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Dall’antichità ad oggi: le parole della politica

Intervista allo studioso Luciano Canfora, che il 27 febbraio terrà una lectio magistralis all'Auditorium del Palazzo dei Congressi di Firenze,nell'ambito della manifestazione "TourismA" di Archeologia Viva, che proseguirà fino al 1° marzo

“Occidente”, “democrazia”, “tiranno”, sono parole che risuonano nelle cronache quotidiane. Nonostante l’origine remota – derivano dal greco antico e dal latino -, le usiamo con disinvoltura, forse troppa, almeno secondo Luciano Canfora, uno dei massimi studiosi dell’antichità. «Il concetto di Occidente opposto all’Oriente nasce nel 490-480 a.C., quando alcune città greche si trovarono a contrastare l’invasione persiana: è allora che prende forza l’ideologia auto-esaltatoria dell’Occidente, come luogo di democrazia opposto ai barbari che venivano da est» spiega il professore di Filologia greca e latina all’Università di Bari, che di questi temi scrive anche nel libro Il porcospino d’acciaio: Occidente ultimo atto (Laterza).

Luciano Canfora

Quali guerre narrate come scontro fra civiltà?

È avvenuto molte volte, ad esempio nel conflitto fra Ottaviano e Cleopatra, nell’opposizione fra Impero romano d’Occidente e d’Oriente, ma è bene chiarire che la parola Occidente cammina sulla carta geografica: anche la Grecia è diventata Oriente, quando l’Occidente fu rappresentato da Roma.

L’Occidente si è spostato sempre più a ovest?

Quando le piccole potenze europee, Olanda, Inghilterra, Francia, hanno dato l’assalto al mondo, creando gli imperi coloniali, sono diventate l’Occidente. Nella pubblicistica italiana degli anni Trenta il Nord America era chiamato Occidente estremo, mentre con la parola Occidente si intendeva la parte ovest dell’Europa. La storia poi nel secolo XX ha voluto che il cosiddetto Occidente tradizionale europeo diventasse una sorta di satellite dell’Occidente estremo, cioè degli Stati Uniti.

Anche ora siamo in un momento di contrapposizione…

Una contrapposizione molto forte fra Usa ed Europa che mette in imbarazzo quelli che erano stati abituati per oltre mezzo secolo a fare l’elogio degli Stati Uniti, come Paese difensore dei principi democratici appannaggio del mondo occidentale: tessevano l’elogio della realtà atlantica e adesso sono costretti a dire che è diventata il nostro nemico. Come mostra chiaramente il caso della Groenlandia (contesa da Trump alla Danimarca, ndr).

La democrazia è davvero in pericolo?

Prima di tutto capiamo cosa significa questa parola: Aristotele nel libro La Politica scrive che si ha un’oligarchia quando comandano i ricchi, anche se sono maggioritari come numero. Ad esempio se c’è una città di 1300 cittadini, 1000 sono ricchi e comandano, quella è un’oligarchia, invece se comandano i 300 poveri, quella è una democrazia: quindi il problema è sostanziale, non formale.

Altra parola in voga: tiranno…

Tiranno in origine voleva dire mediatore, cioè quello che mette pace fra due schieramenti, poi è passato a indicare il nemico della democrazia, il contrario del regime libero. Anche questa è un’operazione largamente ideologica: come diceva il filosofo inglese Thomas Hobbes, il tiranno è il re visto dai suoi nemici, da coloro che lo detestano, per gli altri è solo il re, e aggiungo che non esiste nessuna parte del mondo, né alcuna epoca storica nella quale una persona abbia dominato da sola, perché intorno a lui c’è sempre stata una cerchia ossequiosa più o meno ampia, un consenso sia pure parziale.

Venerdì 27 febbraio, ore 15.30, all’Auditorium del Palazzo dei Congressi a Firenze, lectio magistralis di Luciano Canfora. Durante “TourismA” organizzata da Archeologia Viva (Giunti Editore), dal 27 febbraio al 1° marzo, archeo-degustazioni, mostre, laboratori. Fra gli ospiti Mario Tozzi, Franco Cardini e Alberto Angela. Ingresso libero.

Info: tourisma.it

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