Trama
“Il duello verbale dei poeti è come quello degli stregoni che si contendono la supremazia di un sapere esoterico e antico, pronti a usare ogni abracadabra a disposizione per sopraffare l’avversario”. Parole di una delle “fiabe sporche” di Filippo Cerri, che ha cercato storie antiche di demoni che possono donare la rima perfetta, streghe e morti che ritornano. La sua terra è la Maremma, un luogo ancora legato alle storie che l’hanno formata e plasmata e che per essere davvero abitato necessita di far vivere le storie che nasconde, farsi invadere da una cupa geografia del grottesco e del folklore.
“Le Malaveglie” è una tenuta appartenuta ad una famiglia nobiliare in declino, un castello gotico ma anche un posto dell’immaginario evocato da luoghi reali della Toscana. Vi si legano anche storie di briganti e lupai, figure magnetiche e affascinanti. Una terra in cui mare, montagne, boschi, aie e campagne sembrano celare grandi dimore maledette e in rovina che racchiudono oscuri segreti, sirene dalla doppia coda, divinità etrusche che possiedono corpi di giovani annoiati e serpenti millenari, sempre in bilico tra ombre di vivi e di morti soprattutto nell’ultimo racconto che dà il titolo alla raccolta.
Un mondo di tenebre vivissime e di stupori pronti a manifestarsi anche solo per un attimo, un universo opposto a quello delle cose morte e presenti.
La citazione degna di nota
Nessuno crede ai mostri finché, guardando sotto il letto, non ne trova uno.
Le nostre riflessioni
Mettere uno spirito in ogni cosa è ciò che ci ha permesso di vivere e convivere con la realtà da sempre. Le creature che abitano questi racconti rievocano i fantasmi del mondo contadino: molti di noi vengono da lì e attraverso questi mostri si conciliava il reale con gli aspetti del terrore, del male e della morte e dunque, dell’esperienza di vita. Noi crediamo ancora molto a tutto ciò che non è scienza e che non fa parte dell’esperienza reale (basti pensare all’astrologia, alle superstizioni, ai simboli e al malocchio).
Abbiamo riflettuto molto sul rapporto tra vita e morte, la più grande delle paure, tenuta sempre più lontano dal quotidiano e infatti sorprendente ogni volta in maniera irreparabile. Questi racconti diventano anche un modo per creare un vero e proprio specchio tra l’essere umano e il mostro, riflettere su quanto la linea tra i due sia piuttosto sottile e spesso si fonda, mostrandoci anche casi di un’umanità capace di commettere atti veramente terribili. Spaventosa l’idea di trovarsi al posto dei protagonisti, di non sentirsi mai abbastanza e di non riuscire a fuggire dal proprio destino, dalla condanna di essere solamente sé stessi: spesso il mostro nello specchio siamo noi.
Sono racconti popolari che ti trascinano con sé tra oscurità e misteri, grottesco e orrore. I preferiti sono stati “Le Malaveglie” che ci fa riflettere su quanto sia facile attaccare qualcuno solo perché strano, sulle paure, e sul labile confine tra il mondo dei vivi e dei morti; ma anche “Un disamore”, nelle cui pagine ci perdiamo tra magia popolare, fatture fatte di buio e di rabbia e di un rapporto che pian piano svanisce, lasciando che sia la televisione a riempirne il silenzio. Il circolo nutriva aspettative altissime, sperando di ritrovarsi di nuovo davanti al focolare dei nonni: l’effetto finale però è stato percepito un po’ caotico e talvolta poco appassionante.
Lo consigliamo a...
ai curiosi e agli impavidi.
Le parole chiave del libro
Storie
bestie
orrore
buio
silenzio
paure
demoni
oscurità
