Boschi e foreste: nel cuore dell’estate torrida sono luogo di riparo e di refrigerio, meta di trekking e di benessere, con pratiche come i bagni di foresta o la terapia forestale, che sempre più studiosi fanno rientrare fra i tanti benefici resi all’uomo dalla natura. In Italia occupano un terzo del territorio, con una superficie di oltre 100mila km quadrati, come ha recentemente rilevato il rapporto Foreste in Comune, la prima indagine socio-economica sul patrimonio forestale dei Comuni italiani, promossa da Pefc Italia in collaborazione con Legambiente: tanto che il Belpaese si guadagna l’appellativo di “nazione forestale”, dove dal 2020 le foreste superano la superficie agricola, fatto che non accadeva dal Medioevo.
Terapia forestale
Se, d’istinto, il beneficio del verde è una sensazione “a pelle”, c’è invece chi inquadra la sua azione come terapia forestale, una vera medicina preventiva corredata da anni di ricerche internazionali che, partita dal Giappone, si è poi diffusa a livello mondiale, come spiega Francesco Riccardo Becheri, psicologo da anni impegnato nello studio degli effetti benefici dei boschi e docente all’Università di Firenze: «La terapia forestale opera su due livelli, quello psicologico e quello fisiologico. Riduce lo stress a carico dell’organismo grazie ai terpeni, gli oli essenziali rilasciati da piante e alberi, che abbattono il cortisolo, l’ormone dello stress. La terapia inoltre aumenta la produzione di linfociti cosiddetti natural killer che combattono le cellule tumorali, i virus e i batteri. In altre parole, rafforza il sistema immunitario».
Inoltre, l’immersione nel bosco ha effetti regolatori a livello emodinamico. Ma non tutti i boschi sono uguali. Recenti studi hanno dimostrato che i maggiori benefici si avrebbero con quello misto di abete bianco, faggio e abete rosso in ambito alpino, con il bosco puro di faggio in ambito appenninico, nonché con il bosco misto di pino domestico e sughera o di cerro in ambito mediterraneo.
Tra crescita e tutela
La crescita forestale è in sé certamente una buona notizia, un tetto verde che bilancia una parte significativa delle emissioni antropiche di anidride carbonica (CO2), ma il fenomeno pone anche nuovi interrogativi, come spiega il climatologo Luca Mercalli: «I nuovi alberi proteggono il suolo dall’erosione, agevolano la ricarica delle falde idriche, ospitano una ricca biodiversità e catturano il 14% delle emissioni nazionali di CO2 (circa 5,5 tonnellate per ettaro all’anno), ma dall’altro invadono pascoli e coltivazioni che costituiscono una parte importante del millenario paesaggio agrario italiano».
A fronte di una crescita verde così importante, occorrerebbe dunque pensare a interventi di gestione perché il fenomeno non diventi un boomerang, prosegue Mercalli: «Buona parte dei nuovi boschi italiani, anche a causa del crescente stress climatico dovuto a caldo e siccità, e dunque di una maggiore predisposizione agli incendi, non sono di buona qualità: sono composti da molte essenze arbustive, spesso intricate e difficili sia da percorrere a piedi sia da utilizzare a fini forestali. È necessaria quindi una grande opera di manutenzione dei boschi che permetterebbe una selezione delle piante migliori e una più agevole frequentazione turistica».
Incendi
A proposito di incendi, non occorre andare troppo lontano per trovare esempi tanto gravi quanto recenti: proprio la Toscana ha fatto parlare di sé per l’incendio dello scorso maggio che ha ridotto in cenere un intero versante del Monte Faeta, tra le province di Lucca e Pisa. Tra i più gravi nella memoria, resta purtroppo anche l’incendio che nel 2018 sui Monti Pisani ha distrutto oltre 1100 ettari di vegetazione, sia boschiva che agricola.
Guardando al 2026, se fino a marzo i numeri si sono mantenuti su livelli minimi, la Toscana ad aprile ha registrato 34 incendi (contro i 15 del 2024) e a maggio 22, con dati raddoppiati rispetto alla media degli ultimi cinque anni, sia per numero di eventi che per estensione delle aree bruciate.
Attenzione al tema della prevenzione
Eventi come questi riportano al centro dell’attenzione il tema della prevenzione e della sensibilizzazione di tutti per la salvaguardia del patrimonio verde. Comportamenti umani imprudenti o colposi quali abbruciamenti non controllati, uniti a estrema siccità e vento “favorevole”, possono trasformarsi in emergenze devastanti.
Proprio poche settimane fa il Global Forest Watch ha evidenziato come, seppur la perdita di foreste tropicali globali sia calata nel 2025, è in aumento quella persa a causa degli incendi. La stessa tendenza si sta osservando nei Paesi del Mediterraneo, dove la durata della stagione ad alto rischio incendi e la percentuale di territorio interessato da condizioni “molto elevate” o “estreme” sta aumentando in modo sostanziale.
Camminare nel bosco in Toscana
Per camminare fra le alte chiome, in Toscana sono tante le mete possibili. Ecco sette idee per rigenerarsi nel verde
- Foreste Casentinesi (AR)
- Foresta di Vallombrosa (FI)
- Bosco di Sant’Anna (SI)
- Selva del Lamone (GR)
- Pineta di Tombolo (PI)
- Bosco di Equi Terme (MS)
- Foresta dell’Orecchiella (LU)
Contro gli incendi
Con un anticipo di due settimane, dallo scorso 13 giugno e fino al 31 agosto sono in vigore i divieti previsti dalla normativa forestale: sono infatti proibiti gli abbruciamenti di residui vegetali e qualsiasi accensione di fuochi.
Fa eccezione la cottura di cibi in bracieri e barbecue in abitazioni e giardini o all’interno di aree attrezzate.
