Fino al 10 gennaio 2027, Arezzo celebra l’ottavo centenario della morte di San Francesco (1181-1227), con “L’immagine di Francesco – Dal Medioevo al Novecento”, una grande mostra sull’iconografia del santo attraverso i secoli.
Curata dalla storica dell’arte Cristina Acidini, già soprintendente del Polo Museale di Firenze, si tiene in due sedi: la Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea (in piazza San Francesco 4) e l’ex Chiesa di Sant’Ignazio, in via Carducci 7.
Speciale per i soci Unicoop Firenze
Visita guidata gratuita (ore 16.00) con pagamento del biglietto di ingresso il sabato, nei mesi di ottobre e novembre, riservata ai soci Unicoop Firenze.
Ingresso con riduzione per i soci Unicoop Firenze (euro 10, se acquistato sul posto).
Per usufruire della visita gratuita occorre prenotarsi su: coopfi.info/eventi
Con un andamento sostanzialmente cronologico, sono oltre 70 le opere esposte, non solo dipinti, ma anche sculture, volumi antichi e miniature. Gli autori sono i più grandi e i più vari: da Margarito d’Arezzo, che ci dona una delle più antiche testimonianze pittoriche del santo, al Botticelli, con il soave San Francesco con gli Angeli, al Carracci con San Francesco che adora il Crocifisso; e poi Andrea della Robbia, Giorgio Vasari, Luca Giordano e, avvicinandosi a noi, Antonio Ciseri e Libero Andreotti.
Le opere provengono per lo più dal territorio, con alcuni prestiti da musei nazionali ed esteri, fra i quali Uffizi, Pinacoteca Vaticana, Met di New York e National Gallery di Londra, ma anche da privati.
A colloquio con la curatrice
«La mostra di Arezzo si annuncia come una delle principali, fra le molte che in Italia celebrano il nostro patrono – racconta Cristina Acidini -. Le opere esposte costruiscono un percorso importante per la loro bellezza e per la comprensione della centralità di San Francesco, attraverso i secoli, nella devozione e nell’arte sacra».
Ma San Francesco era davvero come l’hanno dipinto? Risponde Acidini: «Nel tempo l’interpretazione del santo da parte degli artisti è cambiata: i dipinti due-trecenteschi, con Giotto al vertice, fissano la sua immagine con il saio e ne espongono biografia e miracoli. Nei secoli seguenti ha grande rilievo la Stimmatizzazione di La Verna, che fa di Francesco un “alter Christus”. Il Seicento ne esalta spiritualità e misticismo, rappresentandolo in meditazione, estasi e visione del Paradiso».
Da un punto di vista religioso e artistico, le opere esposte sono tutte di grande valore, ma Acidini invita «ad ammirare da vicino in particolare la Stimmatizzazione del Beato Angelico dalla Pinacoteca Vaticana», che lei ci descrive con parole intense: «Nella notte dell’aspra montagna, irrompe la luce soprannaturale del Crocifisso cherubico, che rischiara la scena con la potenza di un sole».
Il più amato dagli italiani
Secondo Acidini, San Francesco piace perché «ha parlato e parla un po’ a tutti attraverso gli scritti e le sue biografie, gli ordini religiosi scaturiti dal suo magistero e, come dicevamo, attraverso le opere d’arte. Credo che di lui siano ammirate le scelte radicali, che magari ognuno vorrebbe fare ma non trova il coraggio: abbandonare gli agi della vita quotidiana, seguire una missione, votarsi a un ideale».
La figura di Francesco, conclude la storica dell’arte, è così attuale «che un papa ha voluto prendere il suo nome. Oggi, fra i tanti messaggi che s’irradiano dal lascito religioso e morale del Poverello, credo che siano di particolare attualità la sollecitudine per la Natura, espressa nel Cantico delle Creature; l’aspirazione al dialogo interreligioso, ricordando l’incontro con il sultano a Damietta in piena crociata; e forse ci ispira anche la rinuncia ai beni materiali, almeno a quelli superflui, dai quali siamo oppressi».
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Francesco e Arezzo
Bonaventura da Bagnoregio nella Leggenda Maggiore racconta che Francesco vide i demoni esultanti sulla città di Arezzo e che ordinò a un suo compagno di andare a scacciarli «gridando fuori dalla porta» e i demoni fuggirono. L’episodio fu affrescato da Giotto nella Basilica Superiore di Assisi.
