato come italiano, indipendentemente dal fatto che la varietà sia stata ottenuta con tecniche Ngt1.

In sintesi, il consumatore potrà continuare a conoscere l’origine geografica del prodotto quando prevista dalla legge, ma non necessariamente saprà, leggendo l’etichetta, se deriva da una varietà Ngt1. Questa informazione sarà invece disponibile per le sementi e le varietà attraverso i registri pubblici europei.

La tracciabilità dei prodotti agricoli è a rischio?

La tracciabilità riguarda la possibilità di ricostruire il percorso di un prodotto lungo la filiera, dal seme fino all’alimento, e questa non scompare. Così come non sparisce il principio di precauzione: le nuove regole sulle Tea prevedono ancora controlli e valutazioni della sicurezza, differenziati in base all’entità delle modifiche genetiche apportate.

Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia

La questione dei brevetti: perché Slow Food è contrario

«Mentre continuiamo a cercare risposte nel modello vigente di agricoltura che ci ha portato a questo livello di collasso ambientale climatico e sociale, serve invece tutelare la fertilità del suolo, la biodiversità, la complessità dei paesaggi agrari, e quindi le comunità e i territori. I nuovi Ogm sono una forma di resistenza all’agroecologia che è invece la nostra risposta per il futuro» dichiara Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia.

I motivi per opporsi sono molti per Slow Food. Secondo l’organizzazione, che da sempre si batte per un cibo genuino e rispettoso delle tradizioni, le piante Ngt1 e 2 rappresentano la via a un’agricoltura che fa arricchire pochi e a ama molti. A partire dal tema dei brevetti: le Tea sono infatti uno dei principali motori dell’aumento del numero di brevetti sui semi.

«Questo solleva serie preoccupazioni riguardo al controllo delle risorse genetiche vegetali e ai diritti dei produttori di sementi, degli agricoltori e dei consumatori. Si tratta di una deregolamentazione e significa aprire la porta a monocolture su vasta scala, che portano a un uso sproporzionato di suolo e di acqua, a un’eccessiva dipendenza da sostanze chimiche sintetiche, alla conseguente distruzione ecologica. Ciò aggraverebbe ulteriormente l’erosione della biodiversità agricola e minerebbe la resilienza dei nostri sistemi alimentari» aggiunge Francesco Sottile, vice- presidente di Slow Food Italia e agronomo. Secondo l’organizzazione, il principio di precauzione viene sempre più messo da parte: «Gli interessi economici e la corsa alle nuove tecnologie stanno prendendo il sopravvento sulla protezione degli eco- sistemi e delle comunità. Ignorare la precauzione significa accettare consapevolmente il rischio di danni irreversibili. Per noi, la vera innovazione affonda le sue radici nelle comunità locali che abbracciano i principi dell’agroecologia per nutrire le comunità senza compromettere l’eco- sistema, mantenendo una produzione alimentare di alta qualità, ecocompatibile ed equa, garantita da norme di sicurezza rigorose, l’etichettatura obbligatoria degli Ogm e la piena responsabilità delle aziende».

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