Staino e Makkox: amici di matita

Due matite, due stili, e due generazioni a confronto

Due matite, due stili, due generazioni. E, coincidenza vuole, due nuovi libri pubblicati lo scorso novembre. Sergio e Marco. Ovvero, in arte, Staino e Makkox. Nuove mappe del paradiso. Una autobiografia ucronica si intitola il libro di quest’ultimo, mentre un più prosaico Quel signore di Scandicci. Quarant’anni con Bobo è l’ultima fatica di Staino.

Due giganti della vignetta, quella dal tratto abbozzato che lascia un solco profondo, nel sentire di chi guarda e legge, e ride e piange insieme. Distanti eppure vicini e affini, sono figli di luoghi e tempi diversi – Staino è nato a Piancastagnaio (SI) nel 1940, Marco D’Ambrosio a Formia (LT) nel 1965 -, ma con la stessa ironia graffiante raccontano una storia unica: quella dell’Italia che va “all’italiana”, quella di un mondo dove indifferenza e dubbio si fronteggiano testa a testa. Quella degli uomini, imperfetti e “storti”, ma mai del tutto stolti. E un po’ anche quella del mondo Coop, al quale hanno prestato la loro matita: Staino in tante occasioni e vignette a tema, Makkox nei calendari e con i suoi personaggi portatori di valori e disvalori, dal 2018 a oggi.

È da qui, dall’umana miriade di piccole e grandi faccende, che nascono vignette “storiche”, che raccontano il momento e inquadrano un tempo: era il 1989 quando Staino raccontò Piazza Tienanmen, con l’immagine della giovane, uccisa dalla Storia e dalla Politica, portata in braccio da Bobo. Trenta anni dopo, era il 2019 quando Makkox raccontò l’epopea dei migranti con l’immagine del bambino affogato in mare con la pagella cucita agli abiti, che nel fondale rivive e mostra ai pesci quel pezzo di carta pieno di buoni voti. Due vignette di commovente delicatezza dietro le quali pende la rabbia per l’ingiustizia di una società che sbaglia l’ordine delle priorità e al primo posto non mette, purtroppo, l’umanità.

Parola di Bobo

Sergio e Bobo, 40 anni di vita insieme, una coppia ormai inseparabile. Quaranta anni di strisce, dalla prima pubblicata sulle pagine di “Linus” nel 1979 a oggi, raccolte nell’antologia Quel signore di Scandicci (Rizzoli Lizard), con la prefazione di Dacia Maraini. Nato come alter ego del proprio autore, che nel mondo di Bobo tratteggia anche un ritratto della propria famiglia, il personaggio approda poi su “L’Unità” da cui punta la propria ironia contro le piccolezze di uomini non ancora pronti per gli ideali di libertà, femminismo e progressismo che professano. Una ricca antologia in cui Staino affida alla parola scritta il racconto di momenti cruciali della propria vita: la nascita di Bobo, i funerali di Berlinguer, il suo addio a “L’Unità”. Un libro divertente e amaro, sulla storia dell’Italia e di un personaggio a fumetti che meglio di altri ha saputo raccontarla.

Direzione paradiso

Anche senza vedere la grafica, un appassionato di fantascienza coglie subito il riferimento: Nuove mappe del paradiso, l’autobiografia “ucronica” di Makkox, si aggancia nella memoria a Nuove mappe dell’inferno, il saggio sulla fantascienza del critico Kingsley Amis. Che Makkox sappia di fantascienza emerge spesso da battute e riferimenti, e ora anche da questo libro autobiografico, che non a caso esce, edito da People, con una grafica in stile Urania dell’epoca Fruttero & Lucentini. Scritto con Nicola Mirenzi, è una raccolta di disegni e vignette, ricordi e pensieri, con cui Makkox ripercorre la sua vita e rimette insieme passato, presente e un’idea di futuro. Parla di tutto: dei mille mestieri passati, di talento, di Italia, di politica e satira, di social, di tv e di disegni. Parla dell’uomo e, un po’, di tutti noi, nel bene e nel male, allo specchio.

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