Notti magiche, aspettando…

Un appassionato di calcio non rinuncia al mondiale anche in assenza degli Azzurri. Ma per chi fare il tifo? Le riflessioni del giornalista e scrittore Benedetto Ferrara

… oddio, aspettando cosa, chi e dove. Accidenti, dodici anni senza Mondiali hanno creato un vuoto fra i nostri sogni estivi a scadenza quadriennale e la realtà. Le notti magiche sono davvero una roba da boomer. Vaglielo a spiegare a un teenager che vent’anni fa eravamo sui viali a sventolare bandiere tricolori. Se non gli fai vedere le foto mica ci credono. Beh, loro non possono avere nostalgia di qualcosa che non hanno mai vissuto, semmai siamo noi che vaghiamo nell’afa di questa strana estate italiana alla ricerca di qualcosa che non c’è. Perché poi il paesaggio mondiale è sempre ben distribuito in ogni dove. Niente manifesti che pubblicizzano televisioni ultrapiatte, scala uno a uno con un campo di pallone, niente vetrine dei negozi addobbate azzurro cielo.

Benedetto Ferrara

Ora passa tutto dalla racchetta di Sinner: caffè, tv, shampoo, yogurt, spaghetti. Accadeva già da un po’, e se l’Italia non si fosse smarrita pure con la Bosnia ci sta che lo sponsor azzurro avrebbe scelto comunque lui, vincente vero, orgoglio in purezza della nostra amata Italia dall’accento alpino. Certo, non è che un appassionato di calcio rinuncia al Mondiale in assenza di azzurro. Mancheranno i tifosi occasionali, quelli del «ma come funziona esattamente il fuorigioco?», ma chi ama il pallone mica ne può fare a meno. Ovvio, tutto avviene con quello strano distacco a cui un tifoso non si abituerà mai.

E allora, per aggiungere un po’ di passione davanti alla tv, ognuno avrà comunque scelto per chi tifare, ben cosciente del fatto che la sofferenza, in caso di sconfitta, sarà quasi indolore. Già, ma per chi tifare? C’è la scelta simil patriottica. Squadra straniera, allenatore italiano. Quindi ci sarà chi avrà fatto il tifo per il Brasile di Ancelotti o la Turchia di Montella. Poi c’è la scelta che potremmo definire psicoanalitica, quella che indirizza il tuo cuore a tifare per il nemico del tuo nemico. Insomma, per capirci: hai una squadra che ti sta antipatica? Beh, ogni partita regalerai il cuore e qualche urlo davanti alla tv al suo avversario, sperando che riesca a eliminarlo. Questa in realtà è una leggera variante del tifare contro, sport molto amato dalle nostre parti.

Infine, non può mancare la scelta inevitabile tra il più forte e quello che ha la credibilità di una chitarra elettrica in un notturno di Chopin. Ad esempio, chi ha fatto il tifo per Capo Verde. Della serie: sto con i piccoli e contro i potenti. E poi ci sei stato in vacanza e ti sei trovato bene. Senza contare che hanno pareggiato con le furie rosse spagnole al loro debutto al mondiale. E poi il Curaçao, quelli arrivati sullo scuola bus. Nemmeno sai dov’è e in realtà pensavi fosse in liquore. Invece sono anche una squadra caraibica attira-simpatie.

Ma ciò che ti mancherà di più sarà andare con gli amici e una birra in mano davanti a un megaschermo. Perché poi, diciamocelo, in questo mondo di solitudini l’idea di ritrovarsi per far festa è un pensiero stupendo. Niente da fare. Sarà per la prossima volta. Forse.

(Ndr, il titolo rimanda al ritornello della canzone Un’estate italiana composta da Giorgio Moroder, Edoardo Bennato e Gianna Nannini, inno dei Mondiali Italia ’90. In quel caso si aspettava un goal, meglio se dell’Italia).

A cura di Benedetto Ferrara, giornalista e scrittore

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