Divin Codino

In arrivo il film su Roberto Baggio, mito di un calcio di altri tempi. Parte delle riprese si è svolta a Firenze. L'intervista all'attore Andrea Arcangeli che nel film interpreta il calciatore

Ci sono goal che sono opere d’arte. Ci sono calciatori che sono come artisti, come poeti. Inventano cose che, da solo, non riusciresti a immaginare. Roberto Baggio è uno di questi. In un calcio che andava a cento all’ora, fatto di muscoli, grinta e sportellate, Baggio è stato leggerezza, imprevedibilità, genio. Scarti improvvisi, cambi di passo, di ritmo. Musica jazz nel rigido rock ‘n roll delle partite. E il cuore dello spettatore saltava un battito. E poi esplodeva. Goal.

Lucio Dalla, che amava i gesti poetici dello sport, gli dedicò un racconto e una canzone. Scrisse: «Baggio è l’impossibile che diventa possibile, è una nevicata scesa da una porta aperta nel cielo».

Adesso, da una porta aperta nelle piattaforme streaming arriva un film su di lui. Uscirà il 26 maggio su Netflix, si intitola Il Divin Codino. Un’ora e trentun minuti per raccontare la sua storia, gli inizi, gli infortuni, i trionfi, i rapporti con i tifosi, quelli – spesso difficili – con gli allenatori. E quel rigore, nella finale mondiale contro il Brasile, a undici metri dalla felicità.

Parte delle riprese si è svolta a Firenze: è stato il primo set aperto in Toscana dopo il lockdown rigido dello scorso anno. Si è girato nella zona dello stadio Artemio Franchi, al piazzale Michelangelo, e nel negozio di dischi Data Records, in via de’ Neri, dove il calciatore amava andare. A dirigere il film Letizia Lamartire, giovane regista diplomata in musica jazz al Conservatorio e in regia al Centro sperimentale. È lei che ha diretto la seconda stagione della serie Baby. A interpretare Roberto Baggio è Andrea Arcangeli, ventotto anni, già protagonista della serie Sky Romulus.

Andrea Arcangeli e Roberto Baggio

Chi era per lei Roberto Baggio, prima di essere chiamato a interpretare il film?

Baggio è sempre stato nel mio immaginario. L’ho sempre visto come un mito assoluto: il calcio come brivido, come genialità. Purtroppo, avevo solo un anno quando Baggio portò l’Italia alla finale dei Mondiali, nel 1994, e poi tirò quel maledetto rigore contro il Brasile.

Man mano che ha fatto ricerche sul personaggio per il film, che Baggio ha scoperto?

Ho scoperto la sua semplicità, la sua umiltà. Le sue sofferenze immense. Le sue tremende delusioni, i suoi infortuni devastanti. Non so in quanti avrebbero avuto la forza che ha avuto lui, quando a diciott’anni si è ritrovato duecento punti di sutura nella gamba. Eppure, ha avuto la forza di ricominciare.

Vi siete incontrati?

La prima volta, nel giorno della conferenza stampa, quella in cui abbiamo annunciato il film. Poi abbiamo fatto altre chiacchierate: ma non abbiamo parlato molto di calcio.

E di cosa avete parlato?

Di buddismo, della fede che lui ha abbracciato da tempo. Ho scoperto una persona molto profonda, molto saggia, molto illuminata. Uno che ha trovato la serenità.

Che cosa l’ha colpito di più nella storia di Baggio?

La forza della sua volontà. Sì, certo, aveva un immenso talento: ma ha dovuto dribblare una serie infinita di infortuni. Un altro, con le sue cicatrici, con le sue ginocchia sfasciate e riparate cento volte, avrebbe smesso di lottare. Invece lui non ha mai mollato. E ha continuato, per vent’anni, a provare gioia per un tocco di palla.

Come si è preparato al ruolo?

Ho guardato mille partite, e anche mille interviste di Roberto Baggio. Mi colpisce molto il suo modo di guardare, nelle interviste, dopo che gli hanno fatto una domanda. Guarda di lato, come se cercasse una via per fuggire, per saltare l’avversario e andare verso rete. O come per cercare una risposta. Ecco, è qualcosa che succede anche a me.

Lei gioca a calcio?

Me la cavo. Ho sempre giocato, anche se non da professionista.

In che ruolo?

Attaccante: sono mingherlino e veloce. Seconda punta o ala.

Sente la responsabilità di raccontare un personaggio che, per molti appassionati di calcio, è un mito?

La vedo come una bellissima responsabilità, e anche come un grande onore. E poi, questo film è anche un modo per raccontare un po’ della storia degli anni ‘90, le estati italiane, i Mondiali vissuti con attesa ed esaltazione, i caroselli di bandiere. Quello che adesso ci manca moltissimo.

Il film

Il Divin Codino è stato scritto da Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo, che sono gli autori della sceneggiatura delle serie 1992 e 1993. A interpretare il film anche Thomas Trabacchi, Valentina Bellé, e il “Poiana” di Propaganda live Andrea Pennacchi. Mentre il comico Martufello è Carletto Mazzone, ultimo allenatore di Baggio.

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