La foresta che cura

In occasione della Giornata delle foreste, intervista a Federica Zabini, del CNR - Istituto di Bioeconomia di Firenze, autrice con Francesco Meneguzzo del volume " Terapia forestale"

Il 21 marzo non solo inizia la primavera, ma si celebra anche la Giornata internazionale delle foreste istituita nel 2012 dalle Nazioni Unite per accrescere la consapevolezza dell’importanza di tutti gli alberi che compongono il polmone verde del pianeta Terra.

La festa degli amici alberi anche quest’anno cade mentre il Paese è chiuso in casa dalla pandemia e aggirarsi per boschi e foreste è al confine fra i comportamenti leciti e quelli a rischio multa. Ma sappiamo che verranno tempi migliori – e anche che quasi tutti i cittadini, vuoi per lo smart working, vuoi per la ex- dad (didattica a distanza), oggi ribattezzata Did (Didattica digitale integrata ) hanno un pc a disposizione – quindi perché non approfondire il tema della terapia forestale, guardarsi qualche foresta sul web e magari dare una sfogliata al nuovo volume Terapia Forestale di Francesco Meneguzzo e Federica Zabini.

In occasione della Giornata delle foreste 2021 l’Informatore ha intervistato una delle autrici del libro, Federica Zabini, che lavora presso il CNR, Istituto di Bieconomia di Firenze. 

Terapia forestale, una definizione che sa di medicine, dosaggi, orari di somministrazione. E invece?
In realtà l’obiettivo è proprio questo: che si parli di terapia forestale in senso stretto. La nostra ricerca va nel senso di mettere a punto la quantità giusta, i luoghi più adatti, le modalità di fruizione, in altri termini la posologia, perché il bosco possa diventare oggetto di una prescrizione medica verde, un po’ come accade oggi per le terme. Non è una novità che stare in un ambiente naturale come un bosco porti dei benefici, ma il nostro interesse è capire ed individuare quali sono i fattori e i meccanismi alla base di questi benefici. La terapia forestale, anche con la variante dei Forest bathing giapponesi, nasce in Oriente, ma recentemente si sta affermando anche in Occidente, inizialmente come pratica per il recupero dallo stress. Ma oltre agli effetti positivi per l’ansia o il sollievo dai disturbi dell’umore, la terapia forestale ha anche effetti fisiologici a livello di sistema immunitario e può avere un potere anti-infiammatorio.

Quali sono i sensi per cui “passa” la terapia forestale?
Gli elementi alla base dei benefici misurabili dello stare nella natura ed in un bosco rispetto al benessere psicofisico sono molti. Si va dalla vista, perché è provato che la configurazione degli alberi e dei boschi ha capacità di indurre il rilassamento, probabilmente per via della visione frattale, vale a dire di forme che si ripetono. Per questo anche la visione mediata, ad esempio di immagini o video, di una foresta può indurre benessere. Inoltre la terapia forestale opera a livello di olfatto, o meglio di inalazione. Passeggiando in un bosco, inaliamo composti organici volatili che sono presenti nell’atmosfera della foresta e funzionano come una sorta di oli essenziali, che rilasciano sostanze positive per l’organismo. Questo varia molto a seconda del tipo di vegetazione e capire quali sono le aree più ricche di questi composti è uno degli obiettivi della nostra ricerca. 

Per ora quali sono le foreste più salutari?
Sicuramente le conifere emettono COV – così si abbreviano i Composti Organici Volatili – qualitativamente più importanti e funzionali, parliamo ad esempio di terpeni come l’apinene che è anche alla base di alcuni ansiolitici o del timolene, che si trova in particolare nelle zone con faggi e conifere. Altro elemento da tenere in considerazione riguarda le condizioni meteo: i primi risultati dei nostri studi sulla concentrazione dei composti organici volatili nell’atmosfera forestale, parliamo di quelli ad altezza naso, per intenderci, hanno rilevato una grande variabilità nel tempo e nello spazio. Per questo lavoriamo alla mappatura dei siti ideali a seconda della concentrazione delle sostanze e della loro tipologia e delle patologie che possono contribuire a curare o alleviare. 

Una caratteristica di base del bosco per la terapia forestale.
Preferibilmente deve essere lontano da fonti antropiche, anche a livello visivo. Sicuramente hanno importanti benefici anche i parchi urbani, ma teniamo conto che la presenza di sostanze come il benzene può dar vita a composti meno utili per il nostro benessere. 

Prossimi passi?
Abbiamo in programma per la tarda primavera – Covid permettendo – diverse uscite, anche nelle stazioni sperimentali di terapia forestale già avviate. Ci serviranno per avere maggiori dati sugli esiti, che devono essere chiari, significativi e misurabili, della terapia e delle diverse modalità di esposizione a determinati fattori, come dicevamo prima. Questo per arrivare a dei protocolli adottabili anche a livello nazionale che permettano di individuare i siti più adatti. In Toscana per ora abbiamo individuato, fra gli altri, la località Botinaccio vicino Empoli e il bosco del Casentino. In questo percorso, a livello di organizzazione, c’è una strettissima e indispensabile collaborazione con il CAI. 

Infine, ci sono “danni da un anno di pandemia” che si possono almeno parzialmente risolvere con la terapia forestale?
Sicuramente il recupero del contatto con l’ambiente e la natura aiuta e infatti vediamo molte iniziative che vanno in questa direzione, anche se non necessariamente con basi scientifiche.  Questo alimenta un incremento del benessere personale che ha conseguenze positive anche al livello collettivo. In questo senso stare più nel verde, al di là degli effetti terapeutici, può aiutare la conservazione dell’ambiente, che ha effetti anche sociali e culturali, per noi e per il pianeta.

Prima di entrare in un bosco attiva i sensi, respira a fondo e bussa
con discrezione.
Ti verranno incontro esuberanti cespugli che ti imprigioneranno in un gioioso,
diffidente abbraccio.
Si ridurrà la luce.
Potrai ascoltare il canto di piccoli uccelli, il sussurrare di grossi faggi,
il mormorio dei carpini, il tambureggiare del picchio sull’abete di risonanza.
Vedrai ondeggiare le alte cime dei pini, sentirai scrocchiolare le ossa di vecchi
larici e ne udrai i lamenti; avvertirai, nella loro incolta barba, la stanchezza
di lunghi anni e di duri inverni.
Cammina con passo leggero e se sei in grado di volare, vola.
Non soffermarti a lungo e non curiosare troppo; mille occhi nascosti ti stanno osservando e
giudicando.
Attraverserai tappeti di muschio e di fiori profumati, ti saranno offerti funghi e gustosi
piccoli frutti rossi: accetta con moderazione.
Avrai molto da meditare, approfittane per pregare.
Quando alla fine uscirai da questo tempio e avrai tolto il disturbo, non voltarti indietro,
gli animali si saranno riappropriati del loro spazio.
Ti sentirai purificato dall’armonia e dalla pace di questo luogo e potrai così
riabbracciare felice il cielo
“.
(Danilo Bertonqui)

La poesia apre il volume:
Francesco Meneguzzo e Federica Zabini (a cura di), Terapia forestale. Una collaborazione tra il Club Alpino Italiano e il Consiglio Nazionale delle Ricerche, (CNR- CAI)

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