Irene Grandi e Ginevra di Marco con Nada all’Estate Fiesolana

Al Teatro romano di Fiesole tre voci toscane: l'8 luglio, Irene Grandi con "Fiera di me 2026", il 17, Ginevra di Marco con Nada

All’“Estate Fiesolana” arrivano due artiste toscane che hanno fatto della musica un luogo di libertà, cambiamento e ricerca. L’8 luglio Irene Grandi porta al Teatro Romano di Fiesole (FI) “Fiera di me 2026”; il 17 luglio, sullo stesso palco, Ginevra Di Marco canta insieme a Nada. Due serate diverse, unite da una stessa domanda: quanto spazio c’è, oggi, per una voce femminile davvero libera? 

Per Irene Grandi Fiesole è un ritorno a casa, ma anche una prima volta. «Prima c’erano stati altri progetti, il duo con Stefano Bollani, il blues, una delle mie curiosità musicali». Stavolta arriva con tutto il suo percorso: «Suonare a Fiesole era uno dei miei sogni nel cassetto». Il titolo del tour non è un’autocelebrazione, ma un bilancio conquistato: «Una fierezza che si conquista con l’età». Da giovane, guardava sempre avanti; il trentennale l’ha portata a voltarsi indietro, a riconoscere quello che ha costruito. 

E in questa traiettoria c’è anche una staffetta: ad aprire la data sarà Jole, giovane cantautrice che ha collaborato al singolo Colorado. «È il mio modo di restituire l’aiuto che ho ricevuto quando ero una ragazzina». La ragazza degli inizi, però, cercava già strade alternative. Studiava russo all’università, negli anni della perestrojka, quando «sembrava la lingua del futuro», e con La Forma arrivò perfino a scrivere una canzone in russo. Guardando alle artiste di oggi, il punto per lei non è contrapporre corpo e voce, immagine e musica. «Mi piacciono Levante e Serena Brancale perché, come me, lanciano in avanti la voce con potenza, e anche Elodie lo fa», dice. Madame la sente più lontana, «ha un modo di cantare le canzoni più interiore, ci parla quasi». 

Poi arriva la sua rivendicazione, netta: «Io sento il dovere, per questioni generazionali, di rivendicare sia il canto che la forma canzone», quella capacità di tenere insieme voce, testo, melodia e racconto, oltre l’immagine e la performance. 

Ginevra di Marco

Ginevra Di Marco parte dall’incontro con Nada, che conosce da tempo e con cui condivide «lo stesso Dna artistico»: due donne toscane che hanno rifiutato compromessi più commerciali per seguire una libertà artistica. «Io sono sempre stata così fin dall’inizio della carriera, con la mia indipendenza, autonomia, senza case discografiche», racconta. Nada, per Ginevra, ha scardinato l’immagine della ragazzina di Sanremo, diventando «una delle figure più coraggiose della musica italiana». Sul palco di Fiesole il loro dialogo intreccerà percorsi, radici e temperamenti diversi; insieme, immagina, le loro voci sono «terra, fuoco e memoria». 

Quando parla delle donne nella musica, Ginevra Di Marco allarga lo sguardo al presente: vede «donne molto presenti come vogliono essere, con un ventaglio di qualità artistiche». La libertà, per lei, resta legata alla coerenza, «quanto di più complesso per tutti», e alla capacità di non farsi risucchiare da un mondo «veloce e fagocitante». Anche la tradizione, per Ginevra, non è nostalgia: la canzone popolare «non è un fossile da museo», ma storia, vissuto, una chiave per leggere il presente. La sua canzone oggi più necessaria è anche la più insolita: Il coraggio di essere fragile, quasi declamata, non cantata, scritta con il poeta e regista Franco Arminio. 

Irene rivendica la fierezza, Ginevra la fragilità. Due parole solo in apparenza lontane: entrambe raccontano il diritto delle donne a non diventare etichetta o aspettativa. A Fiesole, a luglio, quella libertà passerà dalla voce.

Estate Fiesolana

Non solo musica alla 79ª edizione del festival al Teatro Romano. Fra i tanti appuntamenti in programma fino a settembre, a luglio la prima nazionale di Marilyn. Oltre il sorriso, un viaggio coreografico di Lyricdancecompany per restituire voce e corpo alla donna nascosta dietro l’icona Monroe (7), il giornalista Massimo Gramellini nello spettacolo L’ora di educazione sentimentale, monologo che esplora l’importanza di comprendere e vivere i sentimenti (13), e Alessandro Riccio, che in Le fatiche di Ercole rilegge il mito in chiave comica e moderna (22).

estatefiesolana.it

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