«I dati 2026 fanno ben sperare anche se il rischio chiusura ancora non è scongiurato. Da gennaio siamo a 370 parti (dato al 16 settembre 2026) nel nostro punto nascita» afferma il dott. Filippo Francalanci, direttore dell’Unità operativa complessa di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Santa Maria alla Gruccia di Montevarchi. Solo altre 130 nascite entro fine dicembre e la soglia dei 500 parti sarà raggiunta. E il Punto Nascita non chiuderà. Da alcuni anni, infatti, il Punto nascita dell’Ospedale di Santa Maria alla Gruccia si trova sotto la soglia dei 500 parti annui prevista dalla normativa nazionale per i presidi di primo livello.
A maggio di quest’anno la Regione Toscana, insieme alla Conferenza dei sindaci del territorio, ha ottenuto una proroga di dodici mesi grazie a un dossier sui tempi di percorrenza verso altri ospedali, ad esempio ad Arezzo o Firenze, giudicati troppo lunghi, soprattutto in alcune ore della giornata. Da qui la necessità di tenere aperto un presidio di prossimità come questo sul territorio.
Ad agosto il Ministero della Salute ha risposto alla richiesta di deroga confermando il parere non favorevole del Comitato percorso nascita nazionale, ma aprendo a un periodo di monitoraggio di sei mesi.
Al di là dei numeri, cosa significa per la sicurezza di una partoriente del Valdarno dover raggiungere Arezzo o Firenze invece della Gruccia?
I punti nascita di primo livello come il nostro rappresentano un presidio di sicurezza, presente 24 ore su 24 con medici, infermieri e ostetriche. Se una gravidanza non ha ancora raggiunto un’epoca gestazionale sufficiente — noi seguiamo i parti dalla 34esima settimana compiuta in poi — la donna viene trasferita in tutta sicurezza per partorire in un’altra sede, come il San Donato di Arezzo o Careggi. In condizioni di emergenza, l’esistenza di un centro di primo livello è il primo luogo a cui una donna può accedere prima di essere indirizzata verso un centro con maggiori possibilità terapeutiche. Noi scontiamo il fatto che, pur non essendo lontani dal San Donato, c’è un’oggettiva difficoltà negli spostamenti, soprattutto in certi orari del giorno: servono spesso circa 60 minuti, un tempo che per una donna con problemi gravi può rappresentare un rischio reale.

In che tipo di emergenze ostetriche quei minuti diventano determinanti?
Quando un travaglio presenta difficoltà, o si registra un abbassamento del battito fetale, bisogna intervenire immediatamente. Una delle emergenze ostetriche più frequenti e più gravi è il distacco di placenta: per una donna di Pian di Scò o di Cavriglia, ad esempio, rispetto ai centri abitati di Montevarchi o San Giovanni Valdarno, i tempi di percorrenza possono fare la differenza. Come punto nascita siamo costantemente addestrati ad affrontare queste emergenze: se si presentasse una donna di 29 settimane con un distacco di placenta, siamo in grado di far nascere il bambino qui e poi trasferirlo in totale sicurezza in un centro di secondo o terzo livello.
Quali azioni avete messo in campo in questi mesi, e con quali risultati?
Grazie alla sinergia tra la Direzione Medica di presidio Valdarno e la Direzione della Zona Distretto abbiamo lavorato per far conoscere meglio il nostro punto nascita, soprattutto nelle zone limitrofe: Figline e Incisa Valdarno, Reggello e nel Casentino. Presentando i servizi del nostro ospedale alle donne in gravidanza di quelle zone, e anche a quelle seguite dall’ospedale di Arezzo, abbiamo registrato un aumento importante del numero dei parti. Questo è stato possibile grazie al sostegno dell’azienda sanitaria e a un lavoro di squadra tra medici e ostetriche. Anche il passaparola ha avuto un peso: ricevere un’assistenza qualificata, personale, in un clima familiare ed accogliente, innesca una fiducia che si trasmette da una donna all’altra.
Un “team unico” tra San Donato e la Gruccia come possibile soluzione strutturale è la strada giusta, o rischia di essere il primo passo verso un ridimensionamento?
La sempre maggiore integrazione tra l’ospedale hub — il centro di eccellenza — e quello spoke, periferico, è un obiettivo della nostra direzione strategica, e lo resterà anche se dovessimo raggiungere i 500 parti. È un processo complesso, perché va definito chi fa cosa e con quali tempi, ma l’interazione con i centri più importanti è fondamentale: un giovane specialista che inizia la carriera ha bisogno di formarsi in un centro ad alti volumi. Questa condivisione di protocolli e questa rotazione tra strutture sono un fatto positivo, e da parte nostra c’è la massima disponibilità.

