A volte ritornano, e menomale. Gli oramai ex Aringa e Verdurini, alias Maria Cassi e Leonardo Brizzi, festeggiano il loro lungo sodalizio artistico con Recital. I nostri primi 40 anni di teatro comico musicale, che arriva al Teatro di Fiesole (FI) dal 5 all’8 marzo.
Un ritorno a casa, visto che Cassi è fiesolana…
Nata e cresciuta a San Domenico di Fiesole, in via dei Roccettini! Sì, torno a casa, e ci tengo particolarmente. Lo dico anche negli spettacoli, quando parlo male dei fiorentini: «Sono fiesolana e quindi lo posso fare!».
Come è nato il sodalizio artistico con Leonardo Brizzi?
Era il 1986. Presentammo una piccola parte di A Saintrotwist a Campi Bisenzio dove conoscemmo Yves Lebreton, considerato il maestro del teatro corporeo, che ci invitò a un festival che organizzava a Pergine. E da lì è iniziato tutto.
Avete girato il mondo.
Lo spettacolo ha fatto 1000 repliche per vent’anni fra Europa, America, Giappone, Malesia, Thailandia. Essendo basato sulla fisicità e sulla musica, sul linguaggio teatrale del grammelot, A Saintrotwist non aveva il problema della barriera linguistica. È stata la nostra università, il nostro Erasmus, perché ci siamo formati anche attraverso le diversità culturali. Eravamo molto giovani, due ragazzotti in giro con una valigia.
Perché poi avete preso strade diverse?
Seguivo insieme a mio marito Fabio (Fabio Picchi, chef e fondatore dei fiorentini Cibrèo, Cibreino e Teatro del Sale, scomparso nel 2022, ndr) il Teatro del Sale, un impegno enorme e straordinario. Anche Leonardo si è occupato di altro, e poi ci siamo ritrovati nel 2020 grazie anche al centro antiviolenza Artemisia, di cui sono tuttora testimonial. Fabio ha fatto in tempo a vedere la nostra reunion, e sono molto contenta: Leonardo per me è un fratello, non posso che ringraziarlo per essermi stato vicino in questa perdita per me devastante.
Dove ci porta Recital?
È il pubblico il filo conduttore dello spettacolo, con tutta una serie di aneddoti che riguardano questi quarant’anni. Le recite a Fiesole sono pensate come una vera festa, ci saranno ospiti – musicisti, amici, artisti – che hanno significato molto per noi nel tempo. Il pubblico potrà entrare nel nostro piccolo circo già nel foyer, grazie a fotografie e video, ricordi e gli abiti di scena di A Saintrotwist.
Come cambia il pubblico a seconda dei Paesi?
Noi di risate ne abbiamo sentite, grazie a Dio, in tutto il mondo. I giapponesi? Ridono tutti insieme. I tedeschi? Ridono e ridono, però se dopo ti incontrano lì vicino in un locale a mangiare qualcosa, fanno finta di non conoscerti. Gli americani poi hanno la sindrome del “to go to go”, devono andare andare: applaudono e applaudono ma quando, come si fa in teatro, al termine dello spettacolo si esce di scena e poi si rientra, boom!, è tutto vuoto perché sono già andati via. Questa è propria una parte di Recital.
Se ci si guarda intorno, ora c’è poco da ridere…
È vero. Ma io ripenso a quella donnina che in un profondo Pisano un’estate di diversi anni fa, finito lo spettacolo urlò: «Lei l’è meglio delle medicine!». Ecco, penso che forse la risata, e questo lo dicono ormai anche tanti studi, sia un toccasana.
Progetti per i prossimi 40 anni?
(ride) Finché si regge, si va sul palco. Il palco ringiovanisce: se sei pieno di dolori, vai su e tutto sparisce (poi tornano, eh!). Però è una medicina anche per noi. Come dico al pubblico: «Vi si piglia per sfinimento». Quindi, in qualche modo, finché si può si continua: in tasca anche a chi ci vuol male, come si dice in Toscana.
Per informazioni: teatrodifiesole.it
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