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Come funziona il collirio che promette di ridurre la presbiopia

Intervista a Iacopo Franchini, oculista della Aou Careggi di Firenze

A prima vista sembrerebbe una buona notizia per chi ha superato gli “anta”: negli Stati Uniti è stato approvato un collirio che promette di restituire la vista da vicino senza l’uso di occhiali. Dunque, possiamo dire addio al menù sfocato del ristorante?

«Non dobbiamo creare false aspettative. Questo farmaco rappresenta sì un passo avanti, ma siamo ben lontani dal poter parlare di correzione della presbiopia con un collirio e gettare finalmente i tanto odiati occhialini – spiega Iacopo Franchini, oculista della Aou Careggi di Firenze -. Potrà temporaneamente migliorare la visione da vicino in persone moderatamente presbiti, ma a discapito della quantità di luce che penetra nel nostro occhio».

Cos’è la presbiopia?

È un disturbo che normalmente compare a partire dai 45-50 anni e che, pertanto, riguarda all’incirca la metà degli italiani. La sua eziologia, cioè la causa, è ancor oggi molto discussa, ma sembra legata sia alla diminuita plasticità del cristallino sia a una ipofunzione del muscolo ciliare. Tutto ciò si traduce in una difficoltà nella messa a fuoco da vicino, con un allontanamento del punto prossimo (la distanza minima a cui si vede nitido, ndr) che aumenta con gli anni.

Come funziona il nuovo farmaco?

Il collirio approvato recentemente dalla Fda (Food and drugs administration, l’agenzia americana per i farmaci) contiene aceclidina, una molecola conosciuta già da molti anni e usata a più alte concentrazioni nella terapia di alcune forme di glaucoma.

Questa molecola appartiene alla classe dei miotici, cioè di farmaci capaci di determinare un restringimento dello sfintere pupillare. Si ottiene così il cosiddetto effetto stenopeico, capace di correggere aberrazioni e difetti visivi, aumentando la profondità di fuoco. Ad esempio i miopi, per vedere meglio, stringono le palpebre perché questo riduce la quantità di luce diffusa e restringe l’apertura dell’occhio, aumentando la nitidezza.

Quali sono i risultati degli studi clinici e gli eventuali effetti collaterali?

L’approvazione della Fda si basa sui risultati di tre studi di fase 3 che hanno dimostrato un miglioramento della visione da vicino entro 30 minuti dalla instillazione che permane per circa 10 ore. Il tutto senza importanti effetti avversi, se si escludono saltuarie irritazioni della congiuntiva e fenomeni di cefalea.

L’unico vero problema è che si viene ad annullare la capacità di incrementare nella penombra le dimensioni della nostra pupilla, meccanismo fisiologico che aumenta la quantità della luce che penetra nell’occhio.

Quando sarà disponibile il farmaco in Italia?

Negli Stati Uniti la distribuzione del farmaco sta cominciando in questi mesi. Difficile prevedere se e quando il farmaco sarà disponibile nel nostro Paese, perché innanzitutto dovrà ottenere l’approvazione della Agenzia Europea per il farmaco e poi superare ragioni commerciali e burocratiche la cui durata non può essere prevista.

Quali prospettive per la gestione della presbiopia?

L’aceclidina, come ho già detto, non è una molecola nuova, bensì in uso da alcuni decenni nella terapia di alcune patologie oculari come il glaucoma. Più volte negli anni passati ne è stato proposto l’utilizzo nella correzione della presbiopia, senza mai arrivare alla commercializzazione del prodotto.

In realtà l’effetto ottenuto è parziale e giusto sufficiente per avere la possibilità di leggere meglio un menù per una persona di mezza età. Credo che la correzione della presbiopia rappresenti ancora oggi il Santo Graal dell’oculistica e che per il momento possa essere ottenuta solo con occhiali, lenti a contatto e, in casi selezionati, con interventi chirurgici come la cataratta, con impianto di una lente intraoculare multifocale o con i moderni interventi di chirurgia refrattiva.

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