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Le “crisi” evolutive

Le fasi di crescita e le ricadute psicologiche. Quando serve lo specialista. I consigli di Alessandra Guarino Amato, pediatra e psicoterapeuta del Servizio di psicologia clinica ospedaliera del Meyer di Firenze

Ospedale pediatrico Meyer
Ospedale pediatrico Meyer
Consigli di salute e alimentazione nell'infanzia in collaborazione con i medici del Meyer di Firenze.

Lo sviluppo psicologico di ogni bambino prevede fisiologicamente pause, regressioni e digressioni fisiologiche che sono parte integrante della crescita. Parola di specialista: la dottoressa Alessandra Guarino Amato, pediatra e psicoterapeuta del Servizio di Psicologia clinica ospedaliera del Meyer, ne spiega i meccanismi.

Si parla di “stadi” e “crisi”: cosa sono?

Il percorso di crescita è suddiviso in “stadi”, che sono periodi fisiologicamente complessi, veri e propri “giri di vite”. All’interno di questi stadi esistono delle “crisi”, cioè momenti di particolare difficoltà e tensione riconoscibili per la comparsa di sintomi.

Nel primo anno di vita cosa succede?

La fatica di ogni bambino è centrata sulla ricerca di un buon ritmo sonno-veglia e sullo svezzamento (autonomia dalla dipendenza materna e inizio di altre relazioni). Si possono allora presentare difficoltà del sonno e nella nutrizione, pianto prolungato, paure notturne e incubi.

Da 1 a 3 anni…

L’aspetto cruciale è la scoperta del mondo e l’opposizione (è l’età del “no”) con cui il bambino sperimenta il proprio desiderio, il volere separato da quello del genitore, iniziando ad acquisire autonomia e identità. Ci possono essere ora alterazioni del sonno, degli sfinteri e dell’appetito, ma anche altri sintomi come l’aggressività, la fatica con le regole, il rifiuto relazionale e problemi di linguaggio.

Da 3 a 6 anni…

È lo stadio della separazione dal genitore prevalente. I sintomi riguardano quindi angosce legate al timore dell’abbandono, che possono portare a problemi del sonno, alimentari o del controllo sfinterico, fatica ad andare all’asilo, difficoltà del linguaggio e fobie di varia natura.

Poi arriva la scuola…

Esatto: fra i 6 e i 10 anni, l’impegno è la scolarizzazione e il passaggio dal mondo del gioco-piacere a quello delle regole-dovere. Lo sforzo è ora acutamente centrato sulla tenuta psicologica alle frustrazioni. Sintomi di rifiuto scolastico, difficoltà di apprendimento o di relazioni con adulti e coetanei, crisi di opposizione o isolamento possono accompagnarsi a questo stadio.

Cosa accade con l’arrivo dell’adolescenza?

Fra gli 11 e i 18 anni (oggi infatti questa età prosegue molto oltre rispetto al passato), c’è l’adolescenza. Importanti cambiamenti del corpo, pubertà e sessualità frantumano i vecchi equilibri e questo genera spesso sintomi evidenti: opposizione e critica marcata ai genitori, insoddisfazione della propria immagine corporea, labilità emotive e dell’umore.

Come rassicurare i genitori?

I sintomi non sono sempre patologici, vanno invece contestualizzati nel percorso di vita del bambino. Tre fattori possono in generale tranquillizzare: se i sintomi compaiono in contemporanea allo stadio e alla relativa crisi evolutiva, se la durata è limitata a qualche mese, se l’esordio di questi sintomi avviene in momenti particolari di vita come un trasloco, il rientro della madre al lavoro (o il cambio di lavoro), la separazione dei genitori, un lutto. Se ci sono dubbi, se ne può parlare con il pediatra; in ogni caso è importante stare vicini al proprio figlio, ascoltandolo.

Quando invece ci dobbiamo allertare e consultare uno specialista?

Quando i sintomi non sono sincroni rispetto allo stadio evolutivo in corso, quando sono “rigidi” e proseguono per un tempo più lungo o quando permangono dopo l’evento “scatenante” che ha destabilizzato il piccolo.

Lo specialista e il bambino, lavorando insieme, potranno allora trasformare la ferita in cicatrice tollerabile, il dolore in creatività interiore, la fragilità in forza empatica. La resilienza nasce spesso da un dolore che ha avuto modo di essere curato, ascoltato e non ignorato.

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