Antonio Scurati: il sentimento della storia

Ne parliamo con il vincitore dell’ultimo Premio Strega

«Se uno non sente di vivere in un tempo più grande di quello individuale, non arriva neanche ad approfondire la conoscenza della storia»: parte con questa premessa l’intervista ad Antonio Scurati, vincitore dell’ultimo Strega con M. Il figlio del secolo, primo volume di un’opera di grandi dimensioni che narrerà un periodo fondamentale della storia italiana: la parabola del fascismo dall’inizio fino a piazzale Loreto.

«Conoscere la storia è fondamentale, tanto che nei millenni il ricordo dei fatti del passato si trasmetteva fra le generazioni per via orale. Oggi viviamo in un eterno presente, il sentimento della storia sembra smarrito, una grave perdita che ci impoverisce. Si può sopperire raccontando i fatti del passato sotto forma di romanzo, che è il mezzo più potente per ripristinare il sentimento della storia, perché rende la conoscenza del passato più democratica e accessibile a tutti, senza chiedere al lettore la carta d’identità o il titolo di studio».

Perché ha scelto di raccontare proprio la vicenda di Mussolini?

Perché ora si può fare. Fino a qualche anno fa la conoscenza di quel periodo era esclusivo appannaggio degli storici di professione, c’era una sorta di pregiudiziale antifascista a parlarne con modalità diverse dal saggio storico o dai libri scolastici. Ora questo preconcetto è caduto e siamo liberi di narrare questa figura con il linguaggio della letteratura e dell’arte: ciò può aiutare a sviluppare una nuova consapevolezza antifascista.

Inevitabili le polemiche…

Ho voluto raccontare il fascismo attraverso i fascisti. Per chi ha letto il libro, è impossibile simpatizzare con Mussolini, che risulta una figura abbietta, spregiudicata, profondamente immorale, meschina, per quanto con un talento politico fuori dal comune. Non ho mai subito nessuna fascinazione e non credo che si possa rimanere affascinati da Mussolini leggendo il libro, se non come accade con uno spettacolo orrorifico che incanta lo sguardo, proprio perché produce orrore e ribrezzo.

Quali personaggi ha avuto modo di riscoprire attraverso la scrittura di M?

Uno è D’Annunzio, che nella sua scelleratezza comunque è una figura gigantesca sotto molti punti di vista. L’altra è Margherita Sarfatti, l’unica figura femminile di potere in questa banda di maschi forsennati, che fa molti errori ma spesso li compie mossa, sì dall’ambizione, ma anche dall’amore per il figlio morto in guerra e per lo stesso Mussolini. Questo la rende una figura patetica, nel significato più nobile della parola.

Chi invece potrebbe essere paragonato all’Ettore dell’Iliade, l’eroe per cui tutti parteggiano?

Facile dire Giacomo Matteotti, che possiamo riscoprire anche sotto il profilo umano nelle sue debolezze e ossessioni. Straordinario il carteggio con la moglie, che lo invita a desistere dalla lotta antifascista, lo prega in nome dei figli, ricordandogli i suoi doveri di padre, e lo accusa di essere estremista e fanatico. Ci fa conoscere questa sorta di santo laico sotto una luce nuova, più umana.

Anche in questa vicenda storica emerge chiaramente la capacità seduttiva del potere… quante somiglianze con l’attualità!

Sto lavorando al secondo volume, che narra gli anni del regime, quando questi scalmanati, sedicenti rivoluzionari, che dopo aver disprezzato in tutte le forme il Palazzo del potere a Roma, lo conquistano e lo occupano. I fascisti delle origini si definivano un “antipartito”, Mussolini qualificava la sua azione come “antipolitica” e i parlamentari dell’epoca come le “mummie di Montecitorio”, che dovevano essere liquidate. Poi, questi stessi fascisti finiscono per incistarsi nei vizi del potere.

Che lettore è Antonio Scurati?

Tardivo: ho scritto sin da bambino, ma ho cominciato a leggere con assiduità intorno ai 19 anni, quando ho cominciato l’Università. E l’ho fatto in maniera disciplinata, secondo un percorso sulla via della conoscenza. Negli ultimi anni sono diventato un lettore più selvaggio e pulsionale, leggo quello che mi va di leggere e che mi dà un piacere immediato, senza destinazione.

Qualche consiglio per favorire la lettura…

Mia figlia ha dieci anni e due modalità di lettura: con il babbo, cioè con me, o senza babbo. Nella prima stiamo fianco a fianco, un po’ leggo io ad alta voce, e lei mi corregge se sbaglio, e un po’ legge lei. Quando invece lo fa da sola, vedo che se un libro l’appassiona, legge persino in piedi! Bisogna riuscire a insegnare che la lettura può essere un piacere, non un sacrificio, e il passo da fare è quello di abbandonare i piaceri più facili per quelli più difficili.

Quali titoli non dovrebbero mancare in una biblioteca per giovani lettori?

Con mia figlia abbiamo letto di tutto, dalle saghe di maghi e maghetti come Harry Potter, ai classici come l’Iliade in edizioni per ragazzi e l’Isola del tesoro di Stevenson, e insieme ci siamo un po’ spaventati, perché è una storia che fa paura.

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