Un viaggio che continua un anno dopo. Ponte a Greve: una storia di persone

Ieri, al centro Rogers di Scandicci, la presentazione del libro sulla storia della comunità di Ponte a Greve

A pochi giorni dall’anniversario dell’incendio che ha colpito il centro commerciale di Ponte a Greve e con il supermercato completamente ricostruito e inaugurato da più di due mesi, un incontro per continuare ad esplorare il mondo della comunità di Ponte a Greve.

E’ quello che si è tenuto a Scandicci martedì 7 maggio nell’auditorium Rogers, alla presenza dell’autore del libro Una storia di persone, Raffaele Palumbo, del sindaco di Scandicci Sandro Fallani, del docente di Urbanistica dell’Università di Firenze Pietro Giorgieri, del politologo dell’Università di Bologna Roberto Cartocci e di Claudio Vanni, responsabile delle Relazioni esterne di Unicoop Firenze.


“Nella realtà ci sono molti strati che vengono a galla quando si rompe la quotidianità ordinaria, come è successo l’anno scorso alla Coop.fi di Ponte a Greve. Si tratta di quello che accade quando le azioni che si fanno automaticamente in un contesto complesso e molto organizzato – spiega il politologo dell’Università di Bologna Roberto Cartocci  –  cambiano significato perché succede qualcosa di straordinario. Il tetto del supermercato incendiato in questa storia diventa un simbolo che attiva decine di messaggi di cordoglio, perché era stato colpito un centro commerciale che aveva un forte valore a livello di capitale sociale, accumulato giorno dopo giorno durante le normali attività che svolgeva. Capitale sociale che possiamo definire come il serbatorio di fiducia di una collettività nei confronti degli altri e che rappresenta il lubrificante di tutte le relazioni umane”. 

L’incendio insomma e la reazione emotiva, ma fattiva, che ha visto tutti darsi da fare e rimboccarsi le maniche per ripartire, sono per Cartocci, “l’espressione di un capitale sociale rilevante, che significa che c’è, dietro un supermercato, un’affezione che può essere definita con più nomi e che si fa vedere in un momento di crisi“. 

Cartocci traccia anche un parallelo con l’alluvione del 1966: come in quell’occasione appena l’acqua si era ritirata i fiorentini uscirono con le pale a spalare fango, così è stata grandissima la mobilitazione dopo l’incendio di Ponte a Greve, perché “quando c’è la disgrazia e il capitale sociale si può iniziare subito a parlare di ricostruzione, proprio come nel caso di Ponte a Greve, altrimenti c’è solo la disgrazia”. 


Un altro punto di vista è quello espresso da Pietro Giorgieri, docente di Urbanistica dell’Università di Firenze :”Il libro Una storia di persone è la scoperta di una realtà, che riguarda i centri commerciali e le relazioni.  Parte da una sorta di rimozione rispetto a certi temi, come l’edificio centro commerciale, e da una premessa non detta, quella rispetto alla valenza dei centri commerciali come non luoghi, e ha il valore di aver disvelato quello che è. Pensiamo che quando parliamo di agorà citiamo uno spazio che era anche del commercio, come i centri storici delle nostre città si sono sviluppati intorno alla piazza del mercato. A riprova di una centralità storica di questi luoghi, confermata anche dalla storia dell’architetto Gruen, considerato l’ideatore dei primi centri commerciali moderni”.

“Gruen, che ha progettato 150mila metri quadrati di spazi commerciali negli Usa in pochi anni, è poco conosciuto, ma forse dovremmo tornare un po’ lì  – continua Giorgieri – a cercare di capire che alcune novità possono giocare un ruolo importante nella trasformazione delle città,  a patto che riusciamo a mantenere un atteggiamento aperto. A questo proposito credo che le fiamme di Ponte a Greve abbiamo illuminato quello che ci stava sotto e insieme al libro di Palumbo abbiano contribuito a diradare quei non detti su come ci immaginiamo il futuro delle città, anche a dispetto di quello che sono già”. 

“Ponte a Greve come cerniera fra i territori, ma soprattutto le comunità di Firenze, Scandicci e Lastra a Signa”. Così in conclusione Claudio Vanni definisce l’esperimento urbanistico del centro commerciale a metà strada fra Firenze e Scandicci, che si definisce ormai più come piazza e luogo di incontro che come supermercato. Un universo intorno a cui ruotano associazioni, volontari, una scuola di musica, le molteplici attività della sezione soci piuttosto che chi viene a ritirare il cibo avanzato dai giorni precedenti per portarli alle mense solidali. Uno spazio che ha ospitato la presentazione del libro dello storico Paolo Mieli e i musicisti del Maggio Musicale Fiorentino che hanno portato fra i banchi dell’ortofrutta i brani dal Barbiere di Siviglia. Un luogo dove la cooperazione si esprime e fa rete.

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