Feste toscane

Una legge regionale per valorizzare le rievocazioni storiche, particolarmente diffuse nella nostra regione

C’era una volta un sentiero che arrivava fino a un guado, nei pressi del torrente Rufina, in cui da fine ‘700 era presente una piccola chiatta che portava persone e mezzi di trasporto dall’altra parte del fiume Sieve, dove sorge Montebonello. È intorno a questo sentiero che tra fine ‘800 e inizio ‘900 furono realizzate le prime case ed esercizi commerciali, insomma il primo nucleo che ha portato alla nascita di Rufina. Evento che la cittadina in provincia di Firenze ricorda a maggio (quest’anno appuntamento il 28 e 29) con il “Corso della Nave”, manifestazione che si svolge alla confluenza tra il fiume Sieve e il torrente Rufina.

La Toscana è terra particolarmente ricca di questo tipo di eventi. Che si tratti di un torneo di sbandieratori, come quello che si tiene a Lucca il 22 maggio, nel quale si confrontano le compagnie aderenti alla Lega Italiana Sbandieratori, provenienti da tutta Italia; o di una singolar tenzone fra balestrieri, come “Ut armentur balistrari” a Volterra (Pisa) il 29 maggio, evento creato tenendo conto della storia trecentesca della città, quando le Contrade che ne facevano parte avevano l’onere e l’onore di fornire al Comune i loro tiratori migliori, per entrare a far parte della Compagnia a difesa delle mura cittadine; o della più nota Giostra del Saracino di Arezzo (due le edizioni: il 18 giugno in notturna, il 4 settembre nel pomeriggio) – la cui lunga storia ci porta addirittura al 1260, anno a cui risale la più antica testimonianza di un torneo cavalleresco in piazza Grande – nella quale i quattro quartieri della città sfidano il Buratto, un automa girevole che impersona il Re delle Indie.

Assistere a una delle tante manifestazioni di rievocazione storica che si svolgono nella nostra regione è sempre una buona occasione anche per riscoprire città e territori. Per mettere un po’ d’ordine fra le tante feste, la Regione si è dotata di una legge per la “Valorizzazione del patrimonio storico-culturale intangibile, della cultura popolare e disciplina delle rievocazioni storiche”. «Più che agli aspetti legati alla verosimiglianza o alla fedeltà storica – racconta Fabio Dei, docente di Antropologia Culturale all’Università di Pisa, che ha collaborato alla sua stesura – ho tentato di dare una visione delle rievocazioni in quanto fenomeno di carattere sociale legato al volontariato e alla partecipazione dei cittadini, che sono molto forti e che si sono accentuati negli ultimi decenni, in Toscana in particolare».

Uniscono i cittadini, attirano i turisti

Le feste storiche moderne hanno avuto una grande diffusione a partire dagli anni ‘30, in epoca fascista, per poi concentrarsi in particolar modo proprio nella nostra regione: «Il motivo principale è la grande tradizione civica della Toscana. Dobbiamo tornare indietro all’età comunale e alla costituzione dei municipi, e quindi pensare ai piccoli paesi come comunità forti e coese. Un grande senso municipalistico ha portato anche alla necessità di creare momenti di riconoscimento cerimoniale di questa coesione. Certo queste manifestazioni sono presenti anche in altre regioni, però è soprattutto in Toscana che la rievocazione si è innestata su una tradizione molto diffusa di feste storiche».

Dei sottolinea dunque l’importanza non tanto della fedeltà storica di queste manifestazioni – «dal mio punto di vista, non è mai possibile dare delle patenti di maggior fedeltà filologica» -, ma il loro radicamento comunitario, quindi il legame con il territorio. Si tratta, spiega, di «costruzioni contemporanee, e la loro forza sta proprio in questo. Si potrebbe dire così, banalizzando: in una vita come l’attuale, nella quale il luogo in cui si abita non è più così fondamentale come un tempo, perché magari lavoriamo da un’altra parte e abbiamo una serie di relazioni che esistono indipendentemente da dove viviamo, è importante ricostruire un’appartenenza a un luogo».

Le rievocazioni sono allora anche un modo per riscoprire i luoghi, «perché la cosa interessante in queste feste è che si inscrivono nello spazio della città, lo ricuciono. E un’altra mia convinzione è che quasi mai sono realizzate per i turisti» perché le decine o centinaia di persone, a seconda dell’evento, che vi lavorano tutto l’anno, lo fanno per se stesse: «Poi i turisti vi assistono volentieri, ma è soprattutto un modo in cui le persone recuperano la città e forme di rapporto comunitario».

Feste per legge

Approvata lo scorso anno, la normativa riscrive radicalmente la legge precedente che organizzava il settore. «Innanzitutto l’Unesco ha inserito la materia della cultura popolare e delle tradizioni locali nel patrimonio culturale intangibile: di conseguenza parliamo finalmente di qualcosa che ha a che fare con la cultura del territorio», spiega Federico Eligi, Consigliere del Presidente della Regione Toscana per le Rievocazioni Storiche. E l’altro passaggio importante è che grazie alla Convenzione di Faro (ossia la “Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società”), «le diverse associazioni che organizzano le rievocazioni vengono definite come “comunità patrimoniali”, nel senso che sono comunità che in qualche maniera riescono a custodire un patrimonio e a renderlo vivo e vitale».

La legge valorizza dunque il ruolo delle associazioni, tutto quel mondo non profit, di volontariato puro, sul quale si reggono le manifestazioni, eliminando una serie di ostacoli burocratici e creando «un rapporto più stretto fra associazionismo ed enti locali – sottolinea Eligi -. L’altra novità è che la Regione ha stanziato 1,5 milioni di euro in tre anni per il sostegno di queste manifestazioni, fondamentale per dare stabilità e consentire la programmazione. E ancora il rapporto con le scuole: abbiamo chiuso un accordo con l’Ufficio Regionale Scolastico e stiamo lavorando all’introduzione nella programmazione scolastica, già da settembre, di progetti e attività di conoscenza della storia toscana».

Conoscere Arezzo

Per la Giostra bisognerà attendere, ma già questo mese è possibile partecipare a visite guidate ai quartieri della città e alle sedi degli sbandieratori e dei musici. Durano mezza giornata e per i soci di Unicoop Firenze sono previsti degli sconti. Appuntamento tutti i fine settimana del mese (escluso 1° maggio). Info: Fondazione Arezzo In Tour, 05751696300; www.discoverarezzo.com/esperienze

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