Il gusto pieno del teatro

Al teatro Puccini di Firenze, gennaio con tripletta di spettacoli su cibo, spesa e sapori della vita

A gennaio cibo in scena, al teatro Puccini di Firenze con tre spettacoli che parlano di dolcezza e amarezza nel piatto e nella vita.  10, 17 e 30 gennaio, queste le date in cartellone, tutte con sconto per i soci di Unicoop Firenze: si comincia con un monologo brillante (Da consumarsi preferibilmente in equilibrio), per proseguire con uno spettacolo musicale ambientato tutto in un supermercato (Supermarket) per finire con una pièce più intimista sul rapporto di amore e odio con frigo, dispensa e bontà in tavola (Fame mia).

Il cibo è lo spunto nel titolo per Daniela Morozzi, in scena il 10 gennaio, ore 21, con lo spettacolo Da consumarsi preferibilmente in equilibrio, un monologo brillante dove l’attrice fiorentina, “ragiona” e ironizza  sulla vita, sulle cose di uomini e donne, sul sottile equilibrio fra ciò che è buono e ciò che non lo è… Proprio come funziona per le scadenze: scritte e dichiarate sulla confezione ma dove quel “preferibilmente” apre le porte a una possibilità alternativa. Tutta da sperimentare con l’assaggio, come racconta l’attrice stessa.

“Da consumarsi preferibilmente in equilibrio”. Perché questo titolo?

Da consumarsi preferibilmente in equilibrio, perché in realtà è la vita che andrebbe consumata così. È in quel preferibilmente che, dico io, ci sta tutto. È un po’ quello che io non sono mai riuscita a capire, come molti di noi credo, dove sta quella linea sottile dell’equilibrio per stare bene, per trovare un benessere. Il titolo rimanda al cibo e a quelle date di scadenza che indicano preferibilmente… Preferibilmente che vuol dire? Quando la devo fare questa cosa? È una situazione emblematica, perché la vita un po’ così. Non c’è una regola esatta, una scadenza precisa: è davvero in quel limbo del forse, del “può darsi che”, del “domani ma oggi” che si gioca tutto. Ecco, mi sembrava un titolo rappresentativo di quello che racconto nello spettacolo. Ho scelto la metafora del cibo perché è la mia croce, rappresenta il dilemma e il piacere su cui scarichiamo molto stress e riversiamo molti bisogni, non solo alimentari. Oggi, poi cibo è ovunque, anche troppo, si prende anche troppo sul serio, è diventata una cosa serissima, da grande show, spettacolo, performance da talent… Invece a me piace pensare che sia un piccolo gusto quotidiano, fatto di cose semplici e, in fondo, semplicemente buone.

Cosa racconta nello spettacolo?

Racconto il mondo, quello che vedo, partendo in parte da me: non vuole essere uno spettacolo autoreferenziale, affatto! Non sono un punto di riferimento per nessuno, proprio per quel preferibilmente che… Ancora non ho capito! Racconto delle storie, sul cibo, sulla scuola, sulla parità di genere, sulla perdita del lavoro. E parlo anche di questo tempo che ci impone una corsa continua in cui a volte mi sento… O ci sentiamo, tutti così inadeguati nel trovare un ruolo che ci calzi bene. Provo a raccontare tutto questo con un po’ di ironia e leggerezza. Per riflettere, per sorriderci su e per ritrovarmi con il pubblico a dialogare, a dire: “Io ho provato questo e tu? E voi?”. Condividere insomma, ricostruire qualche buona relazione a partire anche dal teatro e dal racconto, in uno mondo dove invece abbiamo sempre paura di tutto e soprattutto degli altri, senza un vero motivo.

Come è nata l’idea dello spettacolo e cosa rappresenta per lei?

E’ scritto interamente da me in collaborazione con la brillante penna di Stefano Santomauro. La regia è di Matteo Marsan, le luci sono di Beatrice Ficalbi e le musiche sono di Stefano Cocco Cantini: stratosferiche direi, perché nobilitano veramente tutto. Lo spettacolo, volendo, è anche una rivisitazione degli anni 80, è un inno ai cinquantenni, perché a cinquanta anni è un po’ così: hai voglia di mettere dei punti. Ecco, per me questo spettacolo è un po’ un punto: dolce, accogliente, a tratti un monologo divertente e, in dei momenti anche teatro vero e proprio, puro, quello che so fare di più, raccontando delle storie.

Ma poi l’equilibrio del “preferibilmente” cos’è per Daniela Morozzi?

A cinquanta anni tutti, o almeno io, a volte vorrei tanto avere un equilibrio e avere una vita regolare, prevedibile, andare a casa, pianificare, avere il controllo. Poi quando quell’equilibrio ce l’ho, al contrario dico: no! non voglio, troppo equilibrio, troppa monotonia. Vorrei tornare subito a uno stato di adrenalina, dove la ricerca, la voglia di fare cose nuove prevale su tutto, anche sull’equilibrio. Quindi cos’è? Non lo so, perché siamo sempre combattuti, fra andare e stare. Cambiare e conservare. Credo che la risposta, se c’è, è ricercare il proprio equilibrio, non uno per sempre ma uno ogni giorno, quello che fa stare bene e che, continuamente, cambia con noi.

Gli altri appuntamenti in calendario

Gennaio al Teatro Puccini prosegue il 24 con Supermarket, di Gibo Gurrado: uno spettacolo fuori dal comune, pieno di canzoni originali e situazioni surreali, risate e poesia, a tratti senza parole perché quello che succede in un supermercato, dalle due chiacchiere durante l’attesa ai litigi in coda, incanta e ipnotizza e, qualche volta, lascia proprio così.

Chiude il ciclo, il 30 gennaio, Anna Gaia Marchioro con Fame mia – quasi un biografia, spettacolo comico e poetico, liberamente ispirato a “Biografia della Fame” di Amélie Nothomb, che parla di cioccolato e desideri, cibo e ossessioni, accettazione e denutrizione. Uno spettacolo un po’ per tutti: chi è senza peccato, scagli la prima pietra.

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