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Salute di coppia

Visto da lei: la medicina di genere, questa sconosciuta. Visto da lui: di chi è la colpa? Se non si fanno figli dipende da entrambi

Siamo diversi e dobbiamo farcene una ragione. Questo vale anche per la salute. Qualche esempio? Dolore acuto al petto e al braccio sinistro possono essere i sintomi di un infarto. È risaputo, ma solo per i maschi. Per le donne non funziona così: più facilmente l’infarto si paleserà con stanchezza insolita, dolore diffuso, non necessariamente intenso, al torace, ma anche allo stomaco, al collo, alla mandibola. Altri segnali: sudorazione, vomito e nausea. C’è una bella differenza ed è per questo motivo che l’infarto al femminile è più difficile da riconoscere, con conseguenze spesso nefaste.

Visto da lei

La consapevolezza di queste e altre diversità fra i sessi si sta diffondendo, ma ancora troppo lentamente. «Per questo è importante parlare di medicina di genere. Si è cominciato a farlo quasi vent’anni fa, ma siamo lontani da una sua reale applicazione» afferma Alessandra Carè, ex direttrice del Centro di riferimento per la medicina di genere dell’Istituto superiore di sanità (Iss) e autrice insieme a Elena Ortana, la nuova responsabile, del libro Che cos’è la medicina di genere (Carocci editore).

Una legge dimenticata

Ci sarebbe anche una legge, approvata a fine 2017, che favorisce un approccio basato sul sesso e sul genere nella medicina, e alcune regioni hanno dei Centri di riferimento regionali, come in Toscana, ma quando si passa alla pratica la salute è quasi sempre valutata al maschile. «Il problema è alla radice e parte dalla ricerca – precisa Carè -.

I farmaci nelle fasi di sperimentazione sono stati testati quasi esclusivamente su uomini adulti di circa 70 chilogrammi, motivo per cui anche gli effetti collaterali riscontrati sono parziali e, infatti, nelle donne si presentano in misura maggiore e più intensamente».

Altri esempi? In ambito oncologico osserviamo che il tumore del colon retto si sviluppa diversamente fra i due sessi: mentre nell’uomo si localizza prevalentemente nella parte terminale dell’intestino, nelle donne avviene spesso il contrario.

«Questa diversa disposizione fa sì che l’esame principale per l’identificazione del tumore, l’analisi del sangue occulto nelle feci, possa essere più efficace per i primi, con la conseguenza che nelle donne la malattia viene individuata più tardi». Quando il tumore è in fase più avanzata e più difficile da curare.

Bastano due linee di febbre

Le differenze sono evidenti anche in ambito neurologico: l’Alzheimer colpisce più le donne, il Parkinson gli uomini. Ancora non è chiaro il perché, ma è un dato evidente. La depressione e i disturbi dell’umore sono più frequenti fra le donne, mentre gli uomini sembrano reagire meglio alle situazioni di stress e più difficilmente ricorrono ai farmaci. Nei casi più gravi, però, arrivano al suicidio più spesso delle donne.

Se l’obiettivo nella cura è la medicina personalizzata, quella di genere sarebbe un primo passo nella giusta direzione: «Uomini e donne non sono uguali, per aspetti non solo biologici, ma anche sociali e culturali, e queste differenze hanno un impatto sullo stato di salute di ogni individuo. La medicina di genere studia queste diversità allo scopo di sviluppare modalità di prevenzione, diagnosi e cura genere-specifiche» spiega Carè.

La riprova delle differenze nel metabolismo e ormonali, così come nella risposta alle malattie, è sotto gli occhi di tutti. Basti pensare all’influenza e ai virus respiratori: con due linee di febbre i maschi vanno a letto moribondi, mentre le femmine continuano a fare le mamme, a lavorare e a prendersi cura degli altri. Sembra dipenda dal testosterone. Ma, oltre gli ormoni, c’è di più.

