C’è un gatto da salvare

Consigli per gestire le emergenze dei nostri mici

Chi ha un animale domestico, prima o poi, deve fare i conti con un’emergenza e non sa bene come comportarsi in attesa di andare dal veterinario. La dottoressa Martina Biondi – ideatrice di un corso di primo soccorso per cani e gatti – nel numero precedente ci ha spiegato cosa fare quando il cane non sta bene. E quando è un gatto ad aver bisogno di aiuto?

«Per prima cosa vale la regola di non cercare risposte su internet perché, sia pur in buona fede, spesso i consigli suggeriti da non esperti possono peggiorare la situazione – sottolinea la veterinaria -. Tra le emergenze più frequenti c’è sicuramente l’ostruzione uretrale: i soggetti che soffrono di questo disturbo sono generalmente maschi giovani sterilizzati nei quali le vie genito-urinarie sono anatomicamente predisposte a questa patologia. A differenza di una normale cistite, che potrebbe essere già presente, ma non così visibile perché il gatto, anche se ha dolore, riesce comunque a fare la pipì, nell’ostruzione uretrale piccoli cristalli (tipo microscopici calcoli, per intenderci) nel passaggio dalla vescica all’uretra la bloccano, impedendo il regolare deflusso dell’urina. In questo caso – prosegue Biondi – il gatto si presenta in gravi condizioni, è molto abbattuto, ha l’addome teso e dolente, prova a fare pipì nella lettiera, ma non ci riesce. Sappiate che la situazione è seria, dovete immediatamente portarlo dal veterinario perché l’ostruzione, se non risolta subito, provoca un danno renale. Risolto il problema, il veterinario vi consiglierà una dieta specifica per prevenire questo problema in futuro».

Un altro sintomo che si nota spesso è il vomito: sono episodi comuni, soprattutto quando il gatto mangia in fretta o si vuole liberare del pelo in eccesso che ha ingerito dopo un’accurata pulizia. Per aiutarlo potrebbe essere utile, soprattutto per quelli da appartamento, mettere a disposizione dell’erba gatta.

«Ma quando il vomito diventa insistente va tenuto sotto controllo – suggerisce la dottoressa -. La malattia renale cronica nel gatto anziano, oppure l’ipertiroidismo e le infiammazioni al fegato e pancreas potrebbero esserne la causa, soprattutto se notate che il vostro amico dimagrisce velocemente, è disappetente e meno attivo del solito».

Un incidente, purtroppo frequente, riguarda gli antiparassitari. Esiste una categoria, molto utilizzata per i cani, a base di piretroidi che è molto tossica per i gatti!

«Se accidentalmente avete somministrato uno di questi prodotti al vostro micio – spiega la dottoressa – noterete subito debolezza, irrequietezza e tic facciali, se la dose è alta, addirittura convulsioni. Lavate la zona del pelo dove avete applicato l’antiparassitario e correte dal veterinario che dovrà sedare le crisi convulsive e ricoverare il gatto per intraprendere le terapie necessarie per detossificarlo».

Può capitare, invece, di trovare un micino. Prima di prenderlo assicuratevi che non ci sia la mamma nei paraggi. Verificato che sia stato effettivamente abbandonato mettetelo al sicuro. Se ha gli occhietti chiusi e le orecchie all’ingiù, significa che è davvero molto piccolo e ha bisogno di essere accudito con dedizione. Deve essere collocato in un ambiente riscaldato intorno ai 30°, una scatola delle scarpe con una borsa dell’acqua calda può tamponare la situazione.

«Se decidete di tenerlo – ammonisce Martina – sappiate che per le prime settimane mangia ogni due o tre ore, anche di notte! Bisogna dargli il biberon tenendolo in posizione prona, a pancia in giù, con le quattro zampette appoggiate, e comprare un latte specifico per gattini. Per nessuna ragionare dare il latte di mucca! Dopo ogni pasto, per fargli fare cacca e pipì, bisogna massaggiare il pancino, la zona anale e genitale con una spugnetta imbevuta di acqua tiepida. Se avete altri animali non metteteli insieme perché potrebbe avere delle malattie, per la stessa ragione anche la possibilità di trovare una gatta che faccia da balia va ponderata. Tra le malattie infettive potenzialmente presenti nel gattino, le più comuni sono la rino-congiuntivite da herpes virus, che si presenta con starnuti e congiuntivite, oppure la fiv/felv, trasmesse dalla madre, che però non sono evidenziabili almeno fino al sesto mese. Anche in questo caso, appena possibile, portatelo dal veterinario per un controllo. Se nel frattempo non vi avrà ancora rubato il cuore o non vi è possibile adottarlo chiedete aiuto alle associazioni animaliste più vicine che vi aiuteranno a trovargli una casa».

 

Info: facebook.com/ethicstreet

 

L’intervistata

Martina Biondi veterinaria

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