Resto qui

Resto qui

Autore Marco Balzano

Casa editrice Einaudi, 2018

Pagine 184

La valutazione del Circolo

Che emozione ci ha lasciato il libro?

In collaborazione con Circolo di lettura sezione soci Coop Pisa

I Circoli di lettura sono una comunità di lettori che si ritrovano, una volta al mese, per scambiarsi opinioni e sensazioni su un libro la cui lettura, individuale, è stata decisa di comune accordo.

Trama

Da Curon, terra di confine, Trina ci racconta le vicende drammatiche della sua famiglia e una pagina misconosciuta della Storia della Resistenza, dalla sua prospettiva di maestra clandestina di lingua tedesca nel Sud-Tirolo, dove il regime fascista imponeva l’uso esclusivo della lingua italiana.

Ma oltre alle guerre mondiali, su Curon e i suoi abitanti incombe un’altra minaccia: la costruzione della diga della Montecatini, che comporterà la sommersione dell’intero paese nel lago di Resia, oggi meta turistica molto ambita per i selfie con la punta campanile della chiesa, che ancora sbuca dalle acque, tristemente pittoresca.

I personaggi

Trina, figlia di un falegname gentile e di una contadina intagliata nel legno, studia per diventare maestra con le amiche Maja e Barbara, da cui viene divisa bruscamente a causa del Regime che manda le maestre clandestine al confino, e delle migrazioni foraggiate da una parte dai Fascisti per accelerare la costruzione della diga e, dall’altra, dai Nazisti che si spacciano ipocritamente come dei liberatori dall’oppressione italiana.

Si innamora del pastore Erich, che parte soldato nella Prima Guerra ma si fa disertore nella Seconda insieme a Trina stessa, moglie e madre dei suoi figli. Erich diventerà inoltre, insieme al parroco (la cui figura è ispirata ad Alfred Rieper, realmente esistito), un attivista ante litteram per la mobilitazione contro la costruzione della diga e l’esodo forzato degli abitanti di Curon.

Marica, interlocutrice del discorso di Trina, è la figlia prediletta che abbandona la famiglia, scappando insieme alla coppia di zii che emigrano in Germania agli albori del Nazismo: Erich, Trina e Michael (il primogenito che aderirà volontariamente al Reich), non la rivedranno più e non avranno mai notizie di cosa le è accaduto. Questo personaggio “fantasma”, di cui leggendo ci si aspetta la ricomparsa fino alla fine del libro, lascia un vuoto straziante nelle esistenze degli altri personaggi ma anche in noi.

La citazione degna di nota

Parlavamo di quanto era buona la carne, di quanto era bello il posto, ma oltre a questo non sapevamo che dirci. Forse perché dopo la guerra, insieme ai morti, bisogna seppellire tutto quello che si è visto e che si è fatto, scappare a gambe levate prima di diventare noi stessi macerie. Prima che gli spettri diventino l’ultima battaglia. (p. 131)

 

Non so come fosse possibile, ma se mi metteva il foglio davanti le parole mi uscivano da sole. Davano corpo alla rabbia che non sapevo di avere. Ai pensieri disordinati che mi giravano in testa. Non mi spaventava rivolgermi al vescovo o al presidente della Montecatini o al ministro dell’Agricoltura, che con una mia lettera il comitato aveva invitato in paese per fargli vedere che sacrilegio fosse annientare questa valle. (pp.152-153)

– Un’ingiustizia che non può lasciarla indifferente, Santo Padre, – disse [padre Alfred].
– Un’ingiustizia che arriva dopo il male del fascismo, di cui non ci siamo veramente liberati. Una violenza, – continuò con le labbra rigide e il mento in avanti, – a cui si aggiungono le morti che la nostra popolazione ha subito durante il conflitto e i tanti dispersi che ancora non hanno fatto ritorno. (pp. 155-156)

Le nostre riflessioni

Lo stile di quest’opera è pura essenzialità, scarno e senza fronzoli, con frasi brevi e pochi aggettivi efficaci: alcuni personaggi secondari, ad esempio, sono tratteggiati senza fare uso di nomi propri, come “la donna grassa madre del prete disertore”; oppure “l’uomo col cappello della Montecatini”. E benché la storia di Trina sia dichiaratamente immaginaria (come scritto dall’autore nella Nota conclusiva) è tanto verosimile da sembrare autobiografica, come un diario.

Resto qui” è una storia di persone sopraffatte; famiglie smembrate, vittime della miseria e della guerra; gente spogliata di tutto, sradicata e sconfitta dal potere. Tutto ciò ricorda i “vinti” di Verga e, forse non a caso, l’autore si sofferma sulle condizioni di lavoro disumane degli operai della Montecatini: meridionali trapiantati, sfruttati e sottopagati; ammassati come animali nei casermoni; emarginati dagli autoctoni; destinati ad ammalarsi di silicosi nelle gallerie sotterranee o a morire schiacciati nei cantieri malsicuri.

Nel Dopoguerra, per gli abitanti di Curon, non c’è pace o speranza di ripresa: la costruzione della diga verrà completata; il paese verrà allagato senza nemmeno preavviso e le loro case sommerse per sempre. Questa notizia scioccante fa presagire ai personaggi che anche Mussolini o Hitler potranno ritornare, così come l’incubo della diga. Troviamo che questo passaggio sia molto significativo.

Le parole chiave del libro

Resistenza

insegnamento clandestino

abbandono

ingiustizia