Trama
Marco Petrovici ha quarant’anni e vive a Berlino. La sua intera esistenza è stata condizionata da un male di vivere che si manifesta tramite svenimenti improvvisi, tenuti sotto controllo faticosamente con una terapia farmacologica. Da sempre Marco sente che il suo malessere deriva da lontano, dalle sue radici, dal passato dei suoi antenati che ha trasmesso al suo animo i drammi irrisolti della loro vita. Nel tentativo di guarire Marco affronta la storia della sua famiglia, fatta di lutti, traumi, esistenze spezzate e segreti nascosti.
La citazione degna di nota
“Nessuna paura, bisogna solo stare attenti, e per fare attenzione devi respirare piano. Come fa il bosco, come fanno le donnole e come fanno le rondini quando si posano sui fili del bucato. La vita è respirare”
Le nostre riflessioni
L’intento dell’autore è notevole tuttavia il risultato finale è a nostro avviso modesto: la storia è troppo caotica, si ha la sensazione che i fili delle vicende narrate si intreccino con fatica. Tanta, forse troppa carne al fuoco viene messa in questo libro, la storia arranca, dilungandosi oltre ciò che avrebbe da dire. Forse una maggiore brevità avrebbe giovato, oltre ad una maggiore attenzione alle ultime due parti del libro, il vero motore della storia, che meritava maggiore approfondimento.
Lo consigliamo a...
Agli amanti delle storie familiari che scavano nel passato dei protagonisti.
