Davanti a un sacchetto abbandonato o a un materasso sul marciapiede, la prima parola che viene in mente è “maleducazione”. Ma tra chi sporca, sapendo di sporcare, e chi rispetta ogni regola c’è una zona grigia fatta di inconsapevolezza, informazioni poco chiare, servizi conosciuti poco o usati male.
Il decoro urbano dipende anche da quanto è semplice fare la cosa giusta: sapere come prenotare un ritiro di materiali ingombranti, quando esporre il sacco del porta a porta, essere consapevoli che un mozzicone gettato non è una brutta abitudine, ma un rifiuto vero e proprio.
«Nella grande questione degli abbandoni dei rifiuti in ambiente aperto coesistono fenomeni molto diversi. Da una parte c’è il gesto individuale incivile, dall’altra i grandi abbandoni, come i sacconi neri degli scarti tessili o reflui liquidi sversati nei corsi d’acqua, un vero e proprio delitto contro l’ambiente: qui siamo di fronte anche a forme di traffico organizzato di rifiuti» precisa Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana.

Chi sporca…
Spesso la sporcizia urbana è fatta di piccoli gesti ripetuti: gettare per terra una sigaretta, un tappino, uno scontrino, una gomma da masticare, una lattina, una bottiglietta di plastica. Da parte di chi li compie spesso non c’è consapevolezza della loro gravità. Finché qualcuno non conta i danni che provocano.
Il progetto “Liberi dai rifiuti”, promosso da Unicoop Firenze con Legambiente, si concentra proprio su questo: rendere visibile ciò che passa inosservato. Gli studenti raccolgono, classificano e osservano i rifiuti trovati, contribuendo a una vera attività di citizen science, la scienza partecipata che aiuta a mappare rifiuti e aree inquinate, realizzando un monitoraggio ambientale, che diventa supporto alla ricerca scientifica. E nel frattempo, i bambini e i ragazzi coinvolti nel progetto acquisiscono una coscienza ambientale che riportano nella vita di tutti i giorni.
Quest’anno sono stati nove i territori coinvolti da “Liberi dai rifiuti” (Montemurlo, Scandicci, Crete d’Arbia, Certaldo, Campi Bisenzio, Lamporecchio, Massarosa, Bibbiena e Foiano della Chiana), 37 le classi, 851 ragazze e ragazzi e 70 insegnanti.
L’anno scorso i mozziconi erano il rifiuto più diffuso, soprattutto nei parchi e nei giardini pubblici. Quando i ragazzi arrivano a raccoglierne circa 300 anche in spazi piccoli, capiscono che quei numeri nascono da gesti quotidiani di inciviltà.
La trappola dei piccoli rifiuti è questa: non occupano spazio come un divano, non danno subito l’idea del degrado, ma restano per anni. Dai giardini alle spiagge, cambia lo scenario ma non la sostanza: i mozziconi sono una presenza nota da tempo anche sui litorali.

…chi pulisce
I gestori della raccolta dei rifiuti guardano alla tecnologia come aiuto nella loro attività. Plures Alia punta su Aliapp e sul portale per consultare calendari, informarsi su come differenziare nella sezione “Dove lo butto”, segnalare abbandoni, chiedere ritiri e gestire servizi personalizzati. Sono strumenti utili, ma hanno bisogno di tempo: prima di funzionare davvero devono essere conosciuti, usati e percepiti come semplici.
A Firenze quasi novemila cassonetti digitali, su oltre 11mila contenitori complessivi, registrano conferimenti e livelli di riempimento: dati che aiutano a programmare meglio gli svuotamenti, riducendo viaggi inutili, che comportano aumento di traffico ed emissioni.
Ma l’algoritmo non può sostituire il comportamento delle persone. Può indicare un cassonetto pieno, non impedire che qualcuno lasci un sacchetto in terra. Per questo servono controlli e responsabilità. A Firenze nel 2025 gli ispettori ambientali di Plures Alia hanno effettuato oltre 30mila controlli e ispezionato più di 32mila sacchi. Le sanzioni sono state 597, in calo di circa il 25% rispetto all’anno precedente.
In alcuni territori il controllo è ancora più tecnologico. A Prato, contro l’abbandono illecito di rifiuti e scarti tessili, Estra e Procura hanno avviato una sperimentazione con quattro droni, uno con termocamera a infrarossi.
Errori nel cassonetto
Geofor gestisce raccolta e servizi ambientali in 25 comuni del territorio pisano. I servizi più richiesti sono quelli a domicilio, come la raccolta su prenotazione di ingombranti, sfalci e potature, ma sono anche quelli che generano più incomprensioni: materiale esposto nel luogo o nell’orario sbagliato, quantità o tipologia diverse da quelle dichiarate al call center o tramite l’app RCiclo. Gli errori più comuni degli utenti restano la cattiva differenziazione e l’uso di sacchi o contenitori non conformi.
I cittadini, da parte loro, lamentano disservizi dei gestori, specialmente nella raccolta porta a porta, ancora mal digerita da molti, in particolare nella versione Taric, la Tassa sui rifiuti corrispettiva che prevede bonus e malus in bolletta sulla base di una buona o cattiva differenziazione.
Sono segnalati ritiri non puntuali, la non corretta acquisizione dei conferimenti da parte degli operatori, che vengono imputati anche di una scarsa attenzione durante le operazioni di ritiro. Infine, le bollette sono considerate troppo care, rispetto al servizio dato.
Fra i rifiuti che più lasciano perplessi l’olio usato per friggere, cucinare o conservare alimenti: se smaltito male può diventare un problema ambientale, ma spesso non viene percepito come un rifiuto vero. Per questo Plures Alia e Unicoop Firenze hanno lanciato “Un solo gesto, un mare di conseguenze”, con il nuovo servizio gratuito di ritiro a domicilio degli oli alimentari esausti.
Problema simile per vecchi telefoni, caricabatterie, spazzolini elettrici, giocattoli elettronici, auricolari, smartwatch. Legambiente propone “Missione Raee Zero scuse”, realizzata con Erion Weee, con il servizio “1 contro 0”, che consente di restituire piccoli rifiuti elettrici ed elettronici senza obbligo di acquisto.
«Il sistema di raccolta è nel complesso ben organizzato – dice Fausto Ferruzza -, ma la conoscenza è più forte nei grandi centri che nelle aree interne: si sta andando nella direzione giusta, ma c’è ancora tanto lavoro da svolgere».
I Raee rappresentano una vera e propria miniera di materiali riciclabili: metalli ferrosi e non, come il rame, l’alluminio, il ferro e l’acciaio possono essere recuperati e immessi nel mercato come materia prima secondaria con altissimi livelli di purezza.
In Toscana, a Terranuova Bracciolini (AR) è nato il primo impianto europeo per il recupero di oro, argento, palladio e rame dalle schede elettroniche buttate. Ogni anno vengono trattate oltre 300 tonnellate di schede elettroniche, che permettono di recuperare 200 kg di metalli preziosi e 57 tonnellate di rame. Basta trovare il posto giusto dove buttarli.
