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Toscana in pista

Per Milano-Cortina un’opera lirica che parla di sport e inclusione

Alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina, in programma dal 6 al 22 febbraio, c’è anche un bel po’ di Toscana: i valori olimpici e paralimpici sono esaltati nell’opera lirica I Giochi di Orobea, edita da Ricordi e composta per l’occasione dal Maestro Andrea Portera, nato a Grosseto nel 1973 e vissuto fra Casentino e Firenze, autore anche del libretto.

Ci sono tre cantanti toscani, Benedetta Gaggioli di Pistoia, Carlo Morini di Lucca, Alessandro Carmignani di Pisa. In più ci sono Giorgio Marcello, pisano di adozione, e il coreografo Keith Ferrone, che è nato a New York, ma vive a Firenze dove ha fondato la Florence Dance Company. Per finire in bellezza la carrellata di toscanità, ecco Animae Voces, coro fiorentino guidato dal mugellano Edoardo Materassi.

La Valtellina come sfondo

Qualcuno dirà che c’è dello spirito di campanile nelle righe precedenti: è vero e l’abbiamo fatto apposta, perché è anche al campanilismo che si ispira l’opera di Portera, con il cui aiuto scendiamo nel dettaglio della musica da lui composta. «Nella sua immagine immediata, Giochi di Orobea è la storia di una città divisa in cinque rioni che ogni cinque anni danno tregua ai vari campanilismi, che possono diventare piccole guerre civili, e fanno pace».

È nata da un’idea del Maestro valtellinese Lorenzo Passerini che, in accordo con il Comitato olimpico e la provincia di Sondrio, ha voluto seguire l’esempio dei Giochi di Parigi 2024, che furono preceduti dalla rappresentazione di L’Olimpiade di Vivaldi. «Con un’opera contemporanea – prosegue Portera -, si mettono in risalto i valori olimpici e paralimpici, ma anche i concetti di diversità e inclusione: i cinque personaggi impegnati a conquistare la fiaccola del buon Dio Alpime, anagramma di Olimpiade, rappresentano altrettante categorie discriminate: una madre vedova, una ragazza disabile (l’interprete non canta, ma recita), un sacerdote anziano (Ferrone, che balla), un omosessuale e un emigrato. C’è anche il dio negativo, Herla, antico nome e anima antica di Arlecchino, accompagnato da un certo tipo di sonorità, che sa leggere la psiche dei personaggi e fra loro semina zizzania».

Dalla parte dello sport

Nell’opera si parla anche di doping: l’emigrato è personaggio orgoglioso, fiero di sé e della sua cultura, e per il successo farebbe di tutto; in questo rivela la sua fragilità, di cui approfitta Herla per tentarlo: in un duetto, dal carattere anche buffo, Herla cita sostanze dopanti, come nandrolone e testosterone, stravolgendone il nome e facendole diventare una sorta di formula magica.

Chiedo al Maestro Portera se fra musica e sport c’è un nesso e se ci sono esempi simili nella storia. «Grandi musicisti sono stati coinvolti nella composizione di musiche per lo sport, in genere marce»; e mi cita nomi da brivido: Dmitrij Šostakovič, Leonard Bernstein e John Williams. Basti pensare al fatto che la ginnastica artistica ha bisogno di musica e che ogni squadra ha un suo inno, per esempio quello della Fiorentina; pensiamo anche agli inni composti per i Mondiali di Calcio, interpretati da Edoardo Bennato, Gianna Nannini e Shakira. «La musica motiva e carica gli uomini – conclude Portera -; faccio un esempio extrasportivo: l’Unione Sovietica, durante gli assalti delle sue truppe, trasmetteva a tutto volume la Settima sinfonia di Šostakovič, detta Leningrado, per incoraggiare i propri soldati e spaventare i nazisti», e certi passaggi di questa sinfonia sono impressionanti.

I Giochi di Orobea

Ha debuttato al Teatro Sociale di Sondrio, in Valtellina, lo scorso 6 dicembre con l’Orchestra Antonio Vivaldi e con tanto di fiamma olimpica, ed è tornato in scena il 4 febbraio al Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano.

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