Trama
Un romanzo epistolare in cui una madre scrive alla figlia dodicenne Penelope e alle sue compagne immaginando di riempire la valigia di parole. Una metafora della vita della Penelope protagonista ma di tutte le ragazze, future donne, ancora in viaggio verso una meta paritaria e degna di rispetto. Coraggio, speranza, libertà, gentilezza, allegria, immaginazione, viaggio, tenacia, compassione, futuro, generosità, cambiamento sono solo alcune delle parole che andranno a comporre la valigia delle ragazze perché diventino artefici del proprio destino
Le nostre riflessioni
L’idea ha del potenziale: prima di intraprendere un viaggio anche metaforico, la madre prepara alla figlia Penelope una valigia piena di ventuno valori. Tuttavia il circolo ha trovato questo libro banale nella scrittura e confuso nello svolgimento, dove passato, presente, futuro si mescolano. I ventuno valori che vengono affidati a Penelope sono reali, è vero, ma motivati in modo un po’ superficiale. Inoltre non è credibile che una madre spieghi a una dodicenne questioni così complesse in modo tanto superficiale. Si tratta di tematiche forti da affidare a una ragazzina e alle sue compagne, bisognerebbe fornire anche un minimo di preparazione. L’impressione è che si voglia appesantire una giovane di quell’età.
Una lettrice ha immaginato di risponderle più o meno così: “Cara mamma, ho ascoltato con interesse tutti i tuoi insegnamenti, ma mi hanno fatto venire il magone!”.
Se Penelope assimila quanto le è stato affidato la vita per lei potrebbe non risultare facile. È impossibile sapere cosa le piacerà, chi incontrerà… La voglia di libertà ce l’ha già, ma come può comprenderla? Concetti come gentilezza e rispetto sono molto grandi, difficili da assimilare davvero. La compassione non le piace, sperimenta la generosità al massimo con le sue amiche.
La madre – voce narrante – parla del ritorno di Penelope ma in realtà sta parlando di sé, perché il ritorno della figlia è ciò che aspetta lei. Ciò che emerge è sicuramente una madre un po’ impegnativa. Già nel primo capitolo si fa una grande scorpacciata di citazioni, cosa che i lettori hanno giudicato troppo comoda. Il libro è in generale molto fuori dagli standard del circolo. Se però è pensato per le classi quinte elementari e le medie, allora si può rivalutare.
C’è chi non è riuscito a finirlo, molti lo hanno terminato pur senza apprezzarlo. La forma dell’epistolario poteva dare tanti spunti di riflessione, invece risulta impersonale, non lascia niente al lettore. C’è in sostanza una mancanza di pathos. Tanti temi potenzialmente profondi senza alcun approfondimento, nessun riferimento storico.
Scrivere una lettera a una figlia dovrebbe essere una grande responsabilità, una sorta di testamento. Forse l’autrice si è avventurata in una cosa più grande di lei.
Lo consigliamo a...
giovani e giovanissimi lettori.
Le parole chiave del libro
Romanzo epistolare
madre e figlia
valori
