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Le colpe dei padri

Le colpe dei padri

Autore Alessandro Perissinotto

Casa editrice Piemme, 2013

Pagine 315

La valutazione del Circolo

Che emozione ci ha lasciato il libro?

In collaborazione con Circolo di lettura sezione soci Coop di Empoli

I Circoli di lettura sono una comunità di lettori che si ritrovano, una volta al mese, per scambiarsi opinioni e sensazioni su un libro la cui lettura, individuale, è stata decisa di comune accordo.

Trama

Guido Marchisio, torinese, 46 anni, di famiglia altoborghese, fidanzato con una venticinquenne e dirigente del locale stabilimento di una multinazionale, vive tranquillamente la sua esistenza privilegiata. Ma 26 ottobre 2011 un incontro inatteso fa nascere in lui un sospetto inquietante: è possibile che da qualche parte esista un suo sosia, un gemello dimenticato, un doppio enigmatico e inafferrabile? Con il passare dei giorni, il dubbio si trasforma in ossessione, sconvolgendo la vita dell’ingegnere Marchisio. Indagare fino in fondo significherà per lui affacciarsi sull’orlo di un abisso e confrontarsi con ciò che mai avrebbe immaginato.

La citazione degna di nota

“I nostri padri hanno più colpe degli altri, perché credevano di cambiare il mondo con la politica e
ignoravano le persone, anche quelle più vicine. Se non hai la persona al centro della tua azione hai
perso in partenza”

Le nostre riflessioni

Cosa faremmo se, ormai adulti, scoprissimo di avere un fratello? Magari gemello? Questo e molti altri interrogativi si pone il protagonista della vicenda, Guido Marchisio. La narrazione si costruisce attorno a questo personaggio, titolare di molteplici status symbol —dalla giovane e affascinante fidanzata alla solida posizione professionale — un “tagliatore di teste” abituato a decidere del destino altrui, che entra in crisi quando si convince dell’esistenza di un suo doppio.

È un personaggio riuscito, emblema di una crisi tutta italiana, del tradimento delle speranze di un intero Paese. In Guido si addensano molteplici tensioni psicologiche: fragile e incapace di autonomia autentica, fatica a esprimere emozioni profonde, a costruire legami veri, a esporsi senza calcolo. Anche la sua relazione con una fidanzata più giovane diventa un’ulteriore forma di autoaffermazione per cercare conferme e consenso. La sua autenticità affiora nella ricerca del misterioso Ernesto, quando una crepa lascia intravedere il suo bisogno più profondo: la sua arroganza, che lo fa sembrare sicuro e dominante, è in realtà il riflesso di una profonda insicurezza. Plasmato dai genitori, con una memoria ricostruita e un’identità modellata dall’esterno, Guido incarna il dramma di chi non riesce mai a diventare davvero sé stesso.

La narrazione è scorrevole, sostenuta da descrizioni accurate degli ambienti, che risultano vivide senza appesantire il ritmo: approfondisce soprattutto le dinamiche psicologiche e sociali. Ogni capitolo è introdotto da un richiamo ai concetti che verranno sviluppati, una scelta che orienta il lettore e conferisce unità e consapevolezza all’impianto complessivo dell’opera. Particolarmente efficace la scelta della forma dell’intervista, che diventa una vera e propria strategia narrativa: attraverso questo dispositivo, il racconto mantiene un’apparente imparzialità e lascia spazio al lettore per farsi un’idea autonoma dei fatti e dei personaggi. Si ha quasi l’impressione di dialogare direttamente con l’autore: la figura dell’intervistatore non si impone subito, ma emerge
gradualmente, rivelandosi poco a poco.

La vicenda privata di Guido si sviluppa alla ricerca del proprio doppio: il tema del sosia, da sempre centrale nella letteratura e nel cinema, ci ha ricordato Il sosia di Fëdor Dostoevskij, ma anche il racconto William Wilson di Edgar Allan Poe e i film Sliding door o The Bourne Identity. Al centro resta la stessa domanda vertiginosa: come sarebbe stata la sua vita se avesse preso un’altra strada? L’autore rinuncia a virtuosismi stilistici per raccontare Torino tra presente e passato: dagli anni del boom delle fabbriche e della Fiat, al declino e alla riconversione industriale. Abbiamo apprezzato anche la ricostruzione storica della Torino operaia degli anni ’70, segnata da lotte sociali, scontri di piazza e terrorismo.

Sebbene a tratti le vicende del protagonista risultino improbabili o stereotipate, il romanzo restituisce con forza il dolore dei lavoratori licenziati o in cassa integrazione: uomini feriti nell’orgoglio prima ancora che nel reddito, umiliati da decisioni imposte dall’alto. Particolarmente dolorosa ci è risultata la descrizione dei criteri — spesso oscuri o spietatamente pragmatici — con cui vengono scelti i nomi da sacrificare. È un ritratto che risuona di grande attualità, affrontando
temi come la precarietà, le disuguaglianze e le identità professionali in crisi. Ma quali sono davvero le colpe dei padri? Crescere i figli a propria immagine? Esigere che rispondano delle loro azioni? Nutrire determinate aspettative? Forse il cuore dell’opera non risiede tanto nelle colpe dei padri quanto nello smarrimento dei figli, nel precoce senso di sconfitta delle generazioni successive.
Le vicende sintetizzano l’evoluzione industriale e i mutamenti sociali, mettendo in luce le tensioni che ne derivano. Oggi le stesse battaglie sembrano ripetersi, ma con una morsa ancora più soffocante: non si tratta più di conquistare diritti per la prima volta, ma di doverli riconquistare

Lo consigliamo a...

Chi vuol approfondire la storia italiana degli anni ‘70.
Ai giovani.

Le parole chiave del libro

Identità

Memoria

Metafore

Fenditura

Straniamento

Sdoppiamento

Lavoro

Fabbrica

Cassa integrazione

Anni di piombo