Visto da lui: di chi è la colpa? Se non si fanno figli dipende da entrambi

Quando una coppia non riesce a concepire un bambino, il dito viene subito puntato sulla donna. Anche se non siamo più ai tempi in cui i sovrani ripudiavano le mogli, incapaci di donare loro il tanto agognato erede maschio, il pregiudizio resta. «Invece, la realtà ci dice che nei casi di infertilità sono coinvolte entrambe le parti, quasi al 50%» spiega Linda Vignozzi, direttrice del Centro di andrologia ed endocrinologia di genere all’Ospedale Careggi di Firenze.

I dati del Ministero della Salute raccontano che in Italia il 15% delle coppie è a rischio infertilità, cioè non riesce a concepire un bambino dopo dodici mesi di rapporti sessuali non protetti. In un Paese in profonda crisi demografica, il dato non può che preoccupare.

Mentre le cause al femminile – l’ovulazione irregolare, la chiusura delle tube di Falloppio, l’endometriosi, le infezioni e l’età – sono raccolte in un registro nazionale, per quanto riguarda l’uomo non c’è una casistica altrettanto ben documentata.

Prevenire è meglio che curare

«Il problema della prevenzione è cruciale. Superata l’età del pediatra di libera scelta, fra i 14 e i 16 anni, i ragazzi non vengono più visitati, se non di quando in quando dal medico di famiglia, e non c’è modo di riconoscere preventivamente segnali di patologie che potrebbero pregiudicare la nascita di un figlio. Ma neppure riconoscere la presenza di tumore al testicolo – il più comune, fra quelli solidi, sotto i 35 anni – che ha un picco di insorgenza fra i 15 e i 25 anni. Se preso in tempo, si può curare senza conseguenze, per questo tutti dovrebbero apprendere le tecniche di autopalpazione» precisa Vignozzi.

Fra le ragazze l’arrivo del ciclo mestruale segna l’inizio di periodiche visite ginecologiche, fra i maschi l’andrologo è una figura quasi sconosciuta. «È una questione culturale. Neppure i genitori sono consapevoli dell’importanza di controlli periodici per la salute maschile nelle varie fasi della vita» aggiunge la professoressa.

Quando poi vengono fatti i primi esami perché non si riesce ad avere un figlio, e dallo spermiogramma si rileva il numero ridotto degli spermatozoi ma anche scarsa mobilità e forma anomala, può essere troppo tardi.

Cause e cure

La medicina ayurvedica in casi di infertilità suggerisce di assumere la radice di Ashwagandha, che è il ginseng indiano e dà energia fisica e mentale; la Maca è sempre una radice ma cresce in Perù e la usavano i popoli indigeni con effetti afrodisiaci; il fungo Cordyceps, originario della Cina, aiuta in casi di debolezza e di sistema immunitario indebolito: siccome fa bene un po’ a tutto, secondo gli appassionati di medicina naturale può favorire anche la fertilità.

Se l’effetto di questi rimedi tradizionali resta da dimostrare, è ormai appurato che la dieta mediterranea aiuta a mantenere gli spermatozoi in salute.«È provato che cattiva alimentazione, sovrappeso, diabete e malattie metaboliche incidono sulla capacità riproduttiva, riducendola. Invece una dieta con verdure, carboidrati e carne nella giusta quantità, con gli alimenti della nostra tradizione, fa stare meglio e chi è in salute si riproduce anche meglio. Oggi è indispensabile un approccio One health, dove il benessere viene visto in una chiave globale, come spieghiamo bene nel Master interdisciplinare di primo livello che organizziamo all’Università di Firenze».

Concludiamo sfatando un mito: non è vero che l’uomo ha la stessa capacità di far figli per tutta la vita. Come per la donna, questa diminuisce con il progredire dell’età, oltre i 45 anni anche gli spermatozoi fanno fatica e “sognano di andare in pensione”.

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