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A tu per tu con la pallavolista Ekaterina Antropova

La capitana della Savino Del Bene Volley di Scandicci si racconta tra la passione per lo sport e quella per la fotografia

Ekaterina Antropova ha 22 anni ed è nata in Islanda da genitori russi. È la capitana della Savino Del Bene Volley di Scandicci (FI) che alla metà di dicembre si è aggiudicata il titolo di campione del mondo, trionfando nella finale del mondiale femminile per club disputata a San Paolo in Brasile.

Come comincia la tua giornata?

Mi sveglio abbastanza presto e faccio una buona colazione a casa; se non ho la seduta di pesi, cerco anche di studiare un po’, oppure di fare stretching o yoga. Nel pomeriggio sempre allenamento.

Si è atleti anche a tavola?

Si è atleti sempre, quindi si cerca di seguire un’alimentazione sana. Noi abbiamo un nutrizionista, che ci fornisce dei piani abbastanza delineati; anche se non li seguo virgola per virgola, cerco di prendere ispirazione da quello che mi viene consigliato.

Ti permetti qualche sgarro?

Qualche sgarro ogni tanto c’è, ma l’importante è mantenere una costanza nel tempo. Qualche pezzo di panettone a Natale non fa male.

Competere ad alti livelli comporta molte rinunce?

Essere atleti è un lavoro costante, uno stile di vita. Non posso permettermi, per esempio, il giorno prima della partita, di uscire a cena o per un evento, perché il mio corpo e il mio benessere psicofisico vengono al primo posto.

È difficile conciliare sport e studio/vita privata?

Sì, è abbastanza complicato. Sicuramente aiuta il fatto di avere molta disciplina ed essere abituati n da piccoli a fare un certo tipo di vita. È fondamentale però dedicare del tempo alla famiglia e agli amici.

Il prossimo obiettivo?

Gli obiettivi sono tanti: il campionato e le coppe ci danno moltissime opportunità di crescita e di traguardi da raggiungere.

Le tue passioni?

Mi piace molto leggere e partecipo anche a un club di lettura. Mi appassiona anche la fotografia: ho una macchina fotografica analogica e mi piace proprio perché non si può vedere quello che si è scattato fino allo sviluppo del rullino.

( a cura di Cecilia Morandi e Gianni Carpini)

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