Sandro Veronesi con il suo “Il Colibrì” vince il premio Strega

Intervista a tu per tu con lo scrittore toscano.

Vincitore del Premio Strega 2020, il più prestigioso d’Italia e accreditato all’estero, è Sandro Veronesi con “Il Colibrì”, una vittoria seguita da un testa a testa con lo scrittore Gianrico Carofiglio ed il suo “La misura del tempo”, arrivata dopo 14 anni dal suo primo Premio Strega, ottenuto nel 2006 con “Caos calmo”. Lo scrittore, pratese di origine, una carriera trentennale alle spalle, racconta nel libro le vicende di Marco Carrera, detto appunto “colibrì”, per il suo tormentato e eterno movimento, in cerca di un equilibrio e di un senso finale della vita.

“Il colibrì”: perché questo titolo?

Perché Marco Carrera, il protagonista, è e vive come un colibrì e così infatti lo soprannomina la madre, nel romanzo. Ho scelto questa metafora e questo uccello perché, davanti alle tante vicende e alle fatiche della vita, Marco Carrera fa una cosa semplice, che poi è quella che fa il colibrì, inteso come uccello. Rimane fermo in volo, muovendo le ali ottanta volte al secondo, ed è l’unico uccello in grado di fare questa cosa, stare fermo muovendosi. Invece che appoggiarsi e stare fermo per davvero, cerca l’equilibrio con il movimento continuo. Ho scelto il colibrì come simbolo di una parola, oggi un po’ abusata: la “resilienza’”, quella capacità di plasmarsi in positivo seguendo il corso delle cose, rimanendo però fedeli a se stessi. Il colibrì, che sembra così piccolo e irrilevante, invece, è la dimostrazione di una capacità di tenere duro, di non mollare, di fare la propria parte per essere grandi di fronte alle avversità. questo, forse, il modo più saggio per compiere il proprio destino, proprio come fa Marco Carrera.

Un libro può cambiare la vita?

Ci sono persone che io conosco la cui vita è stata cambiata da un libro: cambiata vuol dire che dopo aver letto il libro, cominci a andare in una direzione diversa da prima. Sicuramente è successo al mio concittadino, scrittore e caro amico Edoardo Nesi per via di un libro che gli consigliai io quando eravamo molto giovani. Lui era più giovane di me, era un ragazzino… Il libro era “Sotto il vulcano” di Malcolm Lowry, era il mio libro preferito a quel tempo e dalla settimana dopo è diventato il suo libro preferito, molto più preferito di quanto lo fosse stato per me. Lui, che era uno studente, lì ebbe una svolta e forse chissà, iniziò lì a pensare di diventare uno scrittore.

Libri e web: amici o nemici?

Penso che adesso siamo stati presi un po’ in contropiede dal web, non avevamo pensato a quanto il web potesse incidere su tutto, compreso il rapporto con i libri. Credo, con un po’ di sana obiettività, che il web possa anche migliorare il rapporto con il sapere. Il mondo digitale è e può essere una grandissima, immensa fonte di sapere e scoperta, forse persino lo strumento più potente per diffondere la passione per i libri. Pensiamo alla viralità e a quanto può circolare una notizia o un qualche prodotto editoriale se condiviso e ricondiviso. Se ognuno cominciasse a dire che ha letto un bel libro e lo condividesse dai propri social, già questo basterebbe ad aprire nuove vetrine ai libri. Il web non è il bene o il male: se usato nel modo giusto, può diventare la più potente arma di diffusione di massa della conoscenza.

Libri e lettura: come far appassionare i più giovani?

Ai miei non ho mai detto leggi perché sennò sei un somaro o leggi perché leggere è importante. Io ho fatto due cose: intanto, ho letto loro dei libri, tantilibri, ad esempio tutta la saga di Harry Potter, 4400 pagine, a tutti e tre e a voce alta. Secondo: mi sono fatto vedere leggere e ogni volta che mi chiamavano e mi interrompevano, rispondevo che ero impegnato e volevo leggere. Ho dato l’idea che la lettura fosse una cosa importante perché lo è. I miei figli, oggi, sono gente che legge, ecco.

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