Antonio Meucci o Alexander Graham Bell? Meucci, tutta la vita. E non è solo spirito patriottico, perché le date ci danno ragione: il fiorentino inventò il telefono fra il 1864 e il 1865, ma per mancanza di fondi non poté rinnovare il brevetto. Lo fece, nel 1876, il danaroso Bell con un telefono che in sostanza copiava quello di Meucci. Sulla paternità scaturì una battaglia finita nel 2002, quando il Congresso degli Stati Uniti rese giustizia a Meucci.
C’è da dire che la polemica non è limitata ai due personaggi, perché altri rivendicano l’invenzione del telefono, per esempio il francese Charles Bourseul e il tedesco Johann Philipp Reis. Ma c’è anche l’italiano Innocenzo Manzetti che, a metà del XIX secolo, prima dei fatali anni ‘70 di Meucci e Bell, approntò un apparecchio elettrico per comunicare a distanza che ebbe anche risalto internazionale. Manzetti però, morto a 51 anni, un anno dopo il brevetto di Bell, non poté difendere il suo primato e scomparve dalla storia delle telecomunicazioni.
Lo schermo magico
Treccani on line: «Il telefono di Meucci era composto da un diaframma vibrante e da un magnete avvolto in un filo elettrico e l’apparecchio generava un processo per cui quando la voce entrava all’interno il diaframma vibrava alterando il campo magnetico del circuito; si generava così una quantità di corrente che arrivava all’apparecchio di ricezione il cui diaframma vibrava a sua volta, restituendo le parole emesse in origine». Non ci avete capito nulla? Tranquilli, neanche io.
Oggi, a 150 anni dal primo driiin, ecco il cellulare che, prodigo di funzioni sempre nuove, ci semplifica la vita, ma anche ci schiavizza. Ci siamo persi? Ecco il navigatore. Ci annoiamo? Chattiamo con gli amici o giochiamo. Com’è il tempo oggi? Non guardiamo il cielo, ma il cellulare. Vogliamo vedere se una superficie è perfettamente piana? C’è la livella. Possiamo anche inviare una mail di lavoro, fare un bonifico e tanto altro.
Difficile che in un gruppo di persone qualcuno non abbia gli occhi chini su quell’ipnotico piccolo schermo. E magari anche due fidanzati seduti su una panchina. Ma un bacio, no? Ancora non ci prepara il caffè, ma non perdiamo la speranza.
In mostra a Pisa
Una mostra per due anniversari: “150 anni di telefonia”. Organizzata dal Circolo Filatelico Numismatico Iconografico Pisano, insieme al Comune di Pisa, s’inaugura il 17 marzo, alle 11.
Il curatore, Marcello Cecconi, ex tecnico della Sip e appassionato collezionista di telefoni e dintorni, ci rivela il legame storico fra il telefono e la città della torre: «Fu una delle prime ad avere una concessionaria telefonica, l’Impresa Telefonica di Pisa; era il 1884 e in meno di due anni installò una rete telefonica in città, per un totale di 120 abbonati».
Frutto di minuziose ricerche d’archivio, l’esposizione è pensata per i curiosi e specialmente per gli studenti, dalle elementari alle superiori: «Offre contenuti e percorsi adattabili alle diverse età scolastiche – prosegue Cecconi -. I visitatori scoprono la storia delle comunicazioni e il funzionamento dei telefoni di ieri e di oggi».
In mostra apparecchi storici, vecchie pubblicità e alcuni strumenti, come il Ponte di Wheatstone, per la ricerca dei guasti lungo le linee, due centralini funzionanti (manuale e automatico) e lo “Spagofono”, gioco di tanti anni fa.
Si festeggia anche il 50° della prima scheda telefonica al mondo, invenzione tutta italiana. Ricordate? Tempi di Garibaldi, ma era una comodità quando mancavano spiccioli o gettoni telefonici. Già, i gettoni… Quanti amori coltivati da sacchettate di gettoni.
150 anni al telefono
Cittadella Galileiana, Padiglione C1 via Nicola Pisano 12, Pisa.
Fino al 19 aprile, ogni giorno, 9.30-13 e 15.30-19, ingresso gratuito; a discrezione, un’offerta all’Associazione Oncologica Pisana Piero Trivella.
