A Tavarnelle si fa il Punto!

Un corso di ricamo che piace anche agli uomini

Era il luglio 2022, quando il Comune lanciò l’idea tramite i social: chi sa insegnare il Punto Tavarnelle? Chi vuole imparare? «Risposero in tantissimi – mi dice Cinzia Dugo, coordinatrice del progetto del Comune di Barberino-Tavarnelle per rilanciare questo particolare merletto ad ago -, anche giovani di 20-22 anni da Poggibonsi, Firenze, Castelfiorentino, Montespertoli ecc. Ed è stato un sorprendente crescendo: a giugno abbiamo consegnato i diplomi finali dei corsi di quest’anno a 64 ricamatrici e un ricamatore».

La quota celeste è rappresentata da Alexander Samsonow. Origini russe, ma nato in Germania 31 anni fa e residente nel Valdarno da 25, è il primo aspirante merlettaio: «Ho studiato al Polimoda di Firenze, e da 5-6 anni sono sarto. Mi sono avvicinato al Punto Tavarnelle con l’amore per l’artigianato e il fatto a mano che dona autenticità. Ho sentito di questi corsi e ho voluto ampliare i miei orizzonti. E poi è bello il senso di comunità che nasce con le colleghe, perché questi mestieri vivono dello stare insieme: tutti intorno a un tavolo, si ricama, ci si scambiano opinioni e consigli, si chiacchiera e si ride».

Maestre d’esperienza

Ma cos’è il Punto Tavarnelle? «Difficile da spiegare – risponde Franca Conforti, classe 1950, maestra di principianti e intermedi -. Semplificando, si fanno i disegni sulla carta velina poggiata su fogli di carta gialla e poi si ricama seguendo il disegno. È una tecnica antica che si tramanda da donna a donna».

I primi corsirisalgono ai primi del ‘900, su iniziativa di suor Angelica Banchelli che, negli spazi dell’asilo Vincenzo Corti, ancora esistente, mise su una scuola. Poi alcuni committenti fiorentini, in rapporti con signore del paese, cominciarono a commissionare loro dei lavori e i pizzi di Tavarnelle ebbero sempre più successo, fino a tempi non troppo lontani.

Maria Canocchi, classe 1942, è un’altra maestra: «Ho imparato che avevo 7-8 anni da mia mamma che era una sarta. Per il ricamo ci vogliono tempo e passione. Era un lavoro prettamente femminile che dava la possibilità a noi donne di guadagnare qualcosa». Maria ha realizzato anche la tovaglia istituzionale con lo stemma di Barberino-Tavarnelle, esposta per accogliere in Comune gli ospiti di riguardo. Cugina di Maria è Marcella Canocchi Falciani (anche lei maestra), insegnante di Beatrice Balducci che nel 2025 ha pubblicato, con Polistampa, Il Punto Tavarnelle. O il lavoro sul foglio. Storia, memoria e tecnica.

«Questo corso ha funzionato perché la gente vuol vedere lavori genuini e non finti, di cui è stanca» spiega la maestra Franca Conforti; quanto sia entusiasta del suo lavoro, lo si sente dalla voce squillante al telefono: «Mi piace tanto, ma ci vuole tempo e, per insegnare agli altri, garbo e calma. Ma i risultati li vedo e sono soddisfatta delle mie allieve». Fra queste, sua figlia Sabina Pelli, che da principiante è diventata maestra, come Katiuscia Jacopozzi.

Da Tavarnelle a Hollywood

Le maestre più anziane fanno scuola e ce ne sono di nuove. I corsi gratuiti, sostenuti dal Comune, da settembre-ottobre proseguono fino a gennaio-febbraio e ripartono ad aprile fino a giugno.

Contagiato dalla passione anche il sindaco David Baroncelli: inforca gli occhiali e prova a ricamare, suscitando i sorrisi delle maestre (chissà perché…); ci dice: «La nuova attenzione al ricamo e al Punto Tavarnelle nasce da una tradizione antica: ogni corredo delle donne di paese ha oggetti con il Punto Tavarnelle, compreso quello di mia mamma e il mio. È viva la consapevolezza di avere un’eredità storica, un artigianato che dal nostro territorio si è diffuso nel mondo. Negli anni ‘50, Salvatore Ferragamo scoprì il Punto Tavarnelle, che applicò alle scarpe delle sue dive: da Tavarnelle a Hollywood».

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