Il nodo di fondo resta il calo demografico: meno nascite significano soglie sempre più difficili da raggiungere. Ha senso legare la sopravvivenza di un presidio a un numero, in un territorio che invecchia?
C’è un dato strutturale legato al fatto che siamo un Paese con un’età media molto alta, un trend che non possiamo invertire e che si autoalimenta. Ma vediamo anche una spinta in controtendenza data dalla popolazione straniera: siamo il punto nascita con il 60% dei nati figli di famiglie straniere. La soglia dei 500 parti nasce da basi scientifiche, come numero minimo ritenuto necessario per garantire la sicurezza: sotto quella soglia si presume che un’équipe non abbia esperienza sufficiente nella gestione delle emergenze. È vero in generale, ma nella nostra realtà lo compensiamo con pratica continua, revisione dei casi, simulazioni e aggiornamento costante: il personale è pronto ad affrontare le emergenze con la massima professionalità. Più che sui numeri bisogna ragionare, su quanto si vuole investire in questi servizi, alla luce anche delle risorse umane disponibili.
Che ruolo hanno avuto i comitati di cittadini e la mobilitazione del territorio?
È stato un momento molto importante, che ci ha fatto capire la solidarietà della comunità, con un’unità che ha coinvolto anche le istituzioni, al di là delle ideologie. Un valore aggiunto per chi deve orientare le scelte aziendali. Ringrazio Unicoop Firenze e la sezione soci di Montevarchi per la possibilità che ci danno di far conoscere i servizi del nostro Punto nascita e il nostro lavoro a fianco delle donne e dei bambini.
Replica Lia Vasarri, presidente della sezione soci Coop di Montevarchi: «La sezione soci è vicina alla comunità e le dà voce: questo è uno dei momenti in cui possiamo, e dobbiamo farlo. Montevarchi rappresenta, come sezione soci, le famiglie, i soci e le socie di un territorio, che comprende i comuni di Montevarchi, Terranuova Bracciolini, Loro Ciuffenna, Laterina Pergine Valdarno e Bucine. Stare sul territorio e tenere insieme una comunità vuol dire anche difendere il diritto delle donne di partorire vicino a casa, all’ospedale di Santa Maria alla Gruccia, con servizi di eccellenza, senza dimenticare le attività consultoriali che accompagnano il percorso nascita per tutta la gravidanza fino al parto». E conclude: «Difendiamo la sanità di prossimità. Unicoop Firenze si impegna nel contrasto alla povertà con tante iniziative: crediamo che il nostro impegno affinché il Punto nascita non chiuda sia anch’esso un’iniziativa di contrasto alla povertà, o meglio all’impoverimento del territorio. Siamo vicini ai soci e alle socie, al personale che opera in questa struttura, ma soprattutto alle donne, ai bambini e alle bambine».
L’incontro in sala soci Coop
Venerdì 9 ottobre, alle 17, nella sala soci del Coop.fi del Centro*Montevarchi in via dell’Oleandro, la sezione soci Coop ha organizzato “La nascita comincia da qui”, un incontro aperto a tutta la comunità, che vedrà ospite il dott. Filippo Francalanci.
Sarà l’occasione per conoscere meglio i servizi del Punto Nascita della Gruccia, riconosciuto nel 2024 dall’OMS, Organizzazione mondiale della sanità, e dall’Unicef, “Ospedale amico dei bambini e delle bambine”.

I servizi del punto nascita della Gruccia
Il punto nascita è un presidio di primo livello e fa parte dell’Azienda Usl Toscana Sud Est. Si caratterizza per un approccio integrato, capace di prendersi cura della madre e del bambino in ogni fase della gravidanza, del parto e del post parto.Dispone di ambienti spaziosi e confortevoli, tra cui una sala con vasca per il parto in acqua, per le pazienti a basso rischio ostetrico, e una “stanza azzurra“, dove muoversi liberamente e usare supporti per il parto. In caso di parti a basso rischio è l’ostetrica a seguire la partoriente fino alla nascita; in caso di rischio maggiore intervengono anche ginecologo e pediatra.
Per le urgenze e i cesarei programmati, c’è la sala operatoria.
Mamma e bambino restano insieme in camera dopo il parto. Le partorienti sono accompagnate nel percorso di nascita con incontri informativi e pratici, ed hanno anche la possibilità di visitare il reparto prima e conoscere da vicino i luoghi di nascita.
Il pronto soccorso ostetrico è attivo 24 ore su 24 per le emergenze.
All’interno del blocco parto sono presenti due isole neonatali, attrezzate per fornire assistenza neonatale in caso di bisogno da parte del pediatra. L’area neonatale agisce in rete con i servizi territoriali e la terapia intensiva neonatale dell’Azienda ospedaliero-universitaria senese